Niccolò Trapani, dalla fascia della Fiorentina all’Alcione: "Qui ambiente ideale per i giovani. Vanoli darà tutto: è l’uomo giusto"
Dalla fascia della Primavera campione d’Italia alla prima esperienza tra i professionisti: Niccolò Trapani sta costruendo il proprio percorso all’Alcione Milano, senza perdere di vista Firenze. Ai microfoni di Radio FirenzeViola, l’ex capitano viola ha raccontato il salto in Serie C, i ricordi dello scudetto e il legame con la Fiorentina, soffermandosi anche su Paolo Vanoli, conosciuto durante gli allenamenti con la prima squadra.
Niccolò Trapani, dopo lo scudetto da capitano della Primavera è arrivato all’Alcione Milano. Come si trova?
"Mi sto trovando molto bene. Ho trovato una realtà che punta sui giovani e li aiuta a crescere. Ho avuto anche la fortuna di ritrovare due amici ed ex compagni di squadra. Siamo sulla strada giusta, ma sappiamo di dover crescere ancora tanto: sarà un anno importante per noi".
Lei è fiorentino e ha trascorso oltre dieci anni nel vivaio viola. È stato difficile allontanarsi da casa?
"Quando affronti l’ultimo anno di Primavera sai che un ciclo sta per finire e cerchi di godertelo. Non potevamo chiuderlo meglio dello scorso anno, con lo scudetto. Venire qui ha significato lasciare la famiglia, gli amici e le abitudini di tutti i giorni, ma ero pronto. Ritrovare due amici e inserirmi in un gruppo che mi ha accolto bene, anche grazie ai giocatori più grandi, mi sta aiutando molto".
Si aspettava una Serie C così impegnativa?
"Avevo seguito qualche partita, anche per vedere ragazzi che conoscevo. La differenza rispetto alla Primavera si nota: ci sono più fisicità e intensità. L’ho capito già durante il ritiro e le prime gare lo hanno confermato. Ogni partita ha una storia diversa, fare punti non è mai semplice e spesso vince chi sfrutta le poche occasioni che ha".
Alla Fiorentina era il capitano e un titolare fisso. Come vive il fatto di doversi conquistare spazio ogni settimana?
"Fa parte del calcio. Devi allenarti per essere nella condizione migliore, mostrare le tue qualità quando vai in campo e sfruttare la fiducia che ti dà l’allenatore. Cerco di fare quello che chiedono il mister e la squadra, per ritagliarmi sempre più spazio".
Che cosa si porta dietro degli anni trascorsi a Firenze, anche fuori dal campo?
"Sono una persona estroversa, cerco di comunicare con tutti. Negli ultimi anni in Primavera eravamo un gruppo capace di accogliere subito i nuovi arrivati e vorrei portare anche qui questo atteggiamento. Sul campo mi porto dietro ciò che ho imparato dai tanti allenatori che ho avuto".
Ha giocato in diversi ruoli, ma ora viene impiegato come terzino sinistro. Sente di aver trovato la sua posizione?
"È il ruolo in cui ho finito la scorsa stagione, dopo essere stato spostato a sinistra a metà campionato. Qui gioco un po’ meno dentro al campo e partecipo meno alla costruzione, mentre sono più coinvolto nella fase offensiva. Mi stimola a migliorare negli ultimi metri, nell’uno contro uno e nei cross: sono aspetti sui quali lavoro durante la settimana. Posso giocare sia a destra sia a sinistra; adesso mi trovo bene sulla sinistra".
All’Alcione ha ritrovato Edoardo Sadotti, anche se ora giocate su fasce opposte. Che effetto le fa?
"Con Edoardo scherzavamo spesso perché alla Fiorentina finivamo sempre per giocare vicini. Conoscevamo le nostre giocate a memoria. Ora è un po’ più lontano, ma conosco le sue caratteristiche e sono pronto a ricevere magari un suo cambio di gioco. Sta facendo molto bene e spero continui così".
Da capitano della Primavera a compagno di calciatori con molti più anni di esperienza: come è cambiato il suo posto nello spogliatoio?
"Credo sia importante comunicare anche con i più grandi e osservare come affrontano gli allenamenti e la vita fuori dal campo. Alcuni hanno una famiglia e un’esperienza diversa dalla mia. Cerco di rubare con gli occhi i loro atteggiamenti positivi: sono un esempio e possono aiutarmi a crescere anche come persona".
Che ambiente ha trovato all’Alcione?
"Un ambiente sano, che mi ha fatto sentire parte del gruppo fin da subito, anche se non sono arrivato all’inizio della preparazione. Lo staff parla molto con noi e ci chiede in quali aspetti sentiamo di dover migliorare. Abbiamo tutto a disposizione per lavorare bene".
Torniamo alla notte dello scudetto, il 28 maggio. Qual è il ricordo che le è rimasto più impresso?
"Il triplice fischio. Pietro Leonardelli aveva il pallone e vedevo che l’arbitro teneva il fischietto in bocca. Pensavo: ‘Fischia, fischia’. Quando l’ha fatto, ho provato emozioni fortissime. Vedere esultare tutti insieme, dai compagni ai magazzinieri, ai fisioterapisti e ai medici, è stato bellissimo. È un ricordo che porterò sempre con me".
Ha seguito la Primavera anche nella Supercoppa. Che squadra ha visto dopo la fine del vostro ciclo?
"È cambiata molto ed è giusto così: ora ci sono ragazzi più giovani. Sono andato a salutarli e ho visto già cose interessanti. In Supercoppa siamo stati un po’ sfortunati; soprattutto nel secondo tempo abbiamo giocato una grande partita e, secondo me, meritavamo di vincere. Ci sono tanti ragazzi che possono crescere e fare bene".
Da tifoso viola, che idea si è fatto del momento della prima squadra?
"Ora che sono all’Alcione la seguo da più lontano, guardando le partite. L’inizio è stato difficile, ma quando cambiano tanti giocatori e arriva un nuovo allenatore non è semplice ripartire. Mi dispiace, perché a Firenze c’è tanto entusiasmo e la passione della città può trascinare la squadra. Vanoli conosce già l’ambiente e alcuni giocatori: spero che con il lavoro si possa trovare la strada giusta. Il campionato è ancora lungo".
Per quello che ha conosciuto di Paolo Vanoli, pensa sia l’uomo giusto per la Fiorentina?
"Mi sono allenato qualche volta con la prima squadra e posso dire che è un allenatore che dà tutto e chiede altrettanto ai giocatori. Ha un grande spirito di sacrificio. L’anno scorso ha preso un gruppo in difficoltà ed è riuscito a salvarlo, conquistando molti punti. Spero possa essere l’uomo giusto anche stavolta: c’è ancora tempo per risalire".
È all’Alcione in prestito. In che cosa vorrebbe essere migliorato quando tornerà a Firenze?
"Questo deve essere un anno di formazione. Voglio arrivare alla fine della stagione sapendo di essere cresciuto nell’intensità, nel contatto fisico e nella consapevolezza di quanto conti ogni punto. Anche in Primavera vincere è importante, ma qui giochi per gli obiettivi di una società professionistica. Ogni pallone e ogni momento della partita richiedono attenzione. È ciò che voglio imparare da questa esperienza".
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