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Il litigio Barone-Pinto, il costante equivoco tattico e la perla di Bruges: finisce l'avventura di Beltran a Firenze

Il litigio Barone-Pinto, il costante equivoco tattico e la perla di Bruges: finisce l'avventura di Beltran a FirenzeFirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2025
L'argentino, approdato in viola nell'estate 2023, ha deluso le aspettative ed è pronto ad andarsene per "solo" 8 milioni di euro

Ci sono acquisti che restano nella storia per ciò che producono in campo e altri che vengono ricordati soprattutto per il clamore che li ha accompagnati. Lucas Beltran appartiene inevitabilmente alla seconda categoria. L’avventura del “Vikingo” alla Fiorentina è ormai ai titoli di coda e la sensazione è che l'imminente addio lascerà in eredità più interrogativi che certezze. Eppure, nell’estate del 2023, il suo arrivo sembrava destinato ad aprire una nuova era. Rimarrà celebre la furiosa telefonata tra l’allora direttore generale viola Joe Barone e il ds della Roma Tiago Pinto, entrambi impegnati a contendersi il talento del River Plate. Barone si spese personalmente con il presidente dei Millonarios, suo grande amico, riuscendo alla fine a prevalere sulla concorrenza giallorossa, nonostante il forte pressing romanista e il rapporto di amicizia che legava Paulo Dybala allo stesso Beltran. Un braccio di ferro vinto dalla Fiorentina, che per assicurarselo investì circa 25 milioni di euro.

Il mistero di un ruolo mai trovato

Il problema è che, una volta arrivato a Firenze, nessuno è mai riuscito a capire davvero cosa fosse Lucas Beltran. Prima punta? Seconda punta? Trequartista? Esterno offensivo? Perfino mezzala offensiva? Nel corso di due stagioni e spiccioli Vincenzo Italiano, Raffaele Palladino e Stefano Pioli (che però l'ha avuto solo per poche settimane) hanno provato a collocarlo in ogni zona del fronte offensivo senza mai trovare la soluzione definitiva. Un equivoco tattico che ha finito per accompagnare tutta la sua esperienza in viola. Viene quasi da pensare che nemmeno la Fiorentina, al momento dell’acquisto, sapesse esattamente quale fosse il suo ruolo ideale. I numeri, del resto, raccontano una realtà difficile da contestare: 98 presenze complessive, 16 gol e 9 assist. Un bottino modesto per un giocatore acquistato con aspettative così elevate. Di lui resteranno soprattutto due lampi: il gol segnato a Monza approfittando di un errato rinvio di Di Gregorio e, soprattutto, il rigore trasformato a Bruges nella semifinale di ritorno di Conference League, rete dell’1-1 che spalancò ai viola le porte della finale.

Il rimpianto chiamato Julian Alvarez

La sensazione, col senno di poi, è che la Fiorentina abbia puntato sul cavallo sbagliato del vivaio River Plate. Grazie al lavoro di Nicolas Burdisso, infatti, mesi prima il club viola aveva seguito con largo anticipo Julian Alvarez, salvo poi vederlo approdare al Manchester City. Quando quella pista sfumò, la società un anno dopo decise di tornare a pescare tra i talenti dei Millonarios scegliendo proprio Beltran. Una scommessa che non ha prodotto i risultati sperati e che oggi si chiude con una cessione intorno agli 8 milioni di euro. Dal punto di vista contabile l’operazione genererà soltanto una lieve minusvalenza rispetto all’ammortamento maturato in questi tre anni. Quello che pesa davvero, però, non è il bilancio. È la sensazione diffusa di un’occasione mancata: tre stagioni trascorse alla ricerca di un ruolo e di una consacrazione che non sono mai arrivati. E che trasformano quello che doveva essere il grande colpo argentino della Fiorentina in uno dei più grandi rimpianti dell’era Commisso.