Fiorentina, si è aperta una finestra. De Gea para, Fagioli dirige, Kean segna. Dragusin, Dominguez, Brescianini e... un mercato che cambierà la squadra

Fiorentina, si è aperta una finestra. De Gea para, Fagioli dirige, Kean segna. Dragusin, Dominguez, Brescianini e... un mercato che cambierà la squadraFirenzeViola.it
Oggi alle 11:00L'editoriale
di Mario Tenerani

La fucilata nella notte, quella che ti fa sobbalzare insieme al bagliore che sprigiona. Una vittoria disperata in pieno recupero nella partita che aveva un solo risultato prima del baratro: i 3 punti. “Abbiamo aperto una finestra…”, ha detto a fine gara Vanoli. Ha ragione, la sensazione è quella. Niente di più, però. Perché se la situazione prima era drammatica adesso lo è poco meno. Ma appunto, si è aperta una finestra…

La Fiorentina non è più ultima, dietro ha il Pisa che comunque ha gli stessi punti (sono 12, ma con peggiore differenza reti). Ed è appaiata al Verona (sconfitto dal Torino, ma con una partita da recuperare come Lecce e Parma). Il Genoa quartultimo ha 3 lunghezze in più. Mentre il Lecce è più alto di 5 punti. Insomma, il gruppone dei disgraziati, quelli che lottano per mantenere la categoria, è compatto. Per la Fiorentina rientrare almeno in questa pattuglia significa respirare, cioè avere quasi la testa fuori dell’acqua. Dopo però dovrà nuotare con tutta la forza che avrà perché la riva è lontana, quasi un miraggio

Era dal 28 settembre in campionato, a Pisa per la cronaca (0-0), che la Fiorentina non concludeva una partita senza subire gol. Oltre 3 mesi a raccattare palloni nella propria porta. E’ un dato che fa sperare in un’inversione di tendenza. Forse c’entra un’organizzazione difensiva diversa, magari pure il reparto con quattro uomini è servito. 

Nelle ultime 3 partite la Fiorentina ha vinto 2 volte segnando 5 gol all’Udinese e uno alla Cremonese. Nel mezzo la sconfitta di Parma che ha fatto arrabbiare tutti. Ma 6 punti così ravvicinati sono uno scaldino da tenere ben serrato tra le mani. Ravviva l’anima. Qualcosa si intravede. Senza svolazzi, ma la vittoria con i grigiorossi è stata meritata. Nel primo tempo 4 occasioni viola vere, compresa la traversa di Parisi, e un rigore dato, tolto e masticato male perché c’era. E qui si torna sul Var, non sugli arbitri. Perché La Penna lo aveva concesso, decisione da campo e anche corretta. Lo hanno mandato al monitor e come accade nel 90 per cento dei casi decisione revocata. Questa si chiama moviola ed è un’altra storia. Peccato perché la sfida avrebbe potuto ricalcare le orme e le forme del trionfo sull’Udinese. Nella ripresa la Fiorentina ha fatto più fatica, ma mentre la “Cremo” ha continuato a passeggiare senza convinzione creando un solo imbarazzo, Sanabria ha impegnato De Gea, i viola hanno avuto il pregio di continuare pervicacemente a cercare quel gol poi arrivato al minuto 47, vicino alla scadere. La Fiorentina ha dimostrato di essere viva. Anche nei combattimenti ruvidi con gli avversari. Il sangue ha ricominciato a scorrere nelle vene. Con questo spirito la fiammella di un domani migliore potrebbe diventare un incendio

Ha segnato Kean (entrato al 38’ della ripresa) che aveva saltato quattro allenamenti causa un permesso concesso dalla società per “una questione legale che non poteva essere più rimandata”, ha spiegato Vanoli. Per Moise un bel timbro che potrebbe avere su di lui effetti taumaturgici. Il cross, l’unico fatto bene dai viola in tutta la partita, lo ha fatto Solomon, debuttante assoluto. L’israeliano ha impattato bene, è ben augurante. Bravo anche Fortini ad andare a schiacciare quel pallone di testa, parata sulla linea di Audero e tap-in di Kean, appostato come un leone. 

Abbiamo detto della parata decisiva di De Gea su Sanabria, poi della rete di Kean. Siamo tornati per un attimo all’annata dei 65 punti di Palladino: lo spagnolo chiudeva la porta e Moise scardinava quella avversaria. Nel mezzo infilateci Fagioli che ha infilato la quarta regia convincente e consecutiva in campionato. Morale: uno para, un altro dirige e il centravanti segna. In fin dei conti il calcio non sarebbe poi così difficile. 

Una citazione la merita anche Comuzzo: con Vardy c’erano 18 anni di calcio di differenza, ma non si è visto il disagio. Pietro ha fatto una prestazione di valore, abile anche nelle preventive. Comuzzo sta tornando sui suoi livelli: un muro. 

E ora il mercato. Intanto partiamo da Paratici: forse arriverà in questi giorni, forse dopo il 10 di gennaio, forse addirittura a trattative concluse. Non si sa, ma si è capito che Solomon è affare suo così come i nomi che stanno girando. Il filo con Goretti è costante, sono loro l’asse della fiducia di cui Firenze ha bisogno. Gente di calcio, non di parole vuote. Paratici al Viola Park prima possibile farebbe un gran comodo, per spogliatoio, allenatore e dirigenza. Ma se ancora non si può fare e nel frattempo il nuovo manager viola rivolta come un guanto la Fiorentina, ci accontentiamo. Perché questo gruppo ha bisogno di una trasfusione tra chi esce e chi entra. 

Paratici ha una propria cifra sul mercato: tratta 4-5-6 calciatori contemporaneamente. Questo gli serve per depistare i giornalisti specializzati e anche la concorrenza. Dunque, aspettiamoci di tutto. Le indiscrezioni fioccheranno e paradossalmente saranno vere, ma non necessariamente efficaci. In difesa Dragusin, ex Genoa, Samp e Juventus, è reduce da un infortunio al ginocchio, ma è rientrato: il Tottenham lo può dare e chi meglio di Paratici lo può prendere. A centrocampo i due atalantini Samardzic e Brescianini sono ancora prede sensibili: il club viola potrebbe prenderli entrambi. Come esterno il bolognese Dominguez potrebbe lasciare i rossoblu: il diesse Sartori se il giocatore glielo chiede può liberarlo fino a giugno. Certo, il Bologna deve fare un’operazione in entrata. 

Chi se ne va da Firenze? Al di là dei cosiddetti big che dovrebbero essere blindati, gli altri sono tutti in ballo. Richardson a Nizza, Martinelli verso la Sampdoria, Nicolussi Caviglia molto vicino al Cagliari, poi Viti (anche per lui piste estere) e forse anche Pablo Mari’. Pure Mandragora è a rischio partenza. La rivoluzione viola è iniziata.