Fiorentina, che sofferenza. Paratici ha costruito una squadra sui singoli e non sul collettivo e ora la patata bollente è nelle mani di Vanoli. Difesa a tre e mercato, qualche spunto per costruire e non perdere una stagione
Non avevo mai vissuto un così prolungato momento di tormento da quando seguo, prima per affetto e poi con l'aggravante del lavoro, la Fiorentina. E invece questi giorni sono più amari e angoscianti addirittura di quelli che abbiamo vissuto la stagione passata. Questo perché tutti avevamo creduto in un rilancio immediato dopo l'arrivo di Paratici e, sinceramente, anche dopo il mercato estivo. L'entusiasmo per i primi acquisti, per un progetto nuovo, per i cambiamenti apportati, per i milioni investiti, ha lasciato spazio a una sensazione simile al mal di testa ricorrente. Un fastidio misto a rassegnazione che ti affatica anche al solo pensiero. È chiaro che siamo all'inizio di un percorso e che, almeno personalmente, non ho il timore che questa squadra lotti fino alla fine per la salvezza. Ma il semplice fatto di dover parlare della lotta per non retrocedere trasmette già una sensazione di sconfitta che non mi sarei mai immaginato di vivere a ottobre. Ci siamo sbagliati quando pensavamo che bastasse la qualità dei singoli per uscire da mesi di sconfitte e patimenti, ma questo è quello che potevamo vedere dall'esterno, dall'interno la percezione sbagliata ha fatto sicuramente più danni visti i risultati fin qui ottenuti.
Una Fiorentina incompiuta: tanti nomi, poca identità
Mentre veniva costruita questa Fiorentina, non c'era la netta sensazione che invece abbiamo oggi, di una squadra incompleta, o comunque assemblata puntando al talento ma senza tenere conto di una eventuale amalgama. Paratici ha acquistato tanti singoli giocatori che hanno a tratti anche esaltato la piazza, ma che poi, messi insieme, non sono ancora riusciti a trasformarsi in organico. Né con Grosso poi silurato, né dopo il ritorno di Vanoli. Non si tratta di una squadra inallenabile, ma sicuramente di un insieme di giocatori da dover modellare in modo tutt'altro che intuitivo. E infatti il tecnico sta ancora cercando una quadra continuando a cambiare a più ripresa la rosa dei titolari. Il ds ha dato libero sfogo alle sue sensazioni, al suo istinto, andando a prendere giocatori che seguiva da più o meno tempo o anticipando gli acquisti a prescindere dalle cessioni messe in conto e poi rimaste in canna. Questa è una critica che si può muovere nei confronti del dirigente piacentino oltre alla scelta, fallita, del nuovo allenatore. Non una bocciatura, casomai una sovrastima dei singoli rispetto alla costruzione dell'insieme, che adesso potrà correggere solo Vanoli. Almeno fino a gennaio.
Ora contano i punti: il bel gioco (purtroppo) può attendere
Anche se in inverno è inutile attendersi miracoli e forse sarebbe anche ingiusto chiedere grandi sforzi visto quelli profusi solo pochi mesi fa. Sicuramente serve un centrocampista con caratteristiche diverse rispetto a quelli a disposizione, forse un difensore, ma insomma nessuna rivoluzione. Anche perché sarebbe assurdo dopo aver acquistato ben 13 giocatori in estate. Il talento c'è, dicevamo, tutto sta nel capire come metterlo insieme mantenendo l'equilibrio. Ho l'impressione che, al contrario di quanto accaduto nella prima esperienza di Vanoli da subentrante l'anno passato, il passaggio per sistemare uno dei grandi problemi, ovvero la difesa, possa essere il tentativo di giocare a tre dietro. Questo darebbe a Dragusin la possibilità di arretrare un po' e di non trovarsi sempre faccia al vento contro l'avversario di turno e di aumentare il numero di giocatori in difesa di un De Gea dalle polveri bagnate. Sicuramente rischierebbe di mettere a sedere uno o più giocatori presi per giocare con un altro modulo, ma adesso la priorità deve essere la concretezza e i punti per allontanarsi dalla zona calda. Il bel gioco, purtroppo, dovrà ancora attendere. Il momento per invertire la rotta è ora, se si vuole ancora immaginarci una stagione quanto meno senza sofferenza, altrimenti il rischio di un'altra prolungata agonia potrebbe diventare realtà. Con tanti saluti all'idea di costruire qualcosa, perché sotto pressione è impossibile anche costruire con serenità un futuro migliore.
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