Vanoli come Cuesta, Fiorentina-Sassuolo è lo specchio della Serie A: il segreto sta nel 'prima non prenderle'
Fiorentina-Sassuolo 0-0 è il perfetto spot, ahinoi, della Serie A 2025/26. Due squadre che arrivano ai primi caldi con poco e nulla da chiedere, ritmo da lambada brasiliana. encefalogramma emotivo piatto o quasi e giocate estemporanee - emblematico il fatto che l'unico brivido dell'ultima mezz'ora sia scaturito da un tiro da trenta metri di un difensore centrale, Pietro Comuzzo-. Insomma, siamo questi: un campionato già finito per almeno 14 squadre, che si accende solo per una corsa alla Champions comunque delineata da un altro narcotico 0-0 nel 'big match' di giornata tra Milan e Juventus e una lotta salvezza che, salvo tracolli storici, riguarderà solo i modestissimi Lecce e Cremonese, mentre le altre due, Pisa e Verona, sono di fatto retrocesse da marzo.
Fiorentina-Sassuolo è stata poche cose. Una sorta di pubblicità progresso per denunciare alcuni difetti del nostro movimento - c'è una squadra che è senza centravanti di ruolo che preferisce far giocare il numero dieci davanti per 97' piuttosto che provare un classe 2006, (non 2012), Riccardo Braschi, in quel ruolo - ma anche l'ennesima medaglia al petto di chi mette il risultato prima di tutto. Il fine giustifica i mezzi e gli 0-0. La filosofia di tanti allenatori, sposata - per esigenza - anche da Paolo Vanoli. Il momento in cui è passato al 'lato oscuro' coincide con l'incrocio con lo stregone iberico, Carlos Cuesta. Fiorentina-Parma 0-0, un calcio ridotto a uno sbuffo involontario, proprio per far capire al collega che sì, è così che ci si salva. Il Parma lo ha fatto, con quattro giornate d'anticipo e segnando appena un gol in più del Pisa, che di punti ne ha 24 in meno dei ducali.
Da allora anche la Fiorentina ha accolto la svolta brutalista che va per la maggiore e ha trincerato la difesa: sette risultati utili consecutivi frutto soprattutto di 4 clean sheet, appena tre reti subite (nelle precedenti sette De Gea ne aveva incassati undici), una vittoria convincente contro la Cremonese, un bel pareggio contro l'Inter, una prova solida con la Lazio, poi prestazioni 'd'ingegno' per esser gentili, contro Parma appunto, Verona, Lecce e Sassuolo.
Il fatto che nel post-partita sia Paolo Vanoli che Daniele Rugani abbiano ripetuto una frase, "Quando non si può vincere non si deve perdere" - nazionalizzazione del locale 'meglio avé paura che buscanne' - è anche questo un manifesto dello spirito del tempo, di un campionato misero e di una mentalità 'molto italiana' che ha preso in ostaggio pure la Fiorentina, una squadra che, a detta del suo Ds Fabio Paratici, dovrebbe rispecchiare in campo la bellezza della sua città. Ma questo riguarda il progetto futuro. Il presente è una medicina amara ma necessaria. Perché nel contesto attuale Cuesta ha dimostrato di funzionare. E perché, quando Paolo Vanoli, alla domanda su quali sono gli argomenti che può portare a Fabio Paratici per meritare la conferma, spiega candidamente 'io non dico niente, parlano i fatti', associando implicitamente fatti a risultati, ha ragione, perché tutto (purtroppo) si riduce a quello.
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