RISPOSTE & RISPOSTE

04.12.2020 00:00 di Tommaso Loreto Twitter:    Vedi letture
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FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca

Non si fa sentire da un po’ Rocco Commisso, almeno non direttamente, e più in generale in questo avvio di stagione il proprietario americano della Fiorentina ha notevolmente limitato la propria esposizione mediatica. Colpa di un ambiente che - lo si è capito bene - trova eccessivamente critico, ma probabilmente anche di un rendimento della squadra che lo delude prima ancora di qualsiasi tifoso. L’assenza di interventi pubblici, tuttavia, non prelude necessariamente a un allentamento dell’attenzione.

Anzi, pensando bene al personaggio in questione vien da pensare che sia tra i più preoccupati per la piega presa dalla classifica, e di certo anche tra i meno soddisfatti per come determinati investimenti non stiano rendendo. Nel mea culpa sostenuto dal diesse Pradè mercoledì sera a Rtv38 risuona tutta l’impellenza dei viola di cambiare marcia e riprendere degnamente il cammino, e se lo stesso dirigente ha chiamato in causa i giocatori è lecito pensare che il pensiero sia lo stesso del presidente.

In altri termini è proprio Commisso il primo ad attendersi risposte importanti dalla squadra, a cominciare dalla squadra e proseguendo lungo un cammino che da qui a Natale sarà tutt’altro che semplice. Se il cambio di allenatore ha scoperchiato una problematica tecnica che molti avevano anticipato il rendimento insufficiente di gran parte della rosa va ben oltre qualsiasi più pessimistica previsione, ed è logico che spetta ai diretti interessati la prima vera mossa per togliersi dai guai.

C’è semmai da domandarsi quanto ottimismo possa ancora coltivare il patron viola sulle altre risposte attese, quelle in arrivo da Roma per lo stadio. Appurato che determinati toni non sono piaciuti e che non mancano i pareri contrari a interventi troppo invasivi sul Franchi, il fronte stadio si è fatto sempre più complicato come testimonia l’amareggiata previsione del presidente nella risposta al Viola Club Scoglionati, e la stessa opzione Campi Bisenzio è d’improvviso rimasta da parte.

Un segnale non troppo incoraggiante lungo una strada certamente lunga e ricca di ostacoli, ma nella quale l’augurio resta quello di un traguardo realizzabile per il bene della Fiorentina, certo, ma anche della città intera. Magari individuando una soluzione che possa mediare le tante esigenze in ballo consentendo egualmente una fruizione diversa di un impianto pensato e nato per ospitare partite di calcio. Le stesse partite che la Fiorentina dovrà affrontare con il coltello tra i denti per restituire anche un po’ di sorriso a un presidente che di questi tempi aspetta risposte confortanti per progettare il futuro.