LA COPPA ITALIA del 1975, il regalo di Ugolino Ugolini

28.06.2009 23:59 di Stefano Borgi  articolo letto 2909 volte
Fonte: Stefano Borgi per FV
LA COPPA ITALIA del 1975, il regalo di Ugolino Ugolini

A dir la verità Ugolino Ugolini, presidente della Fiorentina dal 1971 al 1977 e deceduto ieri all'età di 85 anni (era nato a Firenze nel 1924), fece un altro regalo a tutta la Firenze viola, forse ancora più gradito...Non cedette mai Giancarlo Antognoni, nonostante le principesche tentazioni delle sirene del nord (leggi Inter, Milan e Juventus). Ugolino resitette sempre e comunque ed insieme alla coppa Italia del 28 giugno 1975 che di seguito andiamo a raccontare, fu il suo più grande risultato da presidente della nostra amata Fiorentina.

- Una coppa Italia particolare. Fu la quarta della gloriosa storia viola e per 21 anni rimase l'ultimo titolo conquistato dalla Fiorentina prima di un'altra coppa, quella della magica notte di Bergamo del 1996. Quindi, è l'unico trofeo che fa bella mostra di sè nella bacheca di Giancarlo Antognoni nei 15, indimenticabili anni trascorsi con il giglio sul petto. Infine, fu quella una coppa vinta col doppio allenatore. C'era in corso il passaggio di consegne tra il "Paron" Nereo Rocco, tecnico viola della stagione 1974-75, e Carletto Mazzone, allenatore rampante che benissimo aveva fatto ad Ascoli nelle due stagioni precedenti. Il "sor" Carletto era già per contratto il nuovo mister gigliato ma, causa la pachidermica burocrazia federale, non poteva ancora operare ufficialmente, ed allora prese i galloni per una sera il "secondo", quasi omonimo, Mario Mazzoni. Stiamo parlando della Coppa Italia edizione 74-75, conquistata la sera del 28 giugno 1975. Lo scenario era suggestivo, l'Olimpico di Roma, che fece da teatro ad una rocambolesca vittoria per 3-2 sul Milan. Era in quel periodo storico una Fiorentina senza grandi pretese con ottimi giovani (anche se già affermati) come Antognoni, Roggi, Guerini, Caso, Desolati, qualche reduce del secondo scudetto (Superchi e Merlo) e onesti gregari (Beatrice, Pellegrini, Della Martira e Casarsa). Fu proprio quest'ultimo a sbloccare il risultato al 14' trasformando un rigore, come sua consuetudine, calciando "da fermo". Gianfranco Casarsa fu un vero e proprio pioniere per quanto riguarda quel modo di battere i rigori e negli anni a venire ha vantato molteplici tentativi d'imitazione. Il Milan pareggiò immediatamente con un gol di Bigon al 20' e nella ripresa Vincenzo Guerini, dopo soli 9 minuti, riporta in vantaggio i viola. Al 65' arriva, immancabile, il gol dell'ex, con Luciano Chiarugi che di destro anticipa l'uscita del vecchio compagno di scudetto Franco Superchi. E' il momento decisivo: Paolo Rosi, punta viareggina di buon talento ma dal rendimento discontinuo, salta imperioso su invito di Antognoni e due minuti dopo il 2-2 di "Cavallo pazzo", firma il definitivo 3-2. E' il trionfo per i viola, nell'occasione eccezionalmente in maglia bianca, insperato alla vigilia e per questo ancora più bello.