La storia del Totocalcio e di come gli italiani scommettevano sul calcio prima di Internet

La storia del Totocalcio e di come gli italiani scommettevano sul calcio prima di InternetFirenzeViola.it
© foto di Luca Recalcati/TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 12:45News
di Redazione FV
Dal 1946 a oggi, la storia del Totocalcio racconta Massimo Della Pergola e la schedina 1-X-2 che ha segnato le domeniche di calcio degli italiani prima di Internet

Chi ha più di quarant'anni se la ricorda, la scena. La domenica pomeriggio si seguivano le partite alla radio, con la schedina delle tredici gare ancora in mano. Si segnava 1, X o 2, si incrociano le dita, e per due ore il campionato diventava una cosa tua, personale. Non serviva un'app, non c'erano quote che cambiavano ogni secondo. 

Il gioco online ha poi portato nelle case italiane forme di intrattenimento che con la vecchia schedina hanno poco a che fare. Nel casinò online, per esempio, si trovano slot, promozioni e bonus con regole molto diverse tra loro. La pagina sulle slot bonus senza deposito 10 euro raccoglie proprio questo tipo di offerte e ne spiega condizioni, giochi disponibili e requisiti. Il Totocalcio, invece, nasce in un’altra epoca, quando per giocare bastavano una schedina di carta e i risultati della domenica.

Cos'è il Totocalcio e come funzionava in passato?

Funzionava con tre segni, e ci stava dentro tutto il pallone. I simboli erano semplici e sono rimasti gli stessi ancora oggi:
1 - Vittoria della squadra di casa.
X - Pareggio.
2 - Vittoria della squadra ospite.

Tredici partite, tredici pronostici, e il sogno di azzeccare tutti. Quel "1-X-2" lo diciamo ancora oggi senza pensarci, ma dietro c'è la testa di un uomo che il calcio lo raccontava per mestiere, e che quell'idea l'avrebbe nel momento peggiore della sua vita.

Massimo Della Pergola lavorava come cronista sportivo, ma nel 1938 fu espulso dall’albo dei giornalisti perché ebreo. Durante la fuga dalle persecuzioni trovò rifugio in Svizzera, dove iniziò a progettare un concorso legato ai risultati delle partite. Tornato in Italia, fondò la SISAL insieme a Fabio Jegher e Geo Molo. La prima schedina, composta da 12 incontri, fu giocata il 5 maggio 1946, come ricostruisce la storia ufficiale di Sisal. Nel 1948 il concorso passò al CONI e assunse il nome Totocalcio.

Come si giocava prima di Internet

Giocare al Totocalcio era un gesto fisico, quasi un piccolo rito settimanale. Si entrava in una ricevitoria o al bar, si prendeva la schedina di carta e la si compilava a mano, casella dopo casella. La schedina veniva consegnata in ricevitoria e la ricevuta restava al giocatore. Per conoscere l’esito bisognava aspettare i risultati, seguirli alla radio o controllarli sui giornali del giorno dopo.

La leggendaria “schedina”

La schedina era tutto. Il formato, però, è cambiato parecchio nel corso dei decenni, seguendo l'evoluzione del gioco e del calcio stesso. La tabella qui sotto riassume le tappe principali di questa trasformazione.

Periodo Formato principale Cambiamento
1946 12 partite Prima schedina SISAL
1951 13 partite Nasce il celebre "fare tredici"
2003-2021 14 partite Introduzione del nuovo formato
Dal 2022 Formule da 3, 5, 7, 9, 11 o 13 pronostici Introduzione del nuovo Totocalcio

Come si vede, il cuore del gioco è rimasto lo stesso per oltre mezzo secolo. Segnavi 1, X o 2 partita per partita, e non lo facevi a caso: guardavi la forma delle squadre, gli scontri diretti, certe volte pure il meteo o le voci sulle formazioni. Molti giocatori studiavano la forma delle squadre, le assenze e gli scontri diretti, anche se una parte di imprevedibilità restava sempre.

Il calcio di domenica

Il Totocalcio dettava il ritmo della domenica italiana. Il campionato si giocava tutto nello stesso pomeriggio e in tante case italiane la radio restava accesa per tutto il pomeriggio, sintonizzata su "Tutto il calcio minuto per minuto", con la schedina in mano e la matita pronta a segnare. Ogni gol che arrivava dagli stadi poteva far cadere o reggere una colonna. A Firenze, il tifoso che aveva piazzato l'1 sulla Fiorentina viveva un'attesa doppia: sperava nei punti per la classifica e nella casella indovinata.

Perché divenne un fenomeno nazionale?

Il successo del Totocalcio nacque dall’unione tra calcio e speranza di vincita. Nell’Italia del dopoguerra, la schedina diventò presto un rito condiviso da generazioni di tifosi.

Il fenomeno tracima ben presto oltre il campo. Il cinema ci scherzò su fin dal 1951 con la commedia "Ha fatto 13!", e nel 1962 Rita Pavone cantava la centralità del pallone domenicale nella vita degli italiani. "Fare tredici" entrò presto nel linguaggio comune per indicare una vincita importante o un colpo di fortuna. Per molti anni il Totocalcio rimase uno dei modi più familiari con cui gli italiani seguivano il calcio anche attraverso il gioco.

Dal Totocalcio alle scommesse online

Nel 1998 l’Italia regolamentò le scommesse sportive a quota fissa, nelle quali a ogni pronostico corrisponde una quota definita al momento della giocata. Negli anni successivi si sviluppò anche la raccolta a distanza, prima attraverso computer e telefono e poi tramite applicazioni mobili. Quote aggiornate, scommesse live e accesso da smartphone resero progressivamente meno centrale la tradizionale schedina.

Il Totocalcio, però, non è scomparso. Nel gennaio 2022 è tornato con un regolamento rinnovato e formule basate su 3, 5, 7, 9, 11 o 13 pronostici. I risultati ufficiali pubblicati da ADM confermano che il concorso era ancora attivo nel 2026. Il tradizionale “13” resta la formula principale, ma oggi è possibile partecipare anche con schedine più brevi.

Eppure il Totocalcio non è stato dimenticato. La sua eredità vive nel linguaggio di tutti i giorni, nella nostalgia di chi ricorda le domeniche alla radio, nell'idea stessa che pronosticare una partita sia un modo per viverla più intensamente. Prima delle app e delle quote lampeggianti, bastavano tredici partite e una matita per sentirsi, ogni domenica, un po' allenatori e un po' sognatori.