GRAVINA, Ok ripartire il 20/5. Sì al taglio stipendi

24.03.2020 17:20 di Redazione FV Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
GRAVINA, Ok ripartire il 20/5. Sì al taglio stipendi

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale dove ha affrontato diverse tematiche. Queste le sue dichiarazioni.

Qual è la sua posizione sul taglio dello stipendio dei calciatori?
"Sul tema bisogna muovere rispondendo a un interrogativo: avete a cuore la tenuta del sistema calcio? Bene: poiché stiamo attraversando un'emergenza storica, una crisi mai vissuta prima se non durante la seconda guerra mondiale, la realtà esige provvedimenti che rispondano ai criteri della solidarietà e della sopravvivenza del calcio. Le resistenze, in materia, non sono consentite".

Quando ripartirà il campionato? Sono ancora valide le ipotesi 3, 10 e 17 maggio?
"Ripeto da sempre: si tratta solo di ipotesi e non di una certezza. Ne aggiungerei un'altra: andrebbe bene anche il 20 maggio, valutando la ricaduta sul calendario internazionale. È la mia, la nostra, speranza: significherebbe avere la possibilità di rialzare la serranda del calcio italiano e offrire al Paese la spinta emotiva per recuperare il senso della vita normale".

La possibilità di giocare i playoff ed i playout esiste ancora?
"Era una mia proposta, non ha riscosso successo e ne ho preso atto. Chi ha responsabilità, così deve comportarsi in queste ore perché non possiamo permetterci di offrire l'immagine di un settore divorato da polemiche intestine, visioni contrapposte, men che meno da minacce di ricorsi. Ne sento di tutti i colori e ai miei interlocutori ripeto un concetto molto semplice: noi abbiamo una stella polare, è il decreto del Governo che ha fissato al 3 aprile il primo, provvisorio traguardo. Quella data, per ora, fa fede. Il resto è solo chiacchiericcio".

Quando potranno riprendere gli allenamenti?
"La questione è nazionale e se si decide che tutti devono stare a casa, devono farlo tutti. In gioco non c'è soltanto la salute del Paese ma la tenuta come comunità. Il calcio deve osservare scrupolosamente questo principio".