Ancora Maldini: "Ecco cos'è successo con Pirlo e cosa mi ha detto Malagò"

Ancora Maldini: "Ecco cos'è successo con Pirlo e cosa mi ha detto Malagò"FirenzeViola.it
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Oggi alle 15:40News
di Redazione FV

Paolo Maldini rompe il silenzio sulla sua esperienza in Nazionale. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l’ex dirigente rossonero ha raccontato i retroscena del suo breve incarico e le ragioni che lo hanno portato a non firmare il contratto quadriennale: "Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo".

Lei finora ha taciuto. Ci racconta come è andata davvero la sua breve esperienza da direttore tecnico della Nazionale?
"Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone".

E avete parlato.
"Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale, ma di rifondare il calcio italiano. Leonardo? Condivido con lui amicizia, valori, principi. Leo ha una grande capacità organizzativa e una grande intesa con me. Così siamo partiti e abbiamo pensato a un nuovo ruolo: la direzione tecnica. Non era mai stata prevista nell’organigramma della Nazionale: l’allenatore faceva riferimento direttamente al presidente. Però non era giusto: l’allenatore ha bisogno di confrontarsi".

E poi cos’è successo?
"Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto".

Però, mi scusi, come ha fatto ad accettare senza che ci fosse l’accordo con Malagò sul nome del ct?
"Infatti per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse".

Pirlo?
"La nostra idea era legata alla tecnica, al gioco offensivo e a un cambiamento. In Italia siamo rimasti indietro su tante cose. Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull’esasperazione tattica, ma sulla tecnica, l’uno contro uno e la mentalità offensiva. Cercavamo inoltre un allenatore giovane, con una storia in Nazionale. I nomi erano tre: oltre a Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tre campioni del mondo. Ma il presidente ci ha detto che, in base agli accordi che l’avevano portato all’elezione, con l’appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di Serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi".