Crisi calcio italiano, Corvino: "Non fa onore a nessuno vedere Lecce come esempio negativo"

Crisi calcio italiano, Corvino: "Non fa onore a nessuno vedere Lecce come esempio negativo"FirenzeViola.it
Oggi alle 12:45Ex viola
di Redazione FV

Lunga intervista concessa stamani da Pantaleo Corvino al Corriere dello Sport-Stadio. L'attuale dirigente del Lecce, con un lungo passato anche alla Fiorentina, dopo aver presentato lo scontro diretto tra salentini e viola ha parlato anche delle enormi difficoltà del calcio italiano. Questa la sua disamina: "Non voglio fare il professore. Pensiamo veramente che gli insuccessi della Nazionale siano responsabilità dei presidenti federali o dei ct? Avete visto chi è stato chiamato a guidare l’Italia in panchina dopo gli insuccessi? Allenatori che avevano fatto bene nei club. Pensiamo che Gravina o chi lo ha preceduto sia davvero non all’altezza? Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Coverciano funziona. Abbiamo vinto quattro Mondiali e le strutture di allora non erano superiori rispetto a quelle di adesso. Dunque le ragioni saranno altre e andranno valutate bene. Forse la colpa è di un sistema strutturale che si fa fatica a cambiare. E non si cambia sparlando in tutte le sedi, anche chi non avrebbe alcun titolo: ma sedendoci a un tavolo o più tavoli per il bene della Nazionale".

Corvino, poi, dice la sua sulla questione stranieri nel nostro calcio: "Sarò sincero e voglio urlarlo per l’ultima volta: non fa onore a nessuno trovare nel Lecce, nel momento storico che il calcio italiano sta attraversando, un esempio negativo. Come responsabile dell’area tecnica quando devi costruire per trasformare le migliori potenzialità in qualità, diventa necessario andare a cercarle dove sono, anche lontano: questo se ne trovi pochissime nel tuo territorio e non te lo puoi permettere economicamente in Italia. Come si fa a non capire che per club come il nostro tutto questo è una necessità, che diventa l’unica condizione e si trasforma anche in virtù? Tutto questo non è facile, ci vuole coraggio, ma è l’unica strada per sforzarsi a portare più risorse tecniche possibili in prima squadra sperando che si trasformino anche in risorse economiche. E questo ti consente allo stesso tempo di mantenere la Primavera 1 di Serie A e competere contro i club più blasonati. Il Lecce rimane sempre nelle regole. Se poi uno va a vedere la nostra storia, con me responsabile dell’area tecnica, si renderà conto che dalla Primavera sono venuti fuori scudetti e risorse tecniche con ragazzi italiani come Miccoli, Pellé, Rosati, Rullo, quando li ho potuti cercare e trovare".