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Casi a confronto: Gothberg-Lazio e Fedele-Milan. Sui diritti siamo indietro ma non fermi

Casi a confronto: Gothberg-Lazio e Fedele-Milan. Sui diritti siamo indietro ma non fermiFirenzeViola.it
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Oggi alle 18:30Fiorentina Femminile
di Stefano Berardo

Nelle ultime ore è esploso il caso tra l’ex terzino svedese Maja Gothberg che ha vinto il ricorso al TAS di Losanna contro la sua ex squadra di appartenenza, la Lazio, a proposito di una situazione spinosa capitata alla calciatrice durante il suo periodo in biancoceleste. In breve: alla ragazza era stata presentata una proposta di rinnovo che doveva solo essere firmata. La sigla sul nuovo accordo non è mai arrivata però a seguito della scoperta da parte dei dirigenti biancocelesti del fatto che la calciatrice fosse in dolce attesa. Sempre secondo quanto riportato su alcuni media – dopo faremo chiarezza citando anche le parole della Lazio – la ragazza sarebbe stata dunque licenziata e rimandata a casa, senza riconoscerle né il rinnovo né diverse mensilità di stipendio quantificate a circa 65 mila euro lordi. Cifra che il club di Formello è stata condannata a pagare dal tribunale antisportivo.

Il caso
La notizia si è diffusa su tutti i media nazionali e internazionali nella serata di ieri ed è subito partita la campagna di accusa nei confronti del club biancoceleste – che sicuramente non sta vivendo un periodo roseo a livello dirigenziale e basti vedere la veemente protesta dei tifosi contro il patron Claudio Lotito per farsi un’idea – ma anche del calcio femminile italiano. In questo caso però il calcio italiano c’entra poco. Perché a gestire determinate situazioni non è il sistema in sé per sé ma sono le società stesse su input della Federazione. Fatto sta che, dopo la sentenza emessa dal TAS e la rapida diffusione della notizia, la Lazio ha emesso un comunicato in cui cerca di spiegare come sono andate le cose. In breve la società biancoceleste si difende sostenendo di non aver mai colloquiato direttamente con la calciatrice ma solo col suo entourage, di non aver saputo della gravidanza della ragazza entro l’inizio della stagione e di non aver mai ricevuto richieste di chiarimento da parte di lei o del suo entourage; questo pur accettando di fatto quella che è stata la decisione del collegio arbitrale e chiudendo il comunicato sostenendo come la società biancoceleste sia sempre pronta a garantire le tutele per le proprie tesserate e non rispettando i regolamenti nazionali ed internazionali. Caso chiuso dunque? Forse sì ma la storia potrebbe non essere finita qui. Ora si attende di capire quali saranno le prossime mosse sia del club di Lotito sia dell’entourage del terzino svedese.

Fedele-Milan
In termini di maternità di una calciatrice a fare scuola è stato il Milan con il portiere, ex viola tra l’altro, Noemi Fedele. Dal momento in cui la calciatrice ha dato notizia al club rossonero di essere in dolce attesa, la Responsabile del settore femminile rossonero Betty Spina ha deciso con effetto immediato di attivare per la ragazza lo status di entrata in maternità e le ha inoltre rinnovato il contratto con il Milan garantendole così di portare avanti la gravidanza senza problemi. Fedele ha partorito pochi mesi fa e, ad oggi – sebbene sia un uscita con direzione Bologna – è ancora tesserata con il Milan. Un caso che quindi dimostra che in Italia alcune società sono particolarmente attente ai diritti. E chissà che magari la differenza non risieda nel fatto che a gestire il settore femminile del Milan sia una donna. Mentre in molte altri club – Lazio inclusa – a predominare in dirigenza sono figure maschili. Ovviamente non siamo qui a fare battaglie sui sessi o a riconoscere e disconoscere valori e differenze tra gli uni e gli altri. Ma è risaputo che di fronte a determinate situazioni la sensibilità di una donna è diversa rispetto a quella di un uomo.  

Futuro
Lo abbiamo detto e ridetto più volte: siamo indietro in Italia con la questione dei diritti ma anche con questioni come l’emancipazione del ruolo della donna, la parità di genere e chi più ne ha più ne metta. L’Italia fa progressi certo ma li fa molto lentamente e situazioni come questa venutasi a creare tra Gothberg e la Lazio purtroppo ci costa tre passi indietro a fronte di uno che è stato fatto in avanti. Serve un cambiamento culturale, radicale, che deve partire dal basso. Ma tale processo è lento e non si può cambiare una situazione del genere nel giro di pochi anni. Servono decenni e programmi che consentano di intervenire sulle menti dei giovani quando sono ancora plasmabili, per far capire loro l’importanza della figura di una donna in qualunque ambiente. La Federazione ha già avviato una campagna di informazione scolastica a tal proposito ma purtroppo è a macchia di leopardo. Il che significa che mentre si lavora sulle nuove generazioni in alcuni punti del Paese, in altri vengono lasciati a loro stessi con il rischio che crescano con valori che ormai sono obsoleti e talvolta anche violenti. Le cronache quotidiane purtroppo parlano chiaro.