La lenta e inesorabile decrescita della dimensione europea della Fiorentina. Più che l'allenatore contano i piani per l'immediato futuro
E’ finita con gli applausi della curva per una squadra che, almeno, ha salvato la faccia nella gara di ritorno. Per la verità la Fiorentina si è limitata a vincere una gara virtuale, perché il discorso qualificazione già ampiamente sviscerato dagli inglesi all’andata si è chiuso dopo nemmeno 20 minuti di gioco, quando il contropiede del Crystal Palace ha tagliato come lama nel burro la difesa viola, ma almeno i 20.000 del Franchi non hanno rivisto lo spaesamento generale che a Selhurst Park aveva consentito alla squadra di Glasner d'ipotecare il passaggio del turno e nemmeno i passaggi a vuoto che già nella fase del girone unico aveva consentito a Mainz e Losanna di portare a casa il risultato pieno.
Vanoli gioie e dolori
Così ancora una volta il dibattito è ruotato intorno al tecnico, rinfrancato dalle voci degli ultimi giorni sull'eventuale conferma, certamente protagonista di un cambio di passo che in campionato ha riportato la squadra in quota ma pur sempre discusso per le scelte di giovedì. Che si trattasse di un ritorno a 3 in difesa poco convincente o di sostituzioni che, negli ultimi 20 anni, non hanno dato la spinta attesa alla squadra (che aveva ancora bisogno di segnare 2 gol). Sotto questo profilo l'apporto di Vanoli è stato indubbiamente determinante per tirarsi fuori dalla zona retrocessione, come probabilmente quello di Paratici su uno spogliatoio in subbuglio, ma ad oggi non pare sufficiente a chiudere il discorso conferma vista l'incertezza che ancora regna sul suo futuro.
La questione allenatore
Mentre tiene già banco la questione allenatore, tra la presunta rivoluzione che potrebbe avviare Paratici, i contatti con Grosso, ma pure le indicazioni riferite dal Corriere dello Sport su una conferma di Vanoli possibile al 99% l'interrogativo principale resta legato al piano di rilancio che la Fiorentina dovrà presentare. Perchè ancor prima d'individuare la giusta figura da mettere in panchina, o confermare chi già c'è, sarà fondamentale costruire un percorso chiaro e soprattutto condiviso da tutte le anime del club, dalla proprietà alla dirigenza.
La lenta decrescita della dimensione europea
Di certo sul tavolo delle riflessioni resta il cammino europeo della Fiorentina di Commisso, un poker di partecipazioni europee che non hanno sortito il tanto atteso trofeo da mettere in bacheca. Certo, a dispetto di tante valutazioni le battute finali della Conference League non sono mai state esattamente agevoli come i turni precedenti, ma soprattutto i viola parevano avere molto (se non tutto) per aspirare finalmente alla vittoria finale. Niente di tutto questo, anche per le conseguenze di un campionato disastroso, e di conseguenza anche un bilancio finale che a partire dalle prime 2 finali consecutive si è concluso con una lenta ma inesorabile decrescita di quella che doveva essere la dimensione europea della Fiorentina.
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