Sentite l'ex arbitro De Santis: "Va ribaltata L'AIA. Sta vivendo anni tortuosi"
L'ex arbitro Massimo De Santis ha parlato così ai microfoni di Stile TV a proposito delle polemiche che stanno investendo l'AIA e il panorama dei fischietti italiani: "E’ da anni che il mondo arbitrale peggiora. Nel periodo in cui arbitravo io, noi arbitri avevamo un colloquio molto diverso con i calciatori. Avevamo giocatori dalla capacità tecnica e dalla personalità elevata, cosa che non vedo oggi. Il regolamento del calcio non è mai cambiato, ma gli allenatori hanno una grande difficoltà: preparare i calciatori alle cervellotiche decisioni che ci sono ogni domenica. Queste decisioni fantasiose non hanno nulla a che fare con il gioco del calcio. Il tocco tra due calciatori non è detto che debba essere un fallo da frattura o rottura, i calciatori furbi con un piccolo tocco sbilanciavano l’avversario e lo facevano cadere. Resto sconcertato quando sento il designatore o i suoi collaboratori spiegare la motivazione per cui non viene fischiato un fallo. Mi sembra gente che non ha mai capito di calcio. Farei correre il designatore o i suoi collaboratori sul terreno di gioco, poi gli darei un piccolo tocco per fargli capire se quello stesso tocco gli ha procurato un danno o meno; è semplice. Si parla sempre del protocollo ma bisogna far emergere la verità del campo. Gli arbitri non possono, avendo a disposizione uno strumento importantissimo come il VAR, uscire dalla gara con delle contestazioni. Si sta parlando di professionismo.
Bisognerebbe ribaltare l’AIA che sta vivendo anni tortuosi con faide interne vergognose e che non permettono agli arbitri di crescere. Il presidente dell’AIA è stato sospeso perché ha fatto pressione per cambiare il designatore, mentre io credo che lui debba cambiare come e quando vuole. Il problema è che li hanno incatenati con questi contratti per tenerli per forza. Sembra che gli arbitri siano diventati tutti impiegati dello Stato. Seguo molto la Serie C e lì il VAR è più funzionale rispetto alla serie A perché spesso le 3 chiamate dell’allenatore sono più sensate di quelle fatte dagli assistenti che sono arbitri. Oggi a questi arbitri manca di capire il calcio, non capiscono l’entità della spinta. Nell’area di rigore decide sistematicamente il VAR perché l’arbitro non prende decisioni. A fine partita, il VAR non dovrebbe far parlare della prestazione arbitrale. E invece tutte le settimane per difendere la decisione di un arbitro sbagliata, la settimana dopo accade la stessa situazione dove l’arbitro decide al contrario e si va a difendere lo stesso. Alla base di tutto ci vuole una riforma dell'AIA dove va staccata la parte tecnica da quella associativa. Fare gli arbitri professionisti può andare bene, ma c'è un problema: devono essere bravi e questo gruppo arbitri non può diventare professionista".
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