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Franco Semioli: “A Moncalieri annata lunga ed emozionante. La Fiorentina merita i migliori palcoscenici”

Franco Semioli: “A Moncalieri annata lunga ed emozionante. La Fiorentina merita i migliori palcoscenici”
© foto di Lavinia Quagliotti
Oggi alle 11:00Copertina
di Stefano Berardo
L'ex viola Franco Semioli, tecnico del Moncalieri femminile, si è raccontato tra il presente in panchina, il passato in viola e il futuro della Fiorentina

È stata una stagione emozionante sin dal principio, perché abbiamo iniziato un percorso ad agosto e non pensavo di riuscire a centrare l’obiettivo al primo colpo. Ci speravamo certo, di arrivare in fondo. Vincere la finale play-off è stata la ciliegina sulla torta di una stagione incredibile”. Così esordisce Franco Semioli, allenatore della squadra femminile del Moncalieri con la quale ha ottenuto una storica promozione in Serie B alla prima esperienza alla guida di un gruppo di ragazze. L’ex esterno ha avuto anche un passato importante da calciatore, con oltre quattrocento presenze in Serie A, ed ha vissuto due anni fantastici alla Fiorentina sotto la gestione di Cesare Prandelli. “Eravamo un gruppo fortissimo con tanti top player – ci racconta in esclusiva ai microfoni di Firenzeviola -. È stato un orgoglio vestire la maglia viola”.

Ancora sulla stagione appena conclusasi: "È stato tutto perfetto. Sono veramente orgoglioso di quanto fatto col Moncalieri, di questo staff e di questo gruppo di ragazze".

Come mai ha scelto di sposare un progetto femminile? "L’estate scorsa mi è arrivata una chiamata da Davide Catalano, il nostro direttore sportivo. Ci siamo seduti a tavola a parlare e in mezz’ora abbiamo trovato un accordo. Io ero molto entusiasta perché avevo bisogno di nuovi stimoli e questa è stata veramente l’occasione perfetta. Non ho voluto farmi scappare questa chance e devo dire che rifarei mille volte questa scelta. Le ragazze hanno dimostrato di avere, oltre che una grande qualità tecnica, uno spesso umano importante, che è quello che fa la differenza in un gruppo e in un contesto di squadra".

Cosa pensa del calcio femminile e del suo sviluppo tra Italia e Europa? "Avendolo vissuto in prima persona posso dire che è un movimento molto stimolante sotto tutti i punti di vista, perché sono ragazze spinte da forti motivazioni. Non mollano mai e danno sempre tutto, sia in allenamento che in partita. Non tirano mai indietro la gamba e spesso vanno oltre quella che è la loro soglia del dolore pure di far bene. Meritano più di quella che è la loro visibilità al momento e penso che nel giro di qualche anno le cose cambieranno anche qui. Vedo che si stanno già facendo investimenti nelle strutture di allenamento, palestre e centri sportivi dediti al femminile; perciò è un mondo che prenderà sempre più piede".

Come si è sentito quando ha scelto di ritirarsi? Già pensava di diventare allenatore? "No, non mi era mai passato per la testa. Avrei voluto giocare fino a quarant’anni ma il fisico non me lo ha permesso. Quando ho chiuso la carriera al Chieri in Serie D mi hanno concesso la possibilità di allenare le giovanili e questo mi ha dato l’impulso poi per diventare tecnico. Mi piaceva l’idea di poter trasmettere le mie idee ad un gruppo di ragazzi. Prima di essere un buon allenatore secondo me, occorre essere un buon comunicatore e saper gestire un insieme di giocatori. Forse è proprio quest’ultima la mia forza; trovare un’alchimia sia con chi gioca sia con chi no penso sia fondamentale in quest’attività".

Lei è stato protagonista nella Fiorentina di Prandelli che riuscì ad arrivare in Champions League. Qual era il segreto della squadra di quel periodo? "Sono stato molto fortunato per aver vissuto quei momenti e quel contesto. Ricordo Firenze e la Fiorentina con grandissimo affetto. In quei due anni in entrambe le occasioni raggiungemmo la Champions. La città e la tifoseria erano e sono pazzeschi, vivono il calcio e la Fiorentina in maniera unica. Negli ultimi anni ha ottenuto meno di quello che meriterebbe questa piazza ma mi auguro che in futuro la Fiorentina possa tornare nelle posizioni d’alta classifica. Perché una piazza come quella viola merita solo palcoscenici importanti".

E da Prandelli ha preso qualche insegnamento che trasmette alle sue ragazze? "Non solo da lui. Ho cercato di “rubare” qualcosa da ogni tecnico che ho incontrato. Io penso che la bravura di un allenatore sia anche nel fatto di prendere qualcosa da portare avanti nelle proprie esperienze, mettere insieme queste idee e amalgamare tutto con la propria idea di calcio. Io ho la mia e per me è importante avere dei principi sui quali poter contare durante l’annata e le partite. Per le ragazze questo è fondamentale perché devono avere dei punti di riferimento per potersi poi approcciare ad ogni sfida".

Qual è l’obiettivo del Moncalieri in vista della Serie B che verrà? "Non ho ancora parlato con la società in realtà. Adesso festeggiamo, perché è giusto farlo, poi ci siederemo a tavolino per parlare di futuro e vedere se le nostre idee si concilieranno. Ora mi godo questa meritata promozione con le ragazze perché è stato un anno lungo e intenso. Poi ci confronteremo e parleremo di quello che verrà".

Credit Photo: Lavinia Quagliotti

© foto di Lavinia Quagliotti