AMARISSIMO POKER

10.11.2018 00:00 di Tommaso Loreto Twitter:   articolo letto 4953 volte
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
AMARISSIMO POKER

Se tre indizi fanno una prova, un poker di risultati la dice lunga sulle difficoltà della Fiorentina. A Frosinone, contro la matricola di Longo, i viola si fanno riprendere per la quarta volta consecutiva e se a segnare è il solito Benassi (capocannoniere del gruppo con cinque reti) a farsi riprendere è la solita Fiorentina. Senza la giusta cattiveria per chiudere le partite, e senza quel valore aggiunto che la panchina dovrebbe assicurare. Che si tratti dei singoli che entrano a partita in corso o delle scelte del tecnico. 

Funziona davvero poco nel momento migliore dei viola, tanto più dopo che Sportiello aveva allentato la concentrazione apparsa determinante nel primo tempo. La voglia di far bene dell'ex aveva stoppato Simeone e le altre iniziative dei suoi compagni nel primo tempo, ma una volta trovato il gol in apertura di ripresa la Fiorentina aveva l'obbligo morale di portare a casa i tre punti e infilare la prima vittoria esterna. Il perchè non siano arrivati i colpi decisivi è una risposta ancora complicata da dare, da rinvenire a metà strada tra la responsabilità dei singoli e quelle del tecnico. 

Perchè è indubbio che troppe occasioni da rete non possano essere sprecate in serie, ma è altrettanto vero che anche ieri a Frosinone la lettura della gara non ha pienamente funzionato. La Fiorentina non ha chiuso la partita, è vero, ma l'ingresso di Edimilson non ha nemmeno regalato freschezza, nè i successivi cambi - tattici e non - paiono aver avuto efficacia. L'esperimento del passaggio a una difesa a tre, con Benassi trequarti dietro a Chiesa e Simeone, dura lo spazio di qualche azione, poi l'ingresso di Mirallas cambia nuovamente le cose. Una girandola che conferma come lo stesso Pioli le abbia provate un po' tutte. 

La conseguenza è una squadra che non riesce a trasformare in energia i dettami del proprio allenatore, con elementi come Pjaca e Simeone ancora in ombra. Il croato dà qualche timido segnale di ripresa, ma da esterno sembra troppo lontano dall'area di rigore, mentre nel caso del Cholito (risentito con sè stesso al momento del cambio) la sintonia con Chiesa resta un problema. Nel mezzo c'è poi il tentativo d'invertire le posizioni di Gerson e Veretout.

Alla viglia della gara di Frosinone Pioli aveva fatto capire di non aver gradito troppo le critiche dopo il pari con la Roma, tirando in ballo il Napoli che con i giallorossi aveva pareggiato in casa. In quella sfida però i partenopei avevano sì creato molte occasioni senza segnare, ma anche espresso un gioco rapido e imprevedibile. La squadra viola, invece, oltre ad esser prevedibile appare fin troppo lenta. Gran parte delle azioni migliori spesso e volentieri restano strappi di Chiesa o altri spunti isolati. E fisicamente non sembra andare meglio, almeno a giudicare da quanto la Viola ha sofferto la reazione del Frosinone dopo il gol di Benassi.

Qualche contropiede sprecato grida vendetta, eppure la Fiorentina non ha mai dato la sensazione di saper mettere all'angolo e stendere un avversario già sotto di un gol. Nemmeno ieri sera dopo Cagliari, Torino e Roma. Non bastassero le indicazioni arrivate nelle ultime sette partite, nelle quali i viola hanno un'unica vittoria contro l'Atalanta, adesso c'è anche un poker amarissimo di rimonte a dare la netta sensazione che ci sia per forza qualcosa da cambiare. Sotto tanti aspetti.