FirenzeViola

Riccardo Braschi in esclusiva: "Vi racconto la mia Svizzera. Meritavo una possibilità ma sogno di tornare in viola”

Riccardo Braschi in esclusiva: "Vi racconto la mia Svizzera. Meritavo una possibilità ma sogno di tornare in viola”
© foto di FC Thun
Oggi alle 16:00Copertina
di Andrea Giannattasio

La maglia è cambiata, il legame con Firenze no. Riccardo Braschi ha portato in Svizzera l’orgoglio di essere cresciuto nella Fiorentina e il sogno, prima o poi, di tornarci. Dopo lo scudetto conquistato pochi mesi fa con la Primavera e l’esordio in prima squadra con Vanoli, l’attaccante sta affrontando al Thun la sua prima vera stagione da professionista. Una nuova avventura iniziata con il trasferimento a titolo definitivo, ma con un filo ancora saldo con il club viola, che ha mantenuto un diritto di recompra esercitabile nelle prossime due stagioni e una percentuale sulla futura rivendita. Dal primo gol svizzero (segnato domenica in Coppa contro lo Schaffhausen) ai ricordi del vivaio, Braschi ha scelto di raccontarsi in esclusiva a FirenzeViola con la maglia viola sempre nei pensieri.

Riccardo, finalmente è arrivata la prima gioia domenica: quanto l'ha liberata mentalmente segnare il primo gol con la maglia del Thun?
"Mi sono tolto un bel peso, lo ammetto. L’inizio qui in Svizzera è stato complicato: sono arrivato senza aver fatto la preparazione e con il campionato già cominciato, quindi non ero in condizione. In più ho saltato tutto settembre per un piccolo problema fisico. Adesso, però, ci sono e mi sento pronto".

Che cosa l'ha sorpres di più della città di Thun e del calcio svizzero?
"Della città mi ha colpito la serenità che trasmette: è un bel posto, molto tranquillo. Quanto al calcio, mi ha sorpreso l’intensità: rispetto a quello italiano è meno ragionato e si creano tanti spazi".

Per un attaccante cresciuto in Italia, qual è la difficoltà maggiore? Ha dovuto cambiare qualcosa nel suo modo di giocare per trovare spazio e mostrare le sue qualità?
"Sono cresciuto in un contesto in cui all’attaccante venivano chieste determinate cose. Qui le richieste sono diverse e me lo hanno fatto capire fin da subito. Soprattutto senza palla devo fare movimenti differenti da quelli a cui ero abituato. La considero una sfida: voglio diventare più completo e arricchire il mio bagaglio".

Quando l'ha cercata il Thun, che cosa l'ha convinta a lasciare l’Italia? Aveva anche possibilità di restare, magari in Serie B o in Serie C?
"Rispetto alle altre squadre che si erano fatte avanti, mi ha convinto il fatto che il Thun avrebbe disputato una competizione europea. In più mi offriva la possibilità di giocare nella massima serie svizzera, che considero un bel trampolino di lancio".

Se dovesse scegliere un’immagine per raccontare i suoi anni nel vivaio della Fiorentina, quale sarebbe?
"È semplice: tutti noi che festeggiamo insieme lo scudetto. Per ciascuno è stato il finale perfetto. Tanti di noi erano alla Fiorentina da otto, dieci anni o anche di più: siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso tutto. Quella festa è l’immagine che racchiude i miei anni in viola".

Tra allenatori, dirigenti e compagni incontrati a Firenze, chi ha inciso maggiormente sulla sua crescita?
"Tutti, in modi diversi, mi hanno lasciato qualcosa. Sicuramente Galloppa e le persone che facevano e fanno parte del suo staff: sul piano calcistico il mister mi ha fatto crescere tanto. Ma voglio citare anche gli accompagnatori e i magazzinieri, che per me hanno avuto un ruolo importante fin da piccolo. Troppo spesso ci dimentichiamo di queste figure: oltre a svolgere il proprio lavoro, sono persone capaci di trasmetterti tanto".

Lasciare la Fiorentina è stato soprattutto un passaggio necessario per crescere oppure le è rimasto il rimpianto di non aver avuto più spazio?
"È un passaggio fondamentale della mia carriera, anche per cambiare status e non essere più considerato dagli altri un ragazzino: io non mi sono mai sentito tale. Più che un rimpianto, mi resta il dispiacere di non aver avuto una possibilità. Credo in me stesso e so quello che posso dare. A maggior ragione, per quanto tengo a questa maglia, ero convinto di poter offrire qualcosa in più, qualcosa che soltanto chi sente davvero questo legame riesce a tirare fuori. Detto questo, capisco la visione della società e la rispetto".

Sul finire della scorsa stagione tanti tifosi della Fiorentina chiedevano di vederla in campo. Come ha vissuto quel periodo?
"Se ci penso, ancora non mi sembra vero. Vedere i social pieni della mia immagine mi faceva sorridere. Ma ciò che mi rende davvero orgoglioso, ripensandoci, è l’affetto e il calore che i tifosi mi hanno dimostrato. Non mi dovevano niente, eppure mi hanno trasmesso quell’amore che avevo sempre sognato di ricevere da loro".

Quanto riesce a seguire la Fiorentina dalla Svizzera e come si spiega le difficoltà incontrate anche in questo avvio di stagione?
"La seguo sempre e sono costantemente informato. Anche quest’anno le cose sono partite male, ma rispetto alla stagione scorsa c’è stato un cambio rapido in panchina. Credo sia stato positivo, perché ha dato al mister la possibilità di riprendere il lavoro prima che la situazione degenerasse. Sono convinto che la squadra risalirà la classifica, come l’anno scorso, e che stavolta lo farà anche più velocemente".

Se immagina di tornare un giorno al Franchi, si vede da avversario, con la voglia di dimostrare quanto è cresciuto, oppure spera ancora di indossare la maglia viola?
"Mi immagino con la maglia della Fiorentina. E, come ho già detto, cercherò di fare in modo che accada".