CIULLINI A FV, PREPARAZIONE E COVID: CALLEJON MAI IN FORMA. IL BENEVENTO PROGRAMMA

08.03.2021 16:00 di Redazione FV Twitter:    Vedi letture
Fonte: Alessandro Di Nardo
CIULLINI A FV, PREPARAZIONE E COVID: CALLEJON MAI IN FORMA. IL BENEVENTO PROGRAMMA
FirenzeViola.it
© foto di Giacomo Morini

La stagione anomala che stiamo vivendo ed i tanti impegni ravvicinati hanno prodotto dati allarmanti sul fronte infortuni: a metà dicembre (con 6 partite ancora da disputare nel girone d’andata) in Serie A avevamo già superato la metà degli infortuni della stagione scorsa; le squadre che hanno disputato le coppe europee hanno avuto un totale di 634 partite saltate dai loro giocatori e, anche le altre hanno subito un incremento di infortuni significativo. È il caso della Fiorentina: quello di Amrabat è solo l’ultimo dei problemi fisici accusati dai giocatori viola e le indisponibilità delle ultime settimane hanno incrementato i rimpianti per un mercato, quello di gennaio, che ha visto il club gigliato sfoltire decisamente la rosa. Per parlare di questo e delle implicazioni legate al Covid nella preparazione fisica noi di FirenzeViola.it abbiamo contattato un esperto, Alessandro Ciullini, preparatore atletico fiorentino con esperienza di lungo corso, ora in forza al Livorno:“I numeri degli infortuni parlano chiaro: questa è una stagione diversa dalle altre e la parte atletica risente degli impegni fitti. La stagione per le squadre è iniziata in ritardo e in date diverse tra loro. Gli impegni compressi in poco tempo hanno fatto sì che ci fosse poco tempo per lavorare e per recuperare tra una partita e l’altra, questo crea un aumento dei problemi muscolari tra i giocatori. Aggiungiamoci anche il problema dovuto alle positività al Covid (che spesso colpiscono in blocco una squadra) con conseguente quarantena e successiva visita di idoneità per riprendere l’attività sportiva”.

Proprio sul Covid: ha notato una differenza significativa nelle prestazioni atletiche dei giocatori prima e dopo il contagio?
“Fortunatamente da noi non abbiamo avuto casi di giocatori positivi, ma confrontandomi coi colleghi di altre squadre ho capito che la difficoltà maggiore è quella di ritrovare la condizione migliore dopo aver superato il Covid, sopratutto per quanto riguarda la resistenza allo sforzo fisico: è un virus che intacca i pomoni e questo crea criticità nel recupero fisico dopo un'attività motoria, alcuni giocatori impiegano molto tempo per tornare in forma”.

Capitolo Fiorentina: a fronte dei diversi infortuni delle ultime settimane, pensa che alcune cessioni di gennaio, ad esempio quella di Duncan, siano state un po’ frettolose?
“Difficile esprimermi non conoscendo la situazione interna: è facile parlare col senno di poi, credo che le cessioni siano state fatte per dare spazio a giocatori che non venivano comunque impiegati né considerati molto. Magari il problema giunge quando i sostituti arrivati dal mercato non sono subito in forma. Penso a Kokorin e soprattutto all’acquisto di Callejon, un giocatore arrivato ad ottobre e che, tra Covid e poco spazio concesso, non ha mai trovato il ritmo partita. In questa stagione così convulsa è ancora più difficile recuperare la condizione, visto che c’è poco tempo per rimettersi in pari con gli altri”.

Un parere invece da tifoso viola, come giudica il momento della squadra?
“Sono dispiaciuto per l’annata che stiamo vivendo, ci aspettavamo di più anche visto l’entusiasmo portato da Commisso; sognavamo certamente una stagione diversa ma a volte ci sono imprevisti. Non credo ci sia un maggior responsabile di questo momento, anche perché la proprietà è nuova, si sono cambiati i giocatori e pure l’allenatore”.

Per chiudere, lei ha lavorato anche col Benevento: pensa che la società campana sia un modello da seguire per le nuove proprietà?
“Ho avuto la fortuna di lavorare coi fratelli Vigorito qualche anno fa, quando il Benevento era in Lega Pro: già da allora si vedeva che il presidente aveva un progetto ed idee molto chiare, con un obbiettivo ben delineato. I risultati del club non mi stupiscono perché nascono da una programmazione di 7-8 anni, durante i quali può anche capitare una retrocessione alla prima in A come è successo ai campani, ma la solidità economica e organizzativa alla lunga fa la differenza. Sento ancora qualche membro dello staff del Benevento e tutti mi parlano di un ambiente che funziona alla meraviglia, credo che nel suo piccolo (Benevento non è certo la realtà che è Firenze) quello di Vigorito sia un progetto da imitare per tutti”.