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L'ultimo tango di Leo dagli occhi di Franco: nel rapporto tra i due ciò che significa il Dieci di Rosario per un argentino (e non solo)

L'ultimo tango di Leo dagli occhi di Franco: nel rapporto tra i due ciò che significa il Dieci di Rosario per un argentino (e non solo)
Oggi alle 16:00Copertina
di Alessandro Di Nardo

Quando nel settembre 2007 Lionel Andrés Messi Cuccittini riceveva la sua prima standing ovation e il suo primo coro religioso ("Meeessi, Meessi") al Camp Nou, la sociologa Sofia Bruno era da qualche giorno rientrata a casa dopo una degenza all'ospedale di Azul, Argentina, con una novità, un fagottino di nome Franco Mastantuono. Franco aveva meno di un mese di vita e la carriera di Messi con l'Argentina era già cominciata da più di due anni: stanotte, le due traiettorie si ritoccheranno, a 19 anni da quella prima standing ovation del Camp Nou. I latini usavano un concetto sotto forma di metafora, la traditio lampadis: rappresenta la consegna della fiaccola del sapere ma soprattutto l'esatto momento in cui questa consegna avviene, un preciso istante in cui il cammino dell'allievo e quello del maestro s'incrociano per poi separarsi. Quello che accadrà stanotte, ore 1 italiane (diretta SkySport) in Argentina-Benin, amichevole che già adesso, se ci fosse un'unità di misura consona, batterebbe il record del mondo come partita più ricca di significati simbolici dell'ultimo ventennio della storia del calcio.

I due percorsi

Il passaggio di consegne non riguarda Messi e Mastantuono, non vale uno a uno, ma parte da uno, il dieci di Rosario, e arriva a un popolo intero, che si sta avvicinando alla partita di stanotte sommergendo social, strade e tutto quello che si può personalizzare con caterve di omaggi per il più grande di sempre. Alcuni riguardano soprattutto il punto da cui siamo partiti, la traiettoria temporale di Leo, forse uno dei particolari che più affascina e sconvolge se ci guardiamo indietro. L'epopea di Messi con l'Albiceleste parte il 7 agosto 2005 in un'amichevole con l'Ungheria messa sù in fretta e in furia dall'Afa per togliere la pulga dalla disponibilità della Spagna. Si chiude precisamente 7mila giorni dopo. Due anni e una settimana dopo rispetto al debutto nasceva invece Franco Mastantuono: l'infanzia, l'adolescenza e la prima maturità del classe 2007 sono legate a doppio filo a quelle di Leo. Il piccolo Franco lo guardava col naso all'insù e la bocca aperta nella sua cameretta di Azul. Quando iniziava a dire le prime parole Messi aveva già sollevato la sua prima Champions League (2009) al cielo di Roma, di lì a poco sarebbe arrivato il primo degli otto palloni d'Oro. Messi era al centro dello schermo quando il piccolo Mastantuono ha compreso fino in fondo quanto quello sport potesse far male, nella finale del Mondiale persa in Brasile contro la Germania (2014), era lì anche quando un Franco di nove anni lo pregava di non abbandonare la Nazionale dopo l'ennesima sconfitta in finale, nella Copa America 2016, era lì quando ha iniziato il suo percorso al River, era presente nei suoi Dm di Instagram, perché il numero trenta viola appartiene a quella generazione che non parla più coi poster in camera ma direttamente coi propri idoli (senza ottenere risposta) nelle chat social.

Il rapporto

Durante il Mondiale 2022 - sembra ieri l'altro, ma Mastantuono aveva appena 15 anni e non aveva ancora debuttato in prima squadra al River - gli scriveva dopo ogni partita ringraziandolo per tutto quello che stava facendo per il suo paese - era arrivato a scrivere anche ai giornalisti inviati in Qatar tanto era il desiderio di ringraziare il Diez -. Il climax arriva il 18 dicembre 2022, con la vittoria della 'tercera" - e quella data, 18.12.2022, Mastantuono se l'è tatuata su un braccio -. Per capire cosa significa Messi per due-tre-quattro generazioni dobbiamo concentrarci proprio sul rapporto che un ragazzo come Mastantuono, che nel frattempo è diventato professionista, giocando più di cento partite tra River Plate e Real Madrid - anche dalla casa blanca, accanto a Florentino Perez, non ha rinnegato il suo idolo, dicendo a chiare lettere che Messi era il migliore di sempre e fonte d'ispirazione totale per lui e prendendo la sua numero trenta, quella con cui ha iniziato a Barcellona-, ha avuto e ha tutt'ora con la stella più luminosa del calcio planetario. Perché alla fine si riduce tutto a quello: puoi aver esordito al Monumental, segnato al Bernabeu, essere stato accolto da migliaia di persone a Peretola, essere chiamato predestinato da quando eri un sedicenne, ma quando rivedi l'idolo d'infanzia sparisce tutto il superfluo e torni quel bambino nella cameretta che al termine di ogni partita scriveva al suo supereroe.

(Non vediamo l'espressione di Franco ma sembra tanto una di quelle foto da 'trovate qualcuno che vi guardi come Mastantuono guarda Messi').

Stanotte ci camminerà accanto, per l'ultimo tango, e da stanotte nessuno, né Leo, né Franco, né l'Argentina, né il mondo del calcio e dello sport intero, sarà più lo stesso. 

Difficile, lo ripetiamo, spiegare cosa Messi sia per Mastantuono. Ci abbiamo provato, forse però non serviva niente di tutto ciò e bastavano questi due video: