VULPIS A FV, COMMISSO MODELLO PER LA SERIE A MA SARANNO TEMPI DURI. RISPETTO AI DV...

09.04.2020 13:00 di Andrea Giannattasio Twitter:    Vedi letture
© foto di Massimiliano Vitez/Image Sport
VULPIS A FV, COMMISSO MODELLO PER LA SERIE A MA SARANNO TEMPI DURI. RISPETTO AI DV...

La crisi economica del calcio italiano a seguito della pandemia da coronavirus non ha risparmiato nessuno. Nemmeno la Fiorentina che rischia di perdere decine di milioni di euro qualora il campionato di Serie A non dovesse riprendere. Per fare il punto sui principali temi di attualità, tra taglio degli stipendi e "cuscinetto" derivato dai soldi degli sponsor per sopperire a questa recessione, Firenzeviola.it ha chiesto un parere a Marcel Vulpis, direttore di Sport Economy e firma de Il Corriere dello Sport-Stadio in materia di politica del calcio.

Vulpis, che importanza rivestono gli ingaggi della Serie A con la crisi che sta vivendo il calcio italiano in questo stop?
“Il tema degli stipendi è uno dei macroargomenti che devono essere oggetto di una riflessione in questa fase così delicata per il calcio italiano. Da tempo sostenevo che tanti ingaggi fossero folli, fuori della portata del mercato. E mi riferisco sia agli stipendi in sé che alle commissioni pagate ai procuratori. La colpa è dei presidenti che si affidano poi agli stessi agenti per fare delle plusvalenze che servono per risanare i bilanci. Questo rapporto di amore e odio con i procuratori, che sono ormai diventati dei direttori sportivi, ha sempre una duplice valenza. Più che di austerity, la Serie A dovrebbe seriamente guardare alle cifre che sono state sperperate in questi anni”.

Quali sono stati gli errori più grossi commessi?
“Mi piace sottolineare una cosa: il coronavirus è stata la botta finale a un sistema già da tempo precario: la classica goccia che fa traboccare il vaso. Il calcio italiano aveva già delle problematiche a monte e adesso stiamo pagando tutte insieme le inefficienze di un mondo che era al collasso già da una decina d’anni. Ormai da cinque stagioni sportive i costi erano superiori ai ricavi e non c’è mai stata un’inversione di tendenza: ci sono dei modelli gestionali di business del tutto fallati”.

La Fiorentina pare avere le spalle coperte grazie alla forza di Mediacom
“Il fatto di mettere sponsor un’altra realtà imprenditoriale dello stesso proprietario è una cosa molto comune, accade anche da altre parti all’estero ma anche in Italia. Sicuramente se Comisso avesse potuto, avrebbe cercato un’azienda terza che gli portasse denaro fresco. Ad oggi la sponsorizzazione Mediacom per la Fiorentina può essere utile a fine fiscale, di pubblicità, di creazione di costi per pagare meno tasse ma al netto di questo il patron viola non sarà primo né l’ultimo, basti pensare a Mapei del Sassuolo o a Paluani del Chievo. La scelta di puntare sull’azienda di famiglia è il segnale, almeno nella fase di uscita di Della Valle e di entrata di Commisso, di una difficoltà a trovare un’azienda terza che investa sul brand ACF Fiorentina. Già all’epoca dei proprietari di Tod’s c’erano state difficoltà a trovare un marchio importante come main sponsor. Il problema non è certo di Commisso ma è legato al bacino d’utenza: Firenze non si discute, è conosciuta in tutto il mondo ma è come se la Fiorentina fosse il club di una grande provincia italiana. La fanbase è quella, da lì non si esce”.

Come ne uscirà la Fiorentina dalla crisi, a suo avviso?
“Commisso adesso è più penalizzato di altri presidenti perché si trova in questa fase delicata del calcio italiano alla sua prima esperienza da proprietario di un club di A. Oggi lui ha fatto degli investimenti importanti, i ritorni sono stati forse inferiori rispetto a quelli che si aspettava, sia sotto il profilo sportivo sia anche per quanto riguarda la mediaticità e i ricavi dell’operazione. Nei passaggi di proprietà i primi due anni sono però quelli più difficili ecco perché Commisso deve rendersi conto (ma già lo sa) che sarà dura generare utili nel primo biennio ma deve mettere le basi perché la gestione aziendale diventi profittevole. Io dunque mi aspetto altri mesi non troppo positivi, in termini economici, per il club viola”.

C’è tuttavia il margine di una rinascita?
“Certamente. Se il patron riuscirà a portare il suo modo di fare business dagli Usa all’Italia probabilmente per la Fiorentina può essere un cambiamento importante rispetto alla famiglia Della Valle con la quale dopo un iniziale periodo di mecenatismo, con grandi calciatori portati a Firenze, c’è stato un profondo disamoramento con Firenze acuito dall’utilizzo del modello dell’autogestione finanziaria. Oggi però c’è bisogno di un’iniezione di denaro fresco come sta facendo Commisso: se lo continuerà a fare anche in un momento di depressione come quello attuale presto la Fiorentina ne trarrà benefici. Le uscite di cassa sono l’unico modo per rimettere in asse il club. In tal senso i viola possono fare scuola a tante realtà della Serie A”.