Dalla credibilità internazionale, all'entusiasmo della gente passando per il mercato: le priorità della Fiorentina di Paratici. Ecco perché Grosso è la miglior scelta possibile

Dalla credibilità internazionale, all'entusiasmo della gente passando per il mercato: le priorità della Fiorentina di Paratici. Ecco perché Grosso è la miglior scelta possibileFirenzeViola.it
Ieri alle 23:30L'editoriale
di Pietro Lazzerini

La Fiorentina deve ricostruire la propria credibilità sul mercato. Lo deve fare a livello nazionale e internazionale. Lo deve fare dopo averla persa a causa dell'ultima stagione ma anche per come ha aggredito lo stesso mercato nel corso degli anni. Le scomparse di Barone prima e di Commisso poi non hanno aiutato in tal senso e l'incertezza che si respira intorno anche al futuro societario, nonostante la Fiorentina sia stata chiara sul proseguimento della proprietà legata alla famiglia Commisso, è un altro aspetto che non ha permesso a Paratici di presentarsi sul mercato degli allenatori con autorità. Non basta avere il suo background, le sue conoscenze, la sua esperienza, per schioccare le dita e ritrovarsi con Iraola in panchina (giusto per fare un nome gradito alla piazza). Il mondo del calcio è un grande carrozzone dove tutti conoscono tutti e dove i professionisti, prima di iniziare una nuova avventura si informano sulla squadra X o la squadra Y. In più, non avere le coppe, vero biglietto da visita per chiunque nel calcio contemporaneo, è a una diminutio tutto tranne che banale. 

La Fiorentina deve tornare ad entusiasmare 

Per questi motivi, alla fine Fabio Grosso è una scelta che non solo ci sta, ma è anche la migliore possibile. L'entusiasmo non è dilagante? Questa è la seconda priorità per la Fiorentina: ridare entusiasmo a una piazza apatica, distaccata, affranta, per certi versi arresa. Servirà del tempo, un po' di fortuna e tanti risultati positivi. Grosso è stato scelto perché Paratici ha fiducia in lui e perché in cambio ha la fiducia dell'allenatore. C'è una stima reciproca che va oltre alle problematiche di una squadra da ricostruire dalle sue macerie. Un po' come successe per Montella e Pradè dopo l'anno disastroso della scazzottata tra Delio Rossi e Ljajic, anche quest'estate si riparte prima da un rapporto consolidato e poi si penserà al mercato vero e proprio. E qui casca l'asino. 

Paratici e tutte le complicazioni del prossimo mercato

La terza priorità, è proprio la gestione del mercato. Ci saranno decine di giocatori da piazzare dopo i rientri dai prestiti. Altri che nelle ultime stagioni sono stati tra i titolarissimi e che adesso verranno ceduti. Senza contare il caos/caso Kean, in cerca di una squadra pronta a investire 40 milioni per un giocatore che non si vede da inizio aprile. Ovviamente ci sarà anche da comprare e tanto, anche per adattare la rosa alle richieste di Grosso e al 4-3-3 che vorrebbe mettere in pratica. Tutte cose assolutamente complicate, che completano un quadro di incertezza che solo attraverso piccoli obiettivi da raggiungere nel corso dei prossimi tre mesi, potranno essere risolti dal direttore sportivo. 

La triste nuova dimensione della Fiorentina

È brutto sentirsi dire che Grosso è l'allenatore perfetto per la dimensione attuale della Fiorentina, ma pur mantenendo inalterato l'orgoglio per ciò che è stato e per ciò che rappresenta Firenze nel mondo, la realtà è che la mancata crescita negli anni di Commisso ha relegato la Viola in un limbo simile a quello occupato da squadre come Udinese e Torino, con l'unico valore aggiunto delle finali tristemente perse. Per questo occorrerà portare pazienza, senza però far finta di niente voltandosi dall'altra parte quando le cose non vanno, come troppe volte è stato fatto nel corso degli anni. Criticare non vuol dire essere contro, vuol dire accompagnare un percorso di rilancio dove sarà necessario sbagliare il meno possibile. Dopo tutto, come dice il detto, vince chi sbaglia meno. E infatti la prima squadra della Fiorentina non vince niente da 25 anni e da molti anni non partecipa né all'Europa che conta né all'Europa League. Per superare questa dimensione abbastanza triste e dimessa, non basterà la scelta dell'allenatore o del nuovo esterno offensivo. Servirà che all'interno si facciano "disamine" approfondite, come le ha chiamate recentemente Paratici, si dividano i compiti in modo netto e senza ingerenze nei campi altrui e si comunichi verso l'esterno in modo diverso rispetto agli ultimi anni, perché anche la comunicazione ha un grande peso specifico sulla percezione della crescita o della decrescita. 

Fiorentina, parola d'ordine: competenza

In ogni caso, il tempo per farlo c'è, nessuno chiede alla Fiorentina di arrivare quarta al primo anno dopo il grande rischio retrocessione. Consapevoli però, che in un momento del calcio come quello che stiamo attraversando, lo spazio per gli outsider c'è e in abbondanza. Dopo tutto, se negli anni la competenza ha permesso al Napoli di vincere due scudetti e svariate coppe, all'Atalanta di vincere una Europa League e al Como di passare dalla D alla Champions in soli 7 anni, la stessa competenza potrebbe permettere alla Fiorentina di velocizzare una risalita necessaria per cambiare l'inerzia di una proprietà che dovrà anche decidere cosa fare: dare priorità ai risultati sportivi oltre alle infrastrutture o passare la mano davanti alla prima offerta congrua e concreta che verrà portata al Rocco Commisso Viola Park.