Ritorni su Kayode: "A Firenze non giocava più. Italia? Momento giusto"
Andrea Ritorni, capo scouting della VigoGlobalSport e tra i primi a puntare sul talento di Kayode, ha parlato a "Quasi ufficiale" su Radio FirenzeViola del classe 2004: "Sono andato a trovarlo proprio oggi, era giusto e doveroso fargli un saluto. È in una forma splendida, pronto per una nuova battaglia. È molto emozionato e contento per la partita che ha fatto con la Nazionale, come è giusto che sia, ma allo stesso tempo è sempre motivato al massimo".
Pensa che possa rischiare di montarsi la testa?
"Assolutamente no. Ne parlavo proprio oggi: Michael è un ragazzo di un'umiltà e di una semplicità straordinarie. Da quando l'ho conosciuto, nel 2008, quando era al Gozzano e poi l'ho portato alla Fiorentina, è rimasto esattamente lo stesso. Oggi vive anche la bellissima esperienza della sua nuova famiglia, della compagna, ed è una persona molto legata ai valori familiari. Questo va riconosciuto anche ai suoi genitori, che sono stati straordinari nella sua crescita e nella sua educazione. Michael vive in una sorta di bolla fatta di umiltà, dedizione e sacrificio. È sempre stato così".
Sui social sono arrivati anche i complimenti di tanti ex compagni, tra cui Dodo. Che rapporto aveva con lui?
"Quando Michael era alla Fiorentina, Dodô gli ha fatto da chioccia. Era il periodo in cui c'era Italiano, quando Kayode iniziava ad affacciarsi alla prima squadra e a girare con il gruppo dei grandi. Come spesso accade, tra compagni può nascere un'empatia particolare, un feeling. È successo proprio tra Dodo e Michael. È una cosa bella, sia dal punto di vista umano sia per il calcio".
Perché Kayode fu venduto al Brentford?
"Non successe nulla di particolare. In quel momento era poco visto e poco utilizzato da Palladino, che aveva le sue idee e i suoi moduli da rispettare. Michael aveva giocato poco. Ci fu anche una partita in cui commise un errore e venne sostituito. Ma quando hai a disposizione dei giovani devi continuare a credere in loro. Se sbagliano, devi far capire loro l'errore, ma devi anche permettergli di continuare a giocare. Da quel momento, però, Michael trovò sempre meno spazio. Poi arrivò l'offerta del Brentford e la Fiorentina decise di lasciarlo partire. Michael era felicissimo, perché aveva sempre detto che il calcio inglese fosse il calcio più adatto a lui. È un calcio fisico, ma anche legato a una cultura calcistica che sentiva molto sua. È un calcio molto intenso ed è uno dei campionati più importanti d'Europa. Al Brentford si è ambientato benissimo, si è ritagliato il suo spazio ed è diventato un titolare. Poi è arrivata la convocazione in Nazionale, che aspettava da tantissimo tempo".
La chiamata in Nazionale è arrivata tardi?
"Secondo me è arrivata nel momento giusto. Michael aveva già lavorato tanto per arrivarci. Era stato aggregato anche in precedenza e aveva avuto qualche problema medico che poi ha risolto. Era già stato preso in considerazione dai commissari tecnici, prima con Baldini e poi con Mancini. Semplicemente, è arrivato il suo momento. La cosa importante è farsi trovare preparati, e su questo non avevo dubbi. Michael, quando arrivano queste occasioni, si fa sempre trovare pronto".
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