D'AGOSTINO A FV: "VIOLA, IN MEZZO MANCA CHI SALTA L'UOMO. CABRAL-PIATEK? SERVE ALTRO"

05.05.2022 13:00 di Alessio Del Lungo   vedi letture
D'AGOSTINO A FV: "VIOLA, IN MEZZO MANCA CHI SALTA L'UOMO. CABRAL-PIATEK? SERVE ALTRO"
FirenzeViola.it
© foto di Alessio Bompasso

In casa Fiorentina è ancora tempo di celebrazioni dopo la vittoria della Coppa Italia da parte della Primavera, ma lunedì la squadra di Italiano tornerà in campo contro la Roma in un match fondamentale per la corsa ad un posto in Europa. Per trattare più temi, FirenzeViola.it ha contattato, in esclusivaGaetano D'Agostino, doppio ex della sfida e compagno di Alberto Aquilani in giallorosso.

Come valuta il successo della Primavera in Coppa Italia?
"Si tratta di un successo importante e faccio i miei complimenti ad Alberto. Non è facile vincerla, ma soprattutto fare il lavoro che sta facendo lui, ovvero quello di far crescere e valorizzare i giovani. Spero che gli venga riconosciuto in Prima Squadra perché, al di là dei successi, la cosa più bella è veder esordire qualche calciatore del vivaio con i più grandi. In Italia c'è poco coraggio, ma quello sarebbe un successo notevole".

Aquilani è pronto per il calcio dei grandi?
"La domanda va posta a lui perché bisogna vedere quello che gli dà più emozioni. Un conto è allenare il Settore Giovanile, un altro una Prima Squadra e le pressioni cambiano. Se c'è la possibilità di subentrare a qualcuno esonerato credo faccia sempre piacere, ma non è il suo caso perché Italiano sta facendo benissimo. Va capito che cosa suscita più emozioni a lui".

Lei ha giocato sia a Roma che a Firenze. Lunedì al Franchi queste due squadre si affronteranno.
"Sì, sarà una partita tosta per entrambe. La Fiorentina non viene da ottime prestazioni ed ha subito per la prima volta un po' di appannamento, cosa successa a tutti. Credo sia normale e fisiologico, ma ora ha tre partite fondamentali e deve avere la forza per ripartire".

L'Europa è ancora possibile per i viola malgrado gli ultimi passi falsi e il calendario difficile?
"Sì, finché la matematica non li condanna sì. Si deve provarci fino alla fine e la mentalità di Italiano è proprio quella".

Che cosa l'ha stupita maggiormente di Italiano?
"Ha portato identità, cosa che prima non c'era, dopo anni travagliati e confusionari. Ricordiamoci che anno scorso si lottava per non retrocedere e ora per l'Europa League... Capisco Firenze sia una piazza esigente, ma Italiano è partito da zero con un gruppo nuovo, mettendo idee e il meraviglioso lavoro si è visto. Non siamo al Sassuolo, con tutto il rispetto, dove si può lavorare con tranquillità ed è normale volere sempre di più, ma quello che ha fatto gli va riconosciuto. E non dimentichiamoci che gli è stato tolto Vlahovic".

Il centrocampo della Fiorentina le piace?
"Penso sia buono, ma se si vuole aumentare l'ambizione si deve intervenire su giocatori con esperienza europea, che non significa per forza stranieri, ma che hanno fatto competizioni ed hanno la personalità per giocare a Firenze. Vanno ricercati quelli che creano superiorità numerica, che oggi ce ne sono pochi. Con i ritmi attuali sono importantissimi e la Fiorentina, che ha buoni palleggiatori, difetta di calciatori in grado di saltare l'uomo".

Cabral e Piatek la convincono per il futuro?
"La scelta di prendere due giocatori dopo Vlahovic credo sia dovuta al fatto di voler dividere le marcature perché uno da 20 gol costa tanto e non è facile da trovare. Io penso che ci voglia un attaccante in grado di finalizzare la mole di lavoro di una squadra votata all'attacco...".

E Cabral e Piatek non sono quelli giusti?
"Il vero Piatek lo abbiamo visto al Genoa e in parte al Milan, questa è la mia sensazione, altrimenti sarebbe ancora in rossonero o calcherebbe altri palcoscenici. Cabral ha fatto un grande gol a Napoli e si vede che è un buon calciatore, ma la Fiorentina ha bisogno di altro, così come il gioco di Italiano".

Cosa ne pensa della ricerca, quasi ossessiva, del gioco dal basso?
"Ogni metodologia e ogni strategia che si adotta ha bisogno di un obiettivo. Credo che nell'esasperazione di questo l'obiettivo c'è, ma in maniera fanatica viene fatto per stare al passo con i tempi. Il portiere deve parare e poi saper usare i piedi, mentre oggi la prima cosa che viene chiesta è se sa impostare. Andrebbe chiesto com'è con le mani... Ci sono determinati criteri anche per i difensori, ma resto dell'idea che prima venga la fase difensiva e poi quella di costruzione, non l'opposto. Il gioco dal basso, se viene fatto per essere apprezzati e basta, è sbagliatissimo perché poi ne paghi le conseguenze".