Iachini, Prandelli, Vanoli due volte: la Fiorentina e i cambi di panchina in corsa
A inizio settembre Paolo Vanoli ha rimesso piede al Viola Park da allenatore della Fiorentina, circa tre mesi dopo il congedo di giugno. In mezzo c'è stata l'estate di Fabio Grosso, finita dopo appena tre giornate: Roma, Frosinone e Torino, tre sconfitte, un gol fatto e nove subiti. Soltanto nel 1935-36 la Fiorentina aveva perso tutte le prime tre partite di Serie A. Il ribaltone ha fatto rumore, ma a Firenze non è una novità. È l'ultimo capitolo di una storia recente fatta di esoneri, dimissioni e soprattutto ritorni.
Sei cambi in corsa dal 2019
La serie comincia nell'aprile del 2019. Stefano Pioli si dimette il 9 aprile e torna Vincenzo Montella, che si salva solo alla trentottesima giornata con uno 0-0 contro il Genoa. Il 21 dicembre, dopo l'1-4 casalingo con la Roma e appena 2 punti nelle ultime sette partite, tocca a lui. Arriva Beppe Iachini, che prende la squadra quindicesima e la porta al decimo posto.
Nel novembre 2020, dopo lo 0-0 di Parma, Iachini lascia il posto a Cesare Prandelli. Il 23 marzo 2021 Prandelli si dimette con una lettera che racconta un disagio più grande del calcio, e la panchina torna a Iachini. Poi qualche anno di tregua, fino al novembre 2025: Pioli, rientrato in estate, viene esonerato dopo dieci giornate e quattro punti. Dopo il breve interregno di Daniele Galloppa, in panchina nella gara di Conference League contro il Mainz, arriva Vanoli.
L'ultimo cambio arriva nel settembre 2026. Grosso dura tre partite e la Fiorentina sceglie nuovamente Vanoli, cioè proprio l'allenatore dal quale si era separata pochi mesi prima dopo la salvezza della stagione precedente. Sei cambi in corsa dal 2019, con tre allenatori - Montella, Iachini e Vanoli - richiamati dopo essere già passati dalla panchina viola.
La scossa iniziale e il ritorno dei problemi
La prima esperienza di Vanoli era partita lentamente. Aveva preso una squadra in fondo alla classifica e a dicembre la Fiorentina era ancora ultima, con appena 6 punti. Poi la svolta: 29 punti nel girone di ritorno e campionato chiuso al quindicesimo posto con 42 punti, completando una rimonta che aveva permesso ai viola di evitare la retrocessione.
Il Vanoli-bis sembrava invece aver prodotto una risposta immediata. L'11 settembre è arrivato il 4-2 di Venezia, con la tripletta di Franco Mastantuono, il più giovane giocatore della Fiorentina a realizzarne una in Serie A. Quattro giorni dopo è arrivato anche il 3-0 sul Pisa in Coppa Italia, mentre il successivo 1-1 contro il Napoli aveva dato l'impressione che la squadra avesse trovato rapidamente un nuovo equilibrio.
La sensazione è durata poco. Dopo la sosta la Fiorentina ha perso 2-1 sul campo del Genoa, quindi 1-3 al Franchi contro il Como e infine 2-1 a San Siro contro l'Inter. Proprio contro i nerazzurri i viola erano riusciti a passare in vantaggio con Jimenez, prima di subire la rimonta nel recupero. Dopo otto giornate la classifica dice 4 punti, una vittoria, un pareggio e sei sconfitte, con 19 gol subiti. Un anno dopo, la Fiorentina si ritrova così con gli stessi punti che aveva alla stessa altezza del campionato precedente.
Fuori dal campo i numeri si erano mossi ancora prima. Nei giorni del ko con il Torino e dell'esonero di Grosso le lavagne dei bookmaker hanno portato la quota della retrocessione viola da 66 a 15.
È proprio questa incertezza a pesare su chi scommette su una squadra appena cambiata in panchina. Alla vigilia di Venezia la vittoria viola era data a 2,40, una quota da partita aperta più che da squadra in ripresa. Per questo in quelle settimane c'è stato chi ha preferito giocarsi la propria lettura usando uno dei migliori bonus per le scommesse, che fosse una freebet o un bonus di benvenuto, così da non mettere in gioco soltanto il proprio saldo in caso di mancato successo dei toscani.
Quella fotografia apparteneva però alle prime settimane della gestione Vanoli. I risultati successivi hanno cambiato nuovamente il quadro: la vittoria di Venezia resta ancora oggi l'unico successo viola in campionato e le tre sconfitte consecutive con Genoa, Como e Inter hanno riportato la squadra nella zona più delicata della classifica.
Il ritorno, una specialità viola
Il dato più curioso di questa storia sono i nomi. Montella nel 2019 tornava dopo quasi quattro anni. Prandelli nel 2020 rientrava a dieci anni dall'addio. Iachini nel 2021 si è ripreso la panchina che gli era stata tolta quattro mesi prima. Pioli nel 2025 era alla seconda esperienza in viola. Vanoli è l'ultimo della fila e il più rapido: salutato a giugno, richiamato già a settembre.
Non tutti i ritorni sono andati bene. Montella, dopo la salvezza sul filo del 2019, a dicembre era già fuori. Prandelli ha lasciato a metà stagione. Iachini ha chiuso il campionato e poi ha salutato. Il ritorno di Pioli nell'estate 2025 è durato appena dieci giornate. Vanoli rappresenta un caso diverso perché la sua prima esperienza si era conclusa con un risultato concreto: aveva preso una Fiorentina in enorme difficoltà e l'aveva portata alla salvezza.
Proprio questo precedente rende però più delicata la seconda esperienza. Vanoli conosce già ambiente e parte del gruppo e non ha avuto bisogno del normale periodo di adattamento di un nuovo allenatore. La vittoria di Venezia aveva mostrato immediatamente alcuni effetti del cambio, ma le settimane successive hanno evidenziato che la crisi viola non poteva essere risolta soltanto attraverso una sostituzione in panchina.
Atalanta, Sassuolo e Juventus: tre gare che pesano
Il calendario non concede molto tempo per ritrovare equilibrio. Giovedì 29 ottobre al Franchi arriva l'Atalanta, appena quattro giorni dopo la sconfitta con l'Inter. Lunedì 2 novembre la Fiorentina sarà poi impegnata sul campo del Sassuolo, prima di tornare davanti al proprio pubblico domenica 8 novembre contro la Juventus. Tre partite nell'arco di undici giorni prima della sosta.
Sono appuntamenti che possono cambiare rapidamente la lettura di questo secondo ritorno di Vanoli. La Fiorentina non ha più bisogno soltanto di mostrare segnali di crescita o di disputare buone porzioni di partita: dopo otto giornate servono punti. I 19 gol incassati raccontano una fragilità difensiva evidente, mentre la vittoria di Venezia è rimasta finora un episodio isolato.
La differenza rispetto a un anno fa è soprattutto questa. Nella prima esperienza Vanoli arrivò quando l'emergenza era già evidente e il suo compito era esclusivamente riportare la squadra fuori dalla zona retrocessione. Stavolta era stato richiamato a settembre per evitare che la stagione prendesse quella stessa direzione. Dopo otto giornate, invece, la Fiorentina è nuovamente diciottesima con quattro punti.
Per questo Atalanta, Sassuolo e Juventus rappresentano molto più di tre semplici appuntamenti di calendario. Prima della sosta la Fiorentina deve dimostrare che il 4-2 di Venezia può diventare il punto di partenza di qualcosa e non restare l'unica eccezione di un avvio di stagione ancora profondamente negativo. Il secondo Vanoli era nato per evitare un'altra rincorsa salvezza: a fine ottobre il rischio è che quella rincorsa sia già ricominciata.
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