33 anni dopo, Emiliano Betti ricorda la strage dei Georgofili: "Salvai un bambino, gli dissi che giocavo nella Fiorentina per tranquillizzarlo"
Ore 1.04 della notte tra il 26 e il 27 maggio 1993. Un’autobomba deflagra in pieno centro a Firenze e spezza la vita di 5 persone. 48 i feriti, ingenti i danni al patrimonio artistico. Le vittime sono: Fabrizio Nencioni, vigile urbano a Firenze, 39 anni. Angela Fiume, custode dell’Accademia de’ Georgofili, 31 anni; le figlie Nadia, quasi 9 anni, e Caterina, 50 giorni. Una famiglia spazzata via sotto le macerie della Torre dei Pulci. A loro si aggiunge Dario Capolicchio, studente universitario, 22 anni, morto nell’incendio che si sviluppò nelle abitazioni circostanti. 48 feriti. Opere d’arte irreparabilmente danneggiate come “I giocatori di carte” di Bartolomeo Manfredi e “L’adorazione dei Pastori” di Gherardo delle Notti. Uno dei giorni più bui nella storia di Firenze, un attentato nel cuore artistico e culturale della culla del rinascimento, gesto che poi è stato attribuito a Cosa Nostra. Secondo le sentenze e le ricostruzioni giudiziarie sulla strage di via dei Georgofili, tra i mandanti mafiosi furono indicati Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Francesco Tagliavia — poi condannato all’ergastolo — e più in generale il vertice corleonese di Cosa Nostra legato a Salvatore Riina, nell’ambito della strategia stragista avviata nei primi anni Novanta. Una strage mafiosa di cui è stato testimone Emiliano Betti, ex portiere e ai tempi giovane calciatore della Fiorentina, attualmente preparatore dei portieri dell'Empoli. Betti è intervenuto a Radio FirenzeViola nel corso de "I tempi supplementari" per ricordare quella notte : "La cosa sgradevole è essere ricordati per un fatto del genere dopo 20 anni in cui avevo cercato di scansare tale evento. Le mia motivazione era mettermi tutto alle spalle poi però venni coinvolto nell'accaduto a causa di un'intervista realizzata a uno dei ragazzi coinvolti nell'accaduto, in una tragedia che ha colpito l'Italia e il mondo. Il mio è un ricordo di un ragazzo di 20 anni che era fuori con amici. Ho sentito una deflagrazione, ero un ragazzo curioso e mi addentrai nella zona dell'accaduto. Avevo una sorta di illusione dell'invincibilità e di incoscienza. Ricordo che ero solo e di essere stato il primo di arrivare nel luogo della tragedia. Sono scene che ti pare di non star vivendo, come se ci fosse una terza persona che le sta vivendo al posto tuo. I ricordi sono vividi, era tutto abbastanza strano, c'era un silenzio surreale, la torre del Pucci che stava prendendo fuoco. Sentivo il rumore del fuoco, vidi le macerie e il silenzio attorno a me, nessun urlo, nessuna richiesta di aiuto".
Per alcuni anni ha voluto dimenticare tutto: "Poi si cresce e vi dico che dimenticare non si dimentica, perché un'episodio così te lo porti dentro tutta la vita. Il mio silenzio era legato al fatto che fu un effetto di fortissimo impatto mediatico. Non voleva che mi venisse dato dell'eroe silenzioso. Gli eroi sono altri, sono i pompieri. Io ero un ragazzo che si era trovato lì per curiosità, poi ho percepito che in tutto questo caos poteva esserci qualcuno che aveva bisogno di una mano e cosa fai, vai via? A quel punto intervieni e cerchi di fare il possibile. Ma gli eroi sono altri". Poi racconta la storia del bambino, Federico, salvato da un suo intervento: "Era una situazione surreale e io ero giovane e incoscente, mi buttai in questa casa e vidi un bambino con il volto pieno di sangue. Lo portai fuori e gli dissi che ero un calciatore della Fiorentina e che quando si sarebbe ripreso sarebbe stato mio ospite allo stadio, lo dissi per tranquillizzarlo. Qualche anno dopo mi contattò per ringraziarmi e mi disse che a lui del calcio non fregava nulla. Ma è comunque una persona che non dimenticherò mai. Era un'altra Italia e quella notte segnò un'intera generazione".
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 2/07 del 30/01/2007
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
© 2026 firenzeviola.it - Tutti i diritti riservati
