LA FINE DI UN'ALTRA ERA: CERCASI MEA CULPA

11.06.2019 00:00 di Pietro Lazzerini Twitter:    Vedi letture
© foto di Giacomo Morini
LA FINE DI UN'ALTRA ERA: CERCASI MEA CULPA

C'è stato un momento, nella giornata di ieri, in cui molti tifosi della Fiorentina hanno temuto che Pantaleo Corvino venisse clamorosamente confermato dal nuovo proprietario Rocco Commisso. Poi, poco prima delle 19, Firenzeviola.it ha svelato il rientro a casa del direttore generale (LEGGI QUI), sostanzialmente confermando la notizia che molti attendevano a margine dell'incontro dell'Hotel Savoy: il dirigente di Vernole non proseguirà la propria carriera a Firenze. Nella giornata di domani possibile che arrivi anche il comunicato che renderà il tutto ufficiale, ma intanto è chiaro a tutti che le strade percorse a lungo insieme, sono arrivate alla divisione definitiva. 

La cronaca racconta di un Joe Barone particolarmente infastidito dai molti contratti lasciati in dote da Corvino, critica simile a quella che lo stesso direttore aveva fatto al suo predecessore Pradè al momento del ritorno a Firenze. A volte il destino ci mette lo zampino e dopo anni di difesa strenua del proprio lavoro e di realtà edulcorate, ecco che l'operato del dg è stato riletto senza mezzi termini: tre anni che equivalgono a un fallimento pressoché totale da un punto di vista sportivo, senza Europa e senza obiettivi raggiunti se non qualche plusvalenza utile solo per lo scudetto del bilancio. 

Quello che dispiace di più è forse vedere come, una persona che ha sempre dichiarato in lungo e in largo il proprio amore per la città di Firenze, non abbia avuto la voglia di prendersi la responsabilità di un lungo periodo di anonimato. Certo, da condividere con l'operato di Cognigni e soprattutto con le richieste della vecchia proprietà, ma comunque portato a termine, da leader indiscusso proprio dallo stesso Corvino. Memorabili resteranno frasi come: "Se non conoscete Maxi Olivera è un problema vostro" oppure l'ancor più celebre: "Sono tornato per vincere"

Purtroppo la realtà parla di tutto tranne che di vittorie e una bella parte di responsabilità è di chi per coprire una falla sulla fascia destra ha portato Bruno Gaspar o chi ha pensato bene di sostituire Badelj con Norgaard. Per non parlare dei casi legati ad addii dolorosi come quello di Borja Valero, sacrificato per il bene del monte ingaggi. Un fallimento che macchia ancor di più la storia di Corvino a Firenze, iniziata comunque bene con gli anni di Prandelli, continuata male con il culmine del 5-0 casalingo subito contro la Juventus e proseguito, dopo un breve intervallo, con tre anni che hanno portato la Fiorentina al di sotto di squadre come SPAL e Sassuolo, con tutto il rispetto per le avversarie citate. 

Corvino resterà comunque un pezzo di storia della società viola, ma è evidente a tutti, con il senno di poi, come il suo ritorno abbia tutt'altro che giovato ai risultati di un club che ha voluto restare ai margini del calcio, in attesa della cessione. Un modo assurdo di pensare al comparto tecnico, che ha portato un divorzio inevitabile a essere vissuto come una vera e propria liberazione