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Di Michele: "Kean deve giocare più per la squadra che per se stesso"

Di Michele: "Kean deve giocare più per la squadra che per se stesso" FirenzeViola.it
Oggi alle 17:15Radio FirenzeViola
di Niccolò Santi

Queste le parole dell'ex attaccante del Lecce, David Di Michele, a "Firenze in campo" su Radio FirenzeViola: "Sicuramente quando sei un attaccante hai delle grandissime responsabilità, perché le vittorie derivano da tutta la squadra ma soprattutto dai gol degli attaccanti. Se prendi Kean dalla Juventus che quando è arrivato ha fatto molto bene e in questa stagione magari sta facendo meno rispetto alle altre, è un giocatore importantissimo e fondamentale per la Fiorentina. E quando magari non riesce a entrare in condizione per i vari infortuni, devi essere bravo a far sì che le polemiche e le cose negative diventino cose positive. Devi sempre dimostrare il primis a te stesso e poi agli altri, cercando di fare il massimo possibile insieme ai tuoi compagni di squadra. Devi giocare soprattutto per la squadra e non per te stesso, perché sennò risulti ancora più attaccabile sotto vari punti di vista. Penso che Kean debba migliorare sotto questo profilo".

Che idea si è fatto dello stato di salute del calcio italiano?
"Diciamo che il nostro calcio rispetto agli anni passati è parecchio indietro agli altri, si vede proprio che gli altri hanno un'intensità diversa. Si nota la differenza a livello fisico. Vedi soprattutto il Bologna, che prende sei gol con l'Aston Villa... O la stessa Fiorentina che perde la prima fuori casa e poi vince in casa, soffrendo nei primi venti minuti. Ribaltare il risultato era difficilissimo di fronte a una squadra molto fisica. A livello internazionale, dicevo, stiamo indietro perché non facciamo giocare i giovani italiani. Ci sono troppi stranieri, e questo va a includere sulla Nazionale anche perché tanti calciatori non giocano nei propri club. Oltretutto il cambio generazionale è stato forse troppo tardivo, e questo incide perché le altre nazioni fanno giocare i ragazzi a 16 anni, 17 anni, 18 anni. Non guardano l'età, guardano le qualità e la personalità, cioè quello che non succede in Italia perché ci sono tanti stranieri e pochi italiani. Ci vuole più coraggio, più scuola. Non bisogna pensare ai risultati delle Under 17, delle Under 18 e cose varie".

Cosa pensa del lavoro che sta facendo Corvino col settore giovanile del Lecce?
"Sicuramente Corvino quest'anno ha dato dimostrazione di curare soprattutto il settore giovanile, ma lo cura per poter portare più giovani in prima squadra che poi affronteranno avventure diverse. Io penso che Corvino sia un esempio, ma la stessa Fiorentina lo è, perché il settore giovanile viola va molto bene. Il Sassuolo, la Roma... Anche se poi se ne vedono pochi di giocatori che esordiscono in prima squadra. Se ci ricordiamo, la Roma prima ne faceva debuttare quattro o cinque all'anno: oggi fai fatica e l'unico superstite è Pisilli".

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