Caso Bove, svolta nella medicina sportiva: concessa l'idoneità a un atleta con defibrillatore
Novità importanti sul fronte della medicina sportiva, dopo il ritorno in campo e al gol di Edoardo Bove. Ne parla stamani La Nazione, scrivendo che mentre l'ex centrocampista viola, tornato da poco a giocare con la maglia del Watford, pochi giorni fa segnava in Inghilterra il suo primo gol dal rientro in campo, in Italia accadeva qualcosa che segna un precedente destinato a cambiare la storia: l’ospedale di Padova concede, per la prima volta nel nostro Paese, l’idoneità agonistica a un atleta con defibrillatore sottocutaneo. È uno sciatore diciassettenne veneziano, già tornato a gareggiare e vincere.
Del tema ha parlato quindi, ai taccuini del quotidiano fiorentino, il dottor Domenico Corrado, docente dell’Università di Padova, fra i massimi esperti di morte improvvisa a livello internazionale che insieme a un’équipe di specialisti ha seguito il lungo percorso che ha portato al via libera all’agonismo dello sciatore veneziano: "Dopo i casi di Eriksen e Bove si è diffusa l’idea errata che l’Italia vieterebbe l’idoneità a chi ha il defibrillatore, in realtà la normativa dice che l’unica preclusione è legata al tipo di malattia e non al dispositivo salvavita". Aggiunge poi: "Ogni caso dev’essere valutato individualmente, non esistono automatismi. Ma le più recenti linee guida del Cocis, il Comitato organizzativo cardiologico per l’idoneità allo sport, prevedono che l’impianto di un defibrillatore non rappresenti più automaticamente una controindicazione allo sport agonistico, purché la patologia non sia progressiva e non vi siano segni di danno strutturale significativo del cuore. Tra i criteri di sicurezza rientra anche l’assenza di fibrosi miocardica estesa, cioè cicatrici nel muscolo cardiaco, oltre una soglia del 15%".
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