Beltran apre l'opera di sfoltimento in rosa e ricorda gli errori del passato. Un concetto mancato giovedì? L'identità

Beltran apre l'opera di sfoltimento in rosa e ricorda gli errori del passato. Un concetto mancato giovedì? L'identitàFirenzeViola.it
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Tommaso Loreto

Verrebbe voglia di fare come Claudio Bisio, in quel capolavoro Mediterraneo che portò un Oscar in Italia: alzare il tono, alzarsi di scatto e mandare tutti a quel paese perchè voglia di dover aspettare persino un caffè non ce n'è più. Va così di moda alleggerire il gergo con tanto di parolacce che non lo farò, ma insomma il concetto è chiaro. Eppure una scelta del genere si porterebbe dietro il rischio di smettere di scavare a qualche colpo di pala dalle pepite.

l bisogno di attendere

Già, perché oltre il giudizio che tanto ha colpito sulla dimensione media da inseguire (avviando una narrazione diversa, ci auguriamo, almeno su quel che ci attende) un altro concetto uscito forte e chiaro dalla conferenza di Paratici è il tempo che servirà per gestire tutta la ricostruzione. Societaria certo, e questo il ds l'ha fatto ben capire, ma per forza di cose pure tecnica, visto che al netto di una ritrosia chiara nel parlare di singoli legati al mercato ha comunque citato un gruppo che rischia di diventare da 60 partecipanti.

Qualche lampo, tanto grigiore

Un plotone da sfoltire sul quale Paratici ha avviato i lavori a cominciare da Beltran, destinato a tornare in Argentina salutando definitivamente Firenze e la Fiorentina. Storia strana quella di questo attaccante atipico che comunque anche in Spagna, al Valencia, oltre 2 gol in coppa del Re e un unico centro nella Liga non è riuscito ad andare. Di lui ricorderemo soprattutto il rigore di Brugge che aprì le porte dell'amarissima finale di Atene, un paio di serpentine e un gol a Roma contro la Lazio che meritava di non essere annullato solo per il tipo di esecuzione (ma il fuorigioco c'era).

Gli errori di ieri

Ma ricorderemo però anche la cifra garantita al River Plate nell'ultima estate in viola di Italiano, quasi una ventina di milioni con i pochi bonus centrati, le sportellate con la Roma per non farsi fregare sul foto finish e come tre anni più tardi quell'affare non si sia rivelato tale. Un errore del passato con il quale la Fiorentina fa i conti ancora oggi come su tante altre situazioni, giovani inclusi. Segno che il lavoro che attende la società viola è lungo e complicato e piaccia o meno, anche solo per vedere dal mercato quali siano le reali intenzioni di questa nuova versione viola, servirà pazientare.

La questione identitaria

Semmai ci permettiamo di ricordare, nella speranza che per esempio la vicenda Antognoni possa esser mediata, che se c'è un concetto rimasto fuori dall'approfondita conferenza di giovedì è quello dell'identità, della quale non si parlato troppo. E' invece una crisi evidente quella che tira in ballo l'identità viola, vista l'ampia fetta sì disposta a fidarsi di Paratici ma in generale stanca di una gestione dai troppi paradossi. Sarebbe il caso di provare a lavorare in profondità anche qui, cercando di ricostruire una comunità che si affaccia al Centenario con pocchissima voglia, esattamente come Bisio con il caffè greco, di continuare a dover aspettare.