Buttato via il gol inatteso del vantaggio. Fiorentina poco furba, orfana di cinismo. Cambi sbagliati, difesa a tre con Valdepenas... Ok alla crescita, ma serve salvarsi. E' chiaro?

Buttato via il gol inatteso del vantaggio. Fiorentina poco furba, orfana di cinismo. Cambi sbagliati, difesa a tre con Valdepenas... Ok alla crescita, ma serve salvarsi. E' chiaro?FirenzeViola.it
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Redazione FV
fonte di Mario Tenerani
Gara a senso unico, con un gol inatteso da difendere con gli artigli ed invece buttato via malamente. Vanoli sul banco degli imputati per i cambi. L'obiettivo primario è la salvezza, lo capiscano tutti: l'editoriale di Mario Tenerani

Tra Inter e Fiorentina ci sono 18 punti in classifica di differenza, a favore dei nerazzurri. Non bisogna aggiungere altro. Le speranze che i viola vincessero a San Siro erano residuali, ma sappiamo anche quanto il calcio possa diventare diabolico e al 20’ della ripresa ne abbiamo avuto la riprova. Jimenez aveva portato in vantaggio la Fiorentina al primo tiro in porta dei viola, per altro di rara bellezza, giunto appunto dopo 65 minuti di gara… Provedel fino a quel punto si era divertito a guardare i suoi da dietro, mentre De Gea aveva fatto gli straordinari. Una gara a senso unico che però improvvisamente si metteva a sorridere ai viola. Ecco, quel dono divino doveva essere difeso con gli artigli, con la disperazione dei più deboli, con la scaltrezza di chi ha fame di punti. Invece è stato buttato via malamente. E’ vero, Gnonto ha avuto la chance per raddoppiare, ma il portiere interista ha deviato in corner. Però al di là di questa occasione, i nerazzurri dopo la rete di Jimenez avevano continuato a spingere sul gas creando pericoli a ripetizione. Al primo minuto di recupero Thuram ha pareggiato e al 50’ Mariani ha fischiato il rigore per il fallo netto di Valdepenas sempre sul centravanti transalpino. Dopo 120 secondi l’Inter ha firmato il 2-1 portandosi a casa il risultato. Per la cronaca sono 13 punti in 8 partite conquistati dai nerazzurri in condizioni di svantaggio, così ci capiamo meglio. Unica annotazione: il recupero di 6 minuti ci è sembrato un po’ largo. 

Rabbia viola ma Fiorentina timida

Rabbia viola, certamente, perché errori così si pagano a caro prezzo e prendono a mazzate il morale. La Fiorentina ha giocato una partita timida, in difesa, senza pungere mai tranne in quelle due situazioni già citate. Come una piccola squadra, con l’umiltà di chi si deve salvare. Non parliamo però di coraggio e desiderio di comandare la partita, ammesso che si possa fare in casa dell’Inter, campione d’Italia. 

Nove palle gol dell'Inter con traverse e De Gea sugi scudi

Il quaderno degli appunti è una via crucis: abbiamo contato 9 palle gol per l’Inter, comprese le due traverse di Carlos Augusto, oltre alle 2 reti e altrettante chance in apertura di primo tempo. Probabilmente c’era anche un rigore per l’Inter per un fallo di Viery, in grande difficoltà, su Thuram. Per la Fiorentina, come detto, il vantaggio di Jimenez e la botta di Gnonto, stop. Ci sono anche 3 parate super di De Gea e altri interventi di media criticità. Anzi, applausi allo spagnolo che in questo ultimo periodo si è beccato tante critiche e lui ha risposto da grande campione qual è. Questo è il resoconto di Inter-Fiorentina. Solo prosa, nessuna poesia.

Vanoli e i cambi che non hanno funzionato

Vanoli è finito sul banco deli imputati per i cambi. Il primo è stato obbligato ed è stato esiziale: Pongracic si è infortunato, al suo posto Viery che purtroppo è stato nettamente insufficiente. Gli altri quattro non li abbiamo capiti anche se Vanoli in sala stampa ha fornito le proprie motivazioni: Jimenez, ormai il bomber della Fiorentina, ha lasciato spazio a Dodò che ribadiamo, ci sembra fuori dal progetto viola ormai da un anno. Quindi è uscito Mastantuono che ci pare il calciatore più forte della Fiorentina e ha soltanto 19 anni. Uno come lui non dovrebbe restare in campo fino alla fine, al netto di eventuali infortuni? Lo ha sostituito Gnonto che per carità, si è battuto, recuperando anche un paio di palloni oltre ad aver sfiorato il gol. Niente da dire sulla sua totale dedizione alla causa, ma Mastantuono è di un lignaggio diverso. Poi è entrato Beto per Pellegrino: all’argentino non è stato recapitato nemmeno un pallone, ma lui però si è sacrificato moltissimo per la squadra senza chiedere niente in cambio. Beto è ancora un fantasma. Tra l’altro è lui che ha perso la palla in attacco che ha dato il via all’azione del pareggio. Infine Joao Mario per Njie. In queste rotazioni non c’è stato spazio per Oulai: per l’ivoriano un’altra partita vista in panchina. Se non è un caso poco ci manca: in fase di interdizione si fa valere e in quel frangente della sfida serviva legna in mezzo al cuore della battaglia. Una possibilità la meritava: quando arriverà il suo turno?

Difesa a tre centrali non convincente

Un altro aspetto che non ci ha convinti è stata la scelta di difendersi a tre, praticamente a cinque, con Valdepenas terzo centrale di sinistra, Dodò terzino destro e Joao Mario sul lato mancino. Un finale che ha consegnato la Fiorentina imprigionata nella propria area. Lo spagnolo in quella posizione è sembrato incerto e non è un caso che il fallo su Thuram sia stato frutto di un intervento ingenuo e goffo. 

Decisioni che tornano poco

Vanoli ha ragione quando dice che i cambi vengono giudicati in base al risultato finale, ma è altrettanto giusto obiettare quando certe decisioni tornano poco. L’allenatore della Fiorentina è un grande lavoratore ed è tecnico capace di riflettere andando in profondità. Il cammino dello scorso anno è un segno più per Vanoli. Il problema è che ci risiamo perché la Fiorentina è incanalata sul binario di una nuova sofferenza. Dopo 8 giornate ha soltanto 4 punti in classifica come Udinese e Parma ed è terzultima in classifica. Ha subìto un numero esorbitante di reti, sono 19 già. La difesa è un groviera, l’attacco impalpabile. Con questo scenario non preoccuparsi seriamente sarebbe da incoscienti. 

Un obiettivo primario: la salvezza

Il manifesto ha un solo imperativo: fare 40 punti. La salvezza come obiettivo principale. Lo devono capire giocatori, allenatore e società. In testa il diesse Paratici che ha costruito questa rosa ed è il primo che deve porsi delle domande senza farsi sconti. Va bene la crescita, ma la serie A viene prima di tutto.