Femminile: L’Italia punta al mondiale. Staff medico viola sotto esame; i disastri con le ragazze. Il report Gravina sul calcio conferma l’immobilismo del movimento
La Azzurre del CT Andrea Soncin proseguono il percorso con l’obiettivo di portarsi a casa un degno bottino di punti per le qualificazioni al Mondiale brasiliano del 2027. Già perché dopo l’uscita della Nazionale maschile contro la Bosnia, le percentuali di una possibile qualificazione di quella Femminile alla rassegna sudamericana non sono altissime purtroppo. L’Italia paga il non eccelso inizio con la sconfitta casalinga contro la Svezia a Reggio Calabria e il punticino rimediato contro la Danimarca a Vicenza. Ma in Serbia la Nazionale di Soncin dà spettacolo e stravince 6-0 contro le balcaniche mettendo non poca pressione alle danesi che riceveranno le azzurre tra quattro giorni. L’Italia Femminile dunque si rimette in piedi dopo i primi inciampi casalinghi e guarda al futuro con ritrovato vigore. Qualificarsi al Mondiale sarebbe anche uno smacco non di poco conto nei confronti del calcio maschile con le ragazze presenti per la terza volta alla rassegna intercontinentale mentre gli Azzurri sono tre edizioni che vedono sfumarla. La palla passa dunque al CT Soncin e alle sue calciatrici. Nella gara in Serbia Severini è rimasta tutto il tempo in panchina mentre Bonfantini è entrate nella ripresa colpendo una traversa in pieno recupero. L’appuntamento col primo goal stagionale per l’attaccante viola è ancora rimandato. Nonostante ci siano state le solite osservazioni sulle convocazioni di Soncin, per ora i fatti stanno dando ragione al CT che ora sta tenendo unita la squadra nel tentativo di raggiungere l’agognato traguardo mondiale.
Lasciamo le Azzurre ora e ritorniamo a Firenze. Negli ultimi giorni è salito sul banco degli imputati lo staff medico della Fiorentina, gestito dalla figura del Dottor Luca Pengue. Secondo le varie indiscrezioni e voci di corridoio, intercettate anche dalla redazione di Firenzeviola, la posizione del medico sociale viola e di tutto il suo staff non è certa di essere riconfermata per la prossima stagione. Le principali responsabilità additate al numero del team sanitario viola sono la gestione irresponsabile di alcuni giocatori e la mancanza di una vera efficiente comunicazione su infortuni e tempi di recupero. Vi suona qualcosa di famigliare? Per forza, perché è quello che abbiamo denunciato spesso nel corso di questi appuntamenti settimanali anche per quanto concerne il femminile. Di molte calciatrici, che sono ferme da mesi e in alcuni casi anche da inizio stagione, non abbiamo saputo notizie e di quelle poche che ci sono state date informazioni abbiamo sempre ricevuto risposte aleatorie e mai soddisfacenti del tipo “torneranno presto”, o “roba di un mesetto” e poi sono passati millenni (metafora). Insomma se lo staff medico intero è messo in discussione da parte di Paratici e compagnia, c’è una grossa fetta di responsabilità anche nella gestione sanitaria della squadra femminile viola. Potremmo raccontarvi della situazione Toniolo – che tra l’altro è una delle poche che si è rivista in campo di recente -. La ragazza, come ci aveva spiegato l’ex procuratore, avrebbe dovuto essere operata già in estate. La Fiorentina ha deciso di farle fare l’intervento per risolvere il problema solo nel mese di dicembre. E poi i casi Tortelli e Longo: se l’ex capitana si inizia a rivedere in allenamento (la società ha pubblicato alcune immagini dell’ex capitana in gruppo) ancora non abbiamo nessuna notizia o voce di come stia l’ex attaccante del Milan. Stessa sorte per Emma Snerle, la quale è rientrata a Firenze dopo una lunga convalescenza in Danimarca ma ancora non si sa se e quando rientrerà in campo. E ancora Hurtig, Mailia, Bredgaard, Bonfantini in passato, persino Cetinja (sulla quale ci dicevano che a volte era infortunata e altre volte aveva altri tipi di problemi. Storia chiusa la Fiorentina nel momento in cui la ragazza ha lasciato il club). Insomma manca comunicazione e francamente è frustrante. Tifosi ma anche opinionisti e addetti ai lavori hanno tutto il diritto di sapere come mai non vedono in campo le ragazze in questione. Siamo costretti così a dare per buone voci e indiscrezioni non confermate dal Viola Park rischiando allo stesso modo di mettere in giro notizie non veritiere. E poi la colpa diventa nostra no? Peccato che il problema si trovi sempre alla radice e anche in Fiorentina non dovrebbero mai dimenticarlo.
Con le dimissioni di Gravina e la conseguente crisi del calcio scaturita dal terzo Mondiale mancato dalla Nazionale azzurra, si tenta una svolta nel governo di questo sport. Come ultimo appiglio l’ex ormai Presidente della FIGC ha pubblicato il rapporto sullo stato di salute del nostro calcio. Il documento, che Gravina avrebbe dovuto presentare in Commissione scienza e cultura alla Camera dei Deputati, riguarda anche il calcio femminile. La principale questione di rilievo riguarda il professionismo. Nel documento – visibile integralmente sul sito della FIGC – si legge chiaramente come, a livello economico, tale status non sia più sostenibile e i costi ricadano interamente sulle singole società. Ragion per cui gli investimenti nel femminile, salvo due o tre club, si sono drasticamente diminuiti. Per questo motivo, nel lontano 2020, il Governo Conte II, per mano del Ministro dello Sport di allora, Vincenzo Spadafora, aveva previsto un fondo di venti milioni di euro per consentire di adeguarsi al professionismo nel momento in cui esso, nell’estate 2022, diventasse operativo (come avviene in Spagna). Il successivo Esecutivo guidato da Mario Draghi ha poi fatto sparire questo incentivo lasciando la palla in mano ai club stessi e alla Federazione. Risultato: come hanno raccontato diversi colleghi che si occupano di economica e con cui Firenzeviola ha interloquito di recente, il professionismo non è più sostenibile e aumenta spaventosamente i costi di un sistema che purtroppo genera pochissimi introiti. E questo è solo uno dei problemi ovviamente. A metterci una pezza era stato il Senatore del PD Tommaso Nannicini con un decreto ad hoc garantendo un contributo di sostegno al calcio femminile ma nel 2022 non è riuscito a ottenere la rielezione in Parlamento. Nel frattempo la Federazione avrebbe dovuto lavorare sulle dovute coperture finanziarie garantendo un prodotto che fosse attrattivo per sponsor, club e investitori vari. Sappiamo tutti com’è andata a finire. Oltre ai mancati investimenti l’Italia lotta con altri due fattori non di poco conto: la carenza di infrastrutture all’altezza e, cosa più importante, un retaggio culturale che ancora oggi ostacola l’avvicinamento della gente comune al calcio femminile. Così mentre nel resto d’Europa gli stadi si riempiono anche con semplici iniziative ed eventi, in Italia le ragazze giocano di fronte a quei pochi fedelissimi supporters che continuano ad andare in tribuna nonostante tutto. Senza contare che le mancate riforme strutturali promesse da Gravina e mai realizzate, ogni anno portano – sia nel maschile tanto quanto nel femminile – alla messa in liquidazione e al fallimento di numerose società, specie nelle categorie inferiori, lasciando così calciatrici senza stipendi, senza speranze di futuro e con la triste realtà di dover ricominciare tutto da capo. Come si evince: il sistema è sostanzialmente un cane che si morde la coda, e che sta collassando lentamente e inesorabilmente. Gli investimenti promessi non sono mai arrivati e a questo punto non si sa se mai arriveranno. L’Europa corre, l’Italia arranca. Chiunque sia il successore di Gabriele Gravina come numero uno di Via Allegri non offrirà alcuna garanzia sul fatto che quanto vi abbiamo illustrato sopra cambierà. E pensare che se avessimo potuto investire uno dei miliardi ottenuti dal PNRR sul calcio femminile, forse oggi potremmo raccontarvi qualcosa di diverso.
Però dai: dopotutto la colpa è sempre dei giornalisti no?
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