Joao Pereira: "Joao Mario ha doti preziose per il calcio moderno. È perfetto per la Fiorentina"
Joao Mario ha esordito in maglia viola con una traversa e un assist nella sfida vinta dalla Fiorentina 4-1 contro il Benevento. A FirenzeViola.it Joao Pereira, che del nuovo terzino viola è stato allenatore nelle giovanili del Porto, ha analizzato pregi e margini di crescita del giocatore portoghese.
In che contesto è entrato in contatto con João Mário e qual è il primo ricordo che ha di lui?
“Quello che ricordo era la sua capacità di dare alla squadra qualcosa di diverso sulla fascia destra. Era un giocatore coraggioso. Voleva il pallone, voleva puntare il suo avversario e non aveva paura di correre dei rischi. Anche da giovane si potevano già vedere qualità molto difficili da allenare: accelerazione, esplosività, capacità di saltare un avversario e creare un vantaggio attraverso un’azione individuale. Ma era interessante anche la sua evoluzione. È passato dall’essere un giocatore più offensivo a un terzino capace di dare alla squadra un’enorme profondità offensiva. Questo dice molto sulla sua intelligenza e sulla sua capacità di adattamento”.
Joao Mario ha chiuso la sua ultima stagione al Porto con 3 assist e 10 occasioni create in Primeira Liga, poi però in Italia cosa crede sia andato storto nel passaggio dal calcio portoghese a quello italiano?
Farei attenzione all’espressione “cosa è andato storto”, perché a volte giudichiamo l’adattamento di un giocatore troppo rapidamente. Passare dal Portogallo all’Italia non significa semplicemente cambiare club; dal punto di vista tattico, può significare cambiare completamente ambiente calcistico. Le migliori qualità di João emergono quando ha libertà di attaccare gli spazi, accelerare, combinare e arrivare in posizioni avanzate. Il calcio italiano, tradizionalmente, richiede un’enorme precisione tattica ai difensori: posizionamento, distanze tra i giocatori, tempi di intervento, riferimenti difensivi e capacità di capire esattamente quando si può abbandonare la propria posizione. In Portogallo, soprattutto giocando per una squadra dominante come il Porto, un terzino può trascorrere lunghi periodi ad attaccare e a giocare nella metà campo avversaria. In Serie A, ogni movimento che fai senza palla può avere una conseguenza tattica molto più rilevante. Per questo, l’adattamento non riguarda necessariamente la qualità. Riguarda il contesto, la fiducia, le responsabilità tattiche e la continuità. João ha le qualità fisiche e tecniche per giocare ai massimi livelli. L’importante è inserirlo in una struttura che valorizzi al massimo ciò che sa fare eccezionalmente bene, continuando al contempo a sviluppare la componente difensiva del suo gioco.
Che cosa potrà portare a un club come la Fiorentina?
Può portare qualcosa che nel calcio moderno è sempre più prezioso: la capacità di creare un vantaggio partendo dalla posizione di terzino. Contro blocchi difensivi organizzati, servono giocatori capaci di destabilizzare l’avversario. João può farlo attraverso l’accelerazione, le sovrapposizioni e le incursioni interne, le combinazioni, le conduzioni palla al piede e gli inserimenti nell’ultimo terzo di campo. Può inoltre dare ampiezza alla squadra senza la necessità di avere un’ala stabilmente sulla fascia, creando così diverse possibilità tattiche per l’allenatore in altre zone del campo. E sa già cosa significa rappresentare un grande club. Il Porto prepara i giocatori alla pressione, alle aspettative e all’obbligo di vincere. Se la Fiorentina riuscirà a creare l’ambiente giusto per lui, penso che potrà avere a disposizione un giocatore molto dinamico, che ha ancora ampi margini di crescita.
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