Joao Mario: "Ecco cosa mi chiede Vanoli. Atta mi ha colpito tanto"

Joao Mario: "Ecco cosa mi chiede Vanoli. Atta mi ha colpito tanto"FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 20:40Primo Piano
di Redazione FV

Il terzino della Fiorentina, Joao Mario, ha rilasciato una lunga intervista a RTV38. Queste le sue dichiarazioni.

Come stanno andando questi giorni di sosta?
"Le cose stanno andando bene. È vero che l'allenatore e lo staff tecnico hanno sfruttato questa pausa per gli impegni delle Nazionali per sottoporci a carichi di lavoro maggiori e cercare di alzare il livello di forma fisica della squadra. Stiamo lavorando duramente, con doppie sedute di allenamento. La squadra è in buone condizioni e si sta preparando al meglio per ripartire forte alla ripresa del campionato".

Che cosa è cambiato con Vanoli?
"La situazione sta migliorando, anche per quanto riguarda i risultati rispetto alla gestione del precedente allenatore. Al suo arrivo, il tecnico ha cercato di farci capire che dovevamo diventare un gruppo più coeso. Credo che stiamo lavorando proprio in questa direzione: essere più squadra, sapendo attaccare bene ma anche difendere. È ciò che serve per vincere partite, titoli e campionati, ovunque. Penso che stiamo facendo un ottimo lavoro sotto questo aspetto. Sento che la squadra è in un buon momento e c'è energia positiva. Abbiamo tutte le carte in regola per fare bene se continuiamo così".

Che cosa le chiede il mister?
"L'allenatore mi chiede di fare il mio lavoro, quello che mi riesce meglio, e di aiutare la squadra sia in fase offensiva che in quella difensiva. Vuole che giochi secondo le mie caratteristiche naturali e che porti energia attraverso le mie corse, le progressioni palla al piede e le mie qualità tecniche. Mi sta aiutando molto in questo senso, sia che io giochi a destra sia a sinistra. Posso rappresentare un'opzione valida, quindi sono sempre a completa disposizione dell'allenatore e della squadra".

Come ha vissuto l'addio al Porto?
"Il periodo trascorso al Porto è stato molto positivo per me. Mi ha aiutato a crescere sia come persona sia come giocatore. È diventata casa mia, il luogo in cui mi sono evoluto professionalmente e personalmente. In seguito ho sentito il bisogno di una nuova esperienza, di scoprire cosa significasse giocare in un campionato diverso. Credo di aver fatto la scelta giusta venendo in un campionato estremamente competitivo come la Serie A, caratterizzato da un livello qualitativo molto alto. Sono quindi convinto di aver preso la decisione giusta e spero di ottenere grandi risultati".

Come si trova a Firenze?
"Molto bene. La città è incredibile, davvero bellissima. Si percepisce la grande passione dei tifosi per la Fiorentina. Ho girato un po' per la città e si nota qualcosa legato alla squadra a ogni angolo. Si respira davvero la passione della città per il club. La Fiorentina è una società di alto livello, con grandi giocatori, ottime strutture e una storia importante. Sono felice della scelta che ho fatto".

Sua figlia nascerà a Firenze. Che significato ha per lei?
"È qualcosa che ricorderò per sempre. Sarà la mia prima figlia e nascerà qui a Firenze. È un evento che lascerà un segno indelebile in me. Porterò sempre con me un legame con questa città per il resto della mia vita".

Come descriverebbe Mastantuono?
"Mastantuono ha una qualità incredibile e sta vivendo un'annata importante. Tutti possono vedere le sue qualità palla al piede, il dribbling e la resistenza, oltre a quanto contribuisca alla squadra sia in fase offensiva sia difensiva. È un aspetto in cui sta migliorando. Ovviamente le sue doti naturali sono soprattutto legate all'attacco ed è un giocatore di grande qualità. Ha ancora ampi margini di crescita perché è giovane e il suo potenziale è enorme. Speriamo che possa darci un grande contributo in questa stagione".

C'è un altro compagno che l'ha particolarmente colpita?
"Ce ne sono tanti e potrei citare numerosi esempi. Arthur (Atta, ndr), per esempio, è un grande giocatore. Apprezzo molto i calciatori dotati di grande qualità tecnica e lui è uno di questi. Non è solo una questione di abilità palla al piede, ma anche di resistenza e della capacità di coprire tutto il campo con grande intensità. È un giocatore di altissimo livello e prevedo per lui un grande futuro".

È vero che da bambino era molto timido?
"Sì, è vero. Sono sempre stato un po' timido. Forse dipende dall'infanzia o da alcune esperienze che mi hanno plasmato in questo modo. Non saprei dirlo con certezza, ma sono sempre stato una persona molto tranquilla. Detto questo, quando devo parlare, lo faccio. E una volta che entro in confidenza con le persone, mi apro. È semplicemente il mio modo di essere e di pormi e credo che rimarrò sempre così".

Sogna ancora di tornare in Nazionale?
"Sì, certamente. Ho già avuto il piacere, l'opportunità e l'orgoglio di rappresentare la Nazionale. Naturalmente credo che tutti noi giocatori sogniamo di vestire la maglia della Nazionale o, nel mio caso, di tornarci. È questo l'obiettivo per cui lavoro ogni giorno. Non solo aiutare il club in cui gioco, ma anche tornare un giorno in Nazionale e rappresentare il mio Paese. È motivo di orgoglio per qualsiasi giocatore".

Che cosa dovrà succedere per poter definire positiva questa stagione?
"Credo che, per poter dire a fine stagione di aver disputato un'annata positiva, dobbiamo cercare di migliorare partita dopo partita e dare sempre il massimo. Ritengo che questo sia l'aspetto più importante: uscire dal campo con la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per vincere la partita. Credo sia proprio questo che si aspettano da noi gli osservatori esterni e i nostri tifosi. È il minimo che si aspettano e ciò che cercheremo di fare. Naturalmente dobbiamo affrontare una partita alla volta. Abbiamo avuto un inizio di stagione difficile, ma sento che possiamo ancora riprenderci e raggiungere gli obiettivi prefissati all'inizio. In particolare, la qualificazione alle Coppe Europee. È per questo che ci impegneremo".