Chi va in Champions e chi va in America
Vanno in Americaaaaaaa…..Il leitmotive innescato dall’annuncio di Ferrari del viaggio dei dirigenti negli States per incontrare la proprietà, continua e si arricchisce di particolari, come il fatto che ci vadano per farsi dare il budget( se così fosse Paratici avrebbe sprecato tante settimane nell’attesa di sapere come e quanto potrà muoversi sul mercato quasi fosse un quiz a premi) o chi sostiene , applicando la dietrologia spicciola alla Fiorentina, che vadano per ascoltare le direttive di una nuova proprietà, ma è pericoloso confondere ciò che ci si augura con ciò che è verosimile, difatti a parte le chiacchiere e le congetture tutte fiorentine non si hanno altri e seri segnali di un prossimo passaggio di proprietà, dipoi il rampante e coraggioso giornalismo investigativo locale è riuscito, udite udite, a scoprire financo il giorno della trasvolata oceanica, il prossimo 8 giugno ( e fioccano giù le prime pagine), quindi non il 7, non il 9 o il 10 giugno, ma l’8, giorno di san Medardo!
Intanto, viaggio in America a parte, il campionato ha dato i suoi verdetti consegnando la qualificazione Champions al Como al secondo anno di serie A, lasciando sul campo alcune deluse di lusso che comunque si accontenteranno dell’Europa League, entrambe le competizioni sono ormai un miraggio per la Fiorentina, scaduta al rango di club di secondo piano, tranne che nelle sterili illusioni dei suoi tifosi.
Ma non è solo questa la stortura endemica dell’ambiente viola che dinanzi a squadre che fanno meglio non si domanda nè dibatte francamente su come abbiano fatto, ma s’affretta a formare servilmente truppe per la difesa ad oltranza del miliardario di turno, stavolta quindi della proprietà americana dei Commisso.
Nel settembre scorso qui su firenzeviola.it vi parlavamo del ‘ kaizen’ la filosofia orientale sottesa ai successi comaschi della famiglia Hartono, kaizen, cioè crescita continua e costante, una dottrina che ha consentito in pochi anni al Como( assieme ai tanti milioni degli Hartono ben spesi e fatti fruttare) di passare dalle serie minori al palcoscenico del grande calcio continentale. Ve ne parlammo attirandoci poche simpatie e alcune parolacce. Taluni si lamentavano e ci accusavano di intelligenza col nemico invitandoci a non alzare troppo il gomito, a Firenze è talora questo il clima quando si provi a ragionare mettendo in discussione il manovratore, i suoi metodi e le sue scelte. E mentre a Firenze si sta immobili, anzi si regredisce, in Europa muta la geografia del calcio: club finanziariamente di secondo piano, senza troppe fisime di investimento immobiliare crescono nei risultati ed accedono alle coppe europee, anche le più prestigiose e lo fanno grazie ad un binomio semplice, ma vincente: passione e competenza.
Viceversa qui tra rumorosi sanfedisti della proprietà, miti immobiliari ed elevazione del normale allo straordinario( come appunto un banale viaggio negli States che assurge a vette di unicità), ci si auto compiace in modo eccezionale se dirigenti
e proprietà si parlano e si vedono con la città tutta che mormora con ebete euforia : Vanno in Americaaaaa!!!
Infine la candidatura Grosso ha staccato di corto muso tutte le altre ( ammesso e non concesso che ve ne siano davvero mai state di concrete), col tecnico che viene da Sassuolo il livello della panchina viola rimane sostanzialmente lo stesso di Vanoli.
Forse in mancanza di emozioni alternative conviene quindi davvero concentrarsi sul viaggio americano dei dirigenti viola.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 2/07 del 30/01/2007
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