Arthur Atta è unico nel suo genere: lo dicono anche i numeri (con una sorpresa)
In una Serie A 2025-26 alquanto ripetitiva e monotona a livello di proposta, tanto di gioco quanto di singoli, una delle poche eccezioni alla regola ha avuto senza dubbio le sembianze di Arthur Atta. Non solo per una collezione da 5 gol e 4 assist, numeri di per sé già rilevanti per un centrocampista, ma anche e soprattutto per caratteristiche tanto anomale e peculiari da esser ancor più evidenti nel contesto (fin troppo) stagnante della attuale Serie A. Fisico da centrocampista box-to-box (per quanto il gioco aereo non sia il suo forte), andatura compassata, accelerazioni fulminee, creatività da trequartista, propensione al dribbling da esterno, Arthur Atta sembra l’antitesi e l’ossimoro fatta calciatore, in un risultato sorprendentemente simmetrico e armonioso.
Una crescita totale
L'esplosione del francese scuola Rennes - uno dei settori giovanili più rinomati di Francia - dal 2024-25 al 2025-26 è stata impetuosa, dopo un’iniziale difficoltà a inserirsi anche tatticamente nel calcio italiano e nel sistema di gioco di Runjaic (che lo aveva impiegato da mezzala sui due lati, ma in talune occasioni anche da trequartista nel suo primo anno in Italia). Del resto, è bene ricordarlo, Atta era reduce da una retrocessione in Ligue 2 con il Metz, prima di approdare a Udine. Schierato poi con continuità sul centro sinistra – con capacità e possibilità di interscambiarsi la posizione con Zaniolo ma anche di abbassarsi tra i centrali difensivi a costruire - Atta è passato in un anno da 32,7 a 52 tocchi a partita, da 18,2 a 27 passaggi precisi a partita, con una chiara predilezione per la metà campo offensiva, dove il giocatore è passato da 11,6 a 17,2 passaggi ogni 90 minuti. E poi ancora: da 2,1 a 3,5 palloni recuperati e da 1 a 2 dribbling riusciti ogni 90 minuti. Dati che certificano un'evoluzione totale, il cui picco di "originalità" risiede proprio nella (sorprendente) capacità di saltare l'uomo.
Atta significa dribbling
Arthur Atta, infatti, ha collezionato numeri che nulla hanno (o dovrebbero avere) a che fare con il ruolo occupato e in un certo senso con il corpo che si porta dietro. Il classe 2003 ha chiuso l’ultima Serie A al quarto posto per dribbling tentati (121, alle spalle di Yildiz, Palestra e Nico Paz e davanti a Vitinha, Saelemakers e Conceicao) e sempre quarto per dribbling riusciti (62). Per trovare un altro centrocampista bisogna scendere al 27esimo posto con McTominay (59) nella classifica dei dribbling tentati e al 26esimo di quella dei riusciti con Keita del Parma e Kone della Roma appaiati a 29. Il dato, questo, rende il francese una vera anomalia nel nostro massimo campionato. Atta è stato poi il terzo centrocampista "puro" dopo McTominay e Mandragora per tiri totali (57), e secondo per tiri in porta (20) con 3 legni colpiti.
I margini di miglioramento
Un aspetto su cui il giocatore può evidentemente crescere è nella continuità nell’arco della stagione, ma anche delle singole partite. Il picco a livello di prestazione nei 90 minuti si è ammirato a Roma, nel pirotecnico 3-3 con la Lazio: il francese, autore di una doppietta, in quella occasione chiuse la sua gara con il 93% di accuratezza dei passaggi, 86 tocchi, 138 metri di progressione con il pallone e 6 recuperi. Una delle gare meno brillanti quella di metà gennaio contro l’Inter, archiviata con la sostituzione al 75' con il 68% di accuratezza passaggi, 50 tocchi e 20 palle perse con 0 tiri. Ma, al di là degli estremi sulle singole prestazioni, i 5 gol e 4 assist raccolti sono stati concentrati in sole cinque partite: gol con l’Inter, due assist con il Lecce, gol e assist con il Verona, gol e assist con il Milan, doppietta con la Lazio. Una tendenza alla (seppur limitata) intermittenza che certifica un talento ancora parzialmente grezzo. Limare le pause e dare costanza alle fiammate d'onnipotenza calcistica già intraviste saranno le prossime sfide da vivere in maglia viola, per poter dare ulteriore e definitivo credito a tutto il suo potenziale.
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