W. Sabatini 'consiglia' Paratici: "È sempre sul pezzo, ma dovrebbe parlare di più"
Walter Sabatini ospite di Radio FirenzeViola. Il navigato direttore sportivo, oggi alla Pro Patria, è intervenuto nel corso di "Garrisca al Vento" e ha fatto il punto sulla Fiorentina attuale. Tanti i temi toccati, a partire dall'operato del collega Fabio Paratici, ds viola: "Il calcio non risparmia nessuno, brucia rapidamente idee e convinzioni. Basta un palo interno o un calcio d'angolo battuto male per cambiare la stagione di calciatori, allenatori e direttori sportivi. So che Fabio è un dirigente di grande abilità, con una notevole intensità lavorativa: è un uomo sempre sul pezzo e ha già fatto cose importanti per la Fiorentina".
Come vede questa rosa?
"La squadra ha un problema: è molto talentuosa in tutti i reparti e dispone di tanti giocatori di qualità. Le squadre con queste caratteristiche devono aspettare che i propri talenti, o presunti tali, cambino marcia ed entrino in una dimensione nuova. La Fiorentina non è una squadra ordinaria, composta soltanto da giocatori di corsa e fisici: esprime talento in tutte le zone del campo. Bisogna avere pazienza e aspettare che scatti il meccanismo capace di animare questi giocatori. Magari si passerà dalla sofferenza e dalle sconfitte a vittorie anche larghe. Mi fido del calcio, di chi ha scelto questi giocatori e di chi li allena. Se fossi un tifoso della Fiorentina non sarei così arrabbiato: sarei deluso, ma aspetterei prima di esprimere giudizi definitivi. È quello che consiglio a tutti a Firenze in questo momento".
Forse il mercato di Paratici è stato un po' caotico?
"Il caos ha sempre fatto parte del calcio, anche nella mia vita professionale. È una componente che accompagna questo mondo: si prende una decisione, poi si cambia idea, si perde un obiettivo e se ne insegue un altro. L'importante è avere l'energia, la forza e le capacità mentali per affrontare tutti i problemi che si presentano. Credo che alcune difficoltà della Fiorentina possano risolversi fisiologicamente, attraverso il lavoro e le partite. Dentro questa squadra c'è un embrione di forza che deve ancora essere sviluppato, ma i tempi non possono essere infiniti. Ci sarà poi il mercato di riparazione, nel quale si potrà intervenire se dovessero emergere carenze in uno o due ruoli. A quel punto toccherà al direttore sportivo e a Goretti, che considero un professionista di grande valore e un ottimo collaboratore".
A livello di gioco che cosa ne pensa della Fiorentina di oggi?
"Ho visto giocare la Fiorentina e ritengo che abbia qualità ancora inespresse. Bisogna concedere alla squadra un po' di tempo per capire che cosa potrà diventare. Se la mia impressione si rivelasse sbagliata e queste qualità non emergessero, significherebbe che anch'io ho sbagliato valutazione. Ma sono convinto di quello che dico. Il calcio è pieno di paradossi. Pensiamo a Belahyane, alla Lazio: fino alla scorsa stagione era un giocatore molto criticato, mentre oggi è diventato un elemento fondamentale in mezzo al campo. Oppure a Lobotka, che ha avuto un ruolo importante nel percorso del Napoli verso lo scudetto".
Esiste il rischio che la stagione precipiti, per il secondo anno di fila?
"Non dimentichiamo quello che è successo l'anno scorso, ma quella stagione è finita. Adesso abbiamo una nuova squadra, che va sostenuta fino a prova contraria. Mi sembra ingeneroso continuare a giudicare il presente soltanto attraverso le sofferenze del passato. Questa formazione potrebbe cominciare a fare bene anche spontaneamente, grazie alla crescita dei giocatori e al lavoro quotidiano. Se così non fosse, magari basterebbe inserire un paio di elementi per cambiare gli equilibri. Non boccierei il lavoro di Paratici e tanto meno quello dell'allenatore. Bisogna lavorare".
Si è fatto un'idea dell'esonero di Grosso?
"La questione della funzione dell'allenatore e delle decisioni prese dalla società è un discorso a sé, sul quale preferisco non entrare. Mi è dispiaciuto molto per Fabio Grosso, perché lo considero un allenatore fenomenale, ancora agli inizi di un percorso che avrebbe potuto portarlo a fare molto bene. Ha vinto campionati di Serie B e ha fatto benissimo nella sua prima stagione in Serie A con il Sassuolo. Quando era stato scelto, dentro di me avevo applaudito silenziosamente, perché mi sembrava una decisione molto valida per una società come la Fiorentina. Il suo esonero mi ha sorpreso e, devo dire, mi ha anche un po' disturbato".
Si dice spesso a Firenze che Paratici comunichi male, o poco. Lei come si muoverebbe al posto suo?
"Non so esattamente quanto e quando parli Paratici, ma sono convinto che un direttore sportivo debba rendere conto anche alla gente. I tifosi hanno bisogno di essere informati e, attraverso l'informazione, possono trovare maggiore tranquillità. Consiglierei quindi a Fabio di parlare il più possibile quando ci sono problemi da affrontare. Non mi riferisco necessariamente al prepartita, che è soprattutto un momento formale, nel quale si finisce per dire che l'avversario è forte e che bisogna fare bene. È dopo una gara, oppure durante la settimana, che parlare della squadra e delle difficoltà può aiutare i tifosi a capire e ad avere più pazienza. Mi meraviglia anche un po' che Fabio non lo faccia, perché ha un'ottima capacità dialettica e sa intrattenere molto bene la stampa. Forse è sotto pressione, oppure è stanco. La Fiorentina rappresenta un impegno molto pesante".
Mastantuono è stato accolto alla grande, però non sta rendendo al massimo.
"Deve continuare a credere in sé stesso, perché è un giocatore con caratteristiche molto argentine. Basta osservare come si comporta quando gli contendono il pallone: lo difende con una tenacia tipica dei calciatori argentini. Questa forza interiore, unita alle sue qualità balistiche e alla sua inventiva, lo porterà a fare molto bene. È un giocatore che adesso va aiutato, perché ha qualità importanti. Ha giocato nel River Plate ed è stato un ragazzo che nel calcio argentino ha dovuto trovare la propria strada. Quando lo vedo giocare, riconosco in lui la determinazione dei grandi calciatori argentini, come Sivori e Maradona. Naturalmente non sto facendo paragoni tecnici, perché essere un buon giocatore non significa poter essere accostato a Maradona. Mi riferisco al carattere, alla voglia di vincere i duelli, di esserci e di lasciare il segno. Sono caratteristiche che lo aiuteranno moltissimo".
A sensazione, la Fiorentina rischia davvero di retrocedere?
"Ma non scherziamo. Nella mente e nell'anima dei tifosi viola è ancora molto presente quello che è successo nella passata stagione. Anche i giocatori portano con sé quella paura, ma credo che l'esperienza vissuta possa spingerli a reagire e a dare il meglio. La paura non deve bloccarli: al contrario, l'esperienza amara dell'anno scorso può diventare uno stimolo per fare meglio. Per esprimersi al massimo, i calciatori hanno bisogno che tutte le componenti siano al posto giusto: devono dormire bene, non perdere autostima e sentirsi sostenuti. Non credo che si debba vivere con il timore costante di rivivere la stagione passata. Allo stesso tempo, però, non la dimenticherei se fossi all'interno della società: quell'esperienza deve servire per individuare e risolvere i problemi, evitando che si ripetano".
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