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Gaetano Castrovilli a FV: "Ho pensato di smettere: mio figlio mi ha dato la forza di ripartire. Firenze, sarei rimasto a vita. Ora cerco qualcuno che creda in me"

Gaetano Castrovilli a FV: "Ho pensato di smettere: mio figlio mi ha dato la forza di ripartire. Firenze, sarei rimasto a vita. Ora cerco qualcuno che creda in me"
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di Andrea Giannattasio
Le parole a FirenzeViola dell'ex numero 10 della Fiorentina, rimasto svincolato: "Ho una predilezione per Fagioli ma anche Atta farà benissimo"

Ci sono attese che somigliano a una prova di resistenza, soprattutto quando il mestiere coincide con la passione di una vita e il campo diventa un luogo da desiderare. Gaetano Castrovilli, quasi 150 presenze con la Fiorentina ma oggi svincolato, conosce il peso di questi giorni, ma ha ritrovato negli occhi di suo figlio Brando una ragione per non arrendersi. A FirenzeViola si è raccontato con la delicatezza di chi non nasconde le proprie ferite: gli infortuni, la tentazione di smettere, il bisogno di sentirsi ancora importante. E Firenze, che gli ha regalato una famiglia e un amore mai consumato per la maglia viola, resta sullo sfondo di ogni speranza.

Gaetano, dica la verità: Firenze è ancora casa sua?
"Sì, certo. Voglio vivere qui con la mia famiglia quando finirò di giocare, spero il più tardi possibile: sento di avere ancora tanti anni di carriera davanti".

Prima di parlare di calcio, una domanda personale: quanto le ha cambiato la vita la nascita di Brando?
"Tanto e in meglio. A me e a mia moglie Rachele. Finché non diventi genitore puoi immaginare certe emozioni, ma averlo davanti è un’altra cosa. Mi ha aiutato tanto anche nel calcio: dopo gli infortuni ho pensato più volte di smettere, perché quando ne arriva uno dietro l’altro ne risenti mentalmente. Lui mi ha dato una forza incredibile. Mi sono tatuato la sua mano sopra il ginocchio".

Adesso passiamo al calcio e ci spieghi: ma come fa un campione d'Europa, con quasi 250 presenze tra i professionisti, a ritrovarsi senza squadra?
"A Cesena sono stato fermo due mesi per un problema muscolare, poi sono rientrato nelle ultime quattro o cinque partite. In estate mi sono state fatte promesse che non sono state mantenute: ho fatto una scelta sbagliata, ma capita. Adesso ho una nuova agenzia, la BS Group, e sono convinto di trovare presto una squadra. Tanti compagni ed ex direttori mi hanno scritto, chiedendomi come fosse possibile che fossi ancora fermo. Il loro affetto mi dà forza: ho 29 anni e penso di avere ancora tanto da dare".

Da dove nasce questa voglia di ricominciare?
"Anche da quello che gli infortuni mi hanno impedito di fare, da dove sarei potuto arrivare. Però non voglio più guardare al passato. Devo smettere di ripetermi che sono il Castrovilli di prima: quello era giovane e spensierato, oggi sono più maturo. Devo ritrovare la leggerezza che gli infortuni e le difficoltà mentali mi hanno tolto. Ora sono una scommessa per tutti e sta a me decidere del mio futuro".

Ci vuole raccontare quando è stato davvero vicino a dire basta?
"L’ultima volta a Cesena. Il ginocchio, il mio problema più grande, stava bene da un anno e mezzo, poi è arrivato quell’infortunio muscolare. Mi sono detto: basta, non ce la faccio più. So che nella vita esistono cose peggiori, ma per me il calcio è vita e pensare di non stare in un rettangolo verde con la palla mi fa stare male. Poi guardo la mia famiglia, mio figlio che quando vediamo una partita mi dice: 'Babbo, stadio!'. È un colpo al cuore, ma mi dà una forza incredibile. Riparto per me e anche per quello scricciolo".

Ripensa mai a quell’infortunio contro il Venezia al Franchi nell’aprile 2022?
"Spesso, ma fa male e cerco di concentrarmi sul presente. Mi succede soprattutto quando guardo la Fiorentina, che continuo a seguire sempre. La società e i tifosi mi hanno dato tanto, mi sono rimasti nel cuore. Spero di avere lasciato qualcosa: quando la gente mi ferma e mi dice che l’ho fatta divertire sono felice. Vorrei tornare a far divertire e a divertirmi anch’io, ritrovando la spensieratezza che avevo in maglia viola".

Anche Francesco Flachi di recente l’ha incoraggiata.
"Incontrarlo in centro mi ha fatto molto piacere. Mi ha detto che ha tanta stima di me, che gli è dispiaciuto per i miei infortuni, ma che posso sempre ripartire".

Che cosa rappresenta Firenze nella sua storia e nella sua vita?
"Un sentimento così forte che faccio ancora fatica a descriverlo. Qui ho incontrato mia moglie, è nato mio figlio e ho conosciuto persone importantissime, compreso il mio migliore amico. La Fiorentina mi ha fatto crescere come calciatore e come uomo. Non sarei mai andato via: alcune situazioni mi hanno portato a lasciare Firenze, ma non è stata una questione di soldi, come qualcuno ha detto. Per me viene prima la passione. Sarei rimasto qui tutta la vita".

Un ritorno in viola resta un desiderio?
"Mi piacerebbe poter salutare di nuovo questi tifosi come si deve. In città tanti mi dicono: 'Dai, torna!', e rispondo sempre: 'Magari!'. Firenze è Firenze e nella vita non si sa mai. Però devo guardare la realtà: oggi sono una scommessa e devo tornare a far parlare di Castrovilli. Appena avrò una possibilità ci metterò tutto quello che ho, con la mia famiglia e gli amici accanto".

Come vede questa Fiorentina? In questo centrocampo così tecnico ci sarebbe stato a pennello...
"Mi piace tantissimo Fagioli: amo i giocatori che vedono il gioco e tengono la testa alta. Anche Atta ha tanta qualità, pur non essendo partito benissimo, e Mastantuono ha qualità immense. Quando cambi molto serve tempo, ma nelle ultime partite si è già vista una ripartenza. Mi auguro che la Fiorentina torni dove merita, per la società che investe tanto e per i tifosi. Di loro conservo un ricordo bellissimo: penso alla partita contro la Juventus a Firenze, quando si alzarono tutti in piedi per me".

Come si prepara alla prossima occasione? E cosa, soprattuto, si aspetta di trovare?
"Mi alleno ogni giorno, tranne la domenica, tra campo e palestra. Quattro mesi fa ho cominciato un percorso con un preparatore in Spagna che mi ha aiutato a ritrovare una buona condizione: da tanto non vedevo le mie gambe così toniche e definite. Ho da poco iniziato anche ad allenarmi sul campo con il Figline, che ringrazio per la disponibilità. Voglio essere pronto quando arriverà un’opportunità".

Che cosa cerca nella nuova avventura?
"Non mi precludo nulla: Italia o estero, Serie B o A. Ho bisogno soprattutto di qualcuno che creda ancora in me e mi dia la possibilità di mettermi in mostra. Ho sofferto tanto mentalmente, ma adesso mi sento molto bene. Poi toccherà a me".

Quanto le manca sentire uno stadio intero che grida il suo nome?
"Tanto, tanto, tanto. Ti regala emozioni che non so spiegare. Pensarci fa male, ma non vedo l’ora di risentire il mio nome e tornare a gioire".

Che cosa vorrebbe insegnare durante la sua crescita a suo figlio Brando?
"A non mollare, ad avere determinazione e ad affrontare le cose con leggerezza. Vorrei crescesse con il nostro amore e con valori come umiltà e sincerità. Soprattutto vorrei che avesse la spensieratezza di quando giocavamo per strada, con gli alberi o i cestini a delimitare il campo. Un bambino deve divertirsi, senza sentirsi dire continuamente che cosa fare. In alcune scuole calcio vedo già la tattica davanti a tutto: per me devono venire prima gioia e fantasia".

È il calcio che sente più suo?
"Sì. Se devo scegliere un esempio, penso ai giocatori della Spagna: li guardi e ti diverti, perché si divertono anche loro e non hanno paura di tentare una giocata. Sbagliano, chiedono di nuovo la palla e ci riprovano. È questo che vorrei si mostrasse ai bambini".

Le auguriamo di ritrovarla in campo, magari un giorno ancora in viola.
"Magari, me lo auguro anch’io. Voglio salutare tutti i tifosi viola e fare loro un grande in bocca al lupo".

Nel video di FirenzeViola ecco l'intervista integrale che oggi sarà trasmessa anche su Radio FirenzeViola: