La favola di Maria Vlassopoulou: “Rappresentare il mio paese è un sogno. Mi piacerebbe giocare al Viola Park”
“La prima cosa che ho pensato è stata: finalmente!”. È effettivamente questa la prima parola che pronuncia Maria Vlassopoulou, centrocampista greca in forza all’Arezzo Calcio Femminile, quando le chiediamo cos’ha pensato quando è arrivata la chiamata della sua Nazionale per la prima volta. Nel calcio – ma lasciateci dire più in generale nello sport – ci sono molte belle storie o favole. In passato, proprio sulle pagine di Firenzeviola, vi avevamo raccontato quella della capitana dell’Arsenal Women Leah Williamson. Il club amaranto ha postato un video in cui la ragazza apre la busta che contiene la lettera di convocazione da parte della federazione ellenica. La sua reazione, genuina e sincera, ha colpito tutti e il breve estratto in questione ha raggiunto in poche ore oltre due milioni di visualizzazione (stando ai dati mostratici dalla società), trasformando quel momento nella realizzazione di un’altra meravigliosa storia a lieto fine. “Non c’è cosa più bella che rappresentare il proprio paese – ci dice la centrocampista raggiunta telefonicamente in esclusiva -. Questa chiamata mi ripaga di tutti i sacrifici che ho fatto, di tutto il lavoro svolto e di tutte le compagne con cui mi sono trovata che mi hanno aiutato a crescere e a diventare quella che sono”. Vlassopoulou raggiungerà il ritiro della Grecia il sette aprile prossimo con la quale sfiderà prima le Isole Far Oer per le qualificazioni al Mondiale brasiliano del 2027 e, in seguito, la Moldavia in amichevole per poi fare ritorno ad Arezzo.
Si aspettava che la sua reazione alla convocazione si diffondesse così tanto?
Sinceramente no. Ho ricevuto tantissimi messaggi da parte di amici, parenti ma anche di persone che non conosco. È stato bellissimo. Non vedo l’ora di andare. I miei genitori hanno sperato tanto che mi chiamassero a rappresentare il mio Paese. Ho ricevuto un’ondata di affetto e amore che non è scontata. Mi sento di essere stata vista sia come calciatrice ma anche come persona
Che tipo di calciatrice è? Come si descriverebbe?
Mi definisco una mezzala box to box. Aiuto la squadra sia un difesa che in fase offensiva. Mi piace molto districarmi in maniera veloce, smarcarmi, trovare sbocchi per le mie compagne; prediligo giocare più per loro che per me stessa. Trovare spazi, portare palla avanti, questo è il ruolo che più mi si addice.
Crotone, Matera, Real Meda e ora Arezzo. Come mai ha scelto l’Italia per venire a giocare e come ci si trova?
La prima offerta estera venne proprio dalla Calabria. Non ci pensai nemmeno e dissi subito di sì. Per migliorarmi dovevo alzare il livello perciò sono venuta in Italia. In Grecia il livello non è bassissimo ma secondo me da voi potevo crescere più velocemente. All’inizio è stato difficile perché non parlavo la lingua e anche le mie compagne masticavano poco l’inglese. Però tutti mi hanno aiutato, dalle compagne al mister. Un po’ di gestualità, un po’ di traduttore e alla fine ci si capiva sempre (ride ndr). Ora non ne ho più bisogno, ho imparato la vostra lingua e questo mi fa sentire persino più italiana se devo dirlo.
A livello calcistico che differenze ci sono tra Italia e Grecia nel femminile?
Quando ho lasciato il mio Paese non era molto sviluppato, non era competitivo e c’era molto disinteresse. In Grecia non c’è il professionismo perché secondo me si scelse la strada errata del non investire. Ci sono tantissimi talenti anche da noi ma purtroppo non sono messi nelle capacità di potersi esprimere al meglio ed è un peccato. Devo dire però che, almeno a quanto sto captando, stanno iniziando ad investire con forza anche in patria come hanno fatto da voi in Italia. I principali club ellenici ora hanno una loro squadra femminile dove poter coltivare talenti. Qui secondo me c’è più attenzione nei confronti delle atlete ma è anche vero che molto spesso si ritrovano a giocare su terreni di gioco non consoni. Penso che se in Grecia introdussero il professionismo il movimento calcistico sarebbe ad un livello molto simile al vostro.
Però il nostro calcio è in crisi. Ha visto l’eliminazione degli Azzurri dal terzo Mondiale consecutivo?
Assurdo! Ho seguito la gara con la Bosnia con alcune compagne di squadra. Il calcio italiano avrà sempre un ruolo da protagonista in Europa e nel mondo ma è incredibile pensare che l’Italia non andrà al Mondiale di nuovo. Io credo che qui ci siano tanti bravissimi giocatori pronti ad emergere ma secondo me si lavora troppo su tattiche e schemi quando in realtà si dovrebbe puntare più sulla persona, sulla crescita individuale e sul talento. Un tempo chi giocava contro l’Italia tremava dalla paura perché sapeva che avrebbe incontrato una squadra agguerrita e cattiva agonisticamente parlando. Bisogna tornare a favorire la passione, la voglia di giocare e di arrivare a rappresentare il proprio paese. Io non sto nella pelle se penso che tra qualche giorno avrò lo stemma della Grecia sul petto e canterò l’inno della mia Nazionale. L’Italia con la Bosnia sembrava impaurita, intorpidita. Se fossi stata in campo io al posto loro penso che avrei dato la vita in quella gara.
E cosa pensa della Serie A Women?
Ci sono tante straniere nel vostro campionato. Questo secondo me da una parte è giusto perché possono aiutare a crescere il vostro torneo ma non bisogna lasciare in disparte i talenti che ha il vostro calcio come vi dicevo anche prima. Il mio sogno è quello di arrivarci in Serie A; quando posso guarda qualche partita. C’è molta intensità, è un campionato impegnativo e ricco di qualità ma lo è anche la B devo dire. Non so chi vincerà lo scudetto, anche se la Roma sembra molto vicina, perché secondo c’è molta competitività e quindi nulla è scontato.
In Italia c’è molto disinteresse nei confronti del calcio femminile. Come si potrebbe avvicinare la gente a questo sport?
Mostrando le partite in televisione. È semplice: non ci si può innamorare o appassionare a qualcosa se non si ha la possibilità di vederla con costanza. La Serie A Women dovrebbe essere mandata in chiaro e anche la B se fosse possibile. Chi vuole seguire noi per esempio (in Serie B Femminile ndr), deve abbonarsi a Vivoazzurro e cercare la partita sul portale. È semplice certo, ma per una persona abituata alla televisione è difficile e quindi rimane interdetto. Se si potesse mandare in chiaro più partite secondo me ci sarebbe un avvicinamento maggiore alle ragazze e al calcio femminile. In Grecia sta succedendo proprio questo: diverse gare vengono mandate in chiaro, facili da trovare sui canali TV e la gente sta iniziando ad avvicinarsi e ad apprezzare ciò che facciamo. So che molte persone in patria, famigliari e non solo, seguono spesso le mia partite e questo mi rende molto orgogliosa.
… e poi c’è un problema infrastrutturale. Solo la Fiorentina ha un centro sportivo di altissimo livello.
Il Viola Park; sogno di giocarci. Invidio le calciatrici che lo frequentano perché là dentro non ti manca assolutamente niente. È progettato ed è stato costruito solo ed esclusivamente per lo scopo di giocare a calcio. Una struttura come quella ti tira fuori il meglio, ti spinge a dare sempre il massimo in ogni occasione. Spero tanto di poterci andare un giorno, sia a seguire una partita della Viola o magari proprio a scendere in campo. Sarebbe bellissimo. Le dico una cosa:
Prego
In Grecia non esiste niente del genere o che abbia quel livello. È qualcosa di straordinario.
È mai stata vittima di discriminazioni o episodi sessisti solo perché è una ragazza che gioca a calcio?
Da piccola è successo tante volte. Ricordo un episodio significativo che mi ha colpito ma che è anche il fattore scatenante per cui pratico questo sport. Da piccola io facevo danza però poi andavo sempre con la famiglia a seguire mio fratello agli allenamenti di calcio. Un giorno mi è venuta voglia di provare e allora ho chiesto all’allenatore se potevo giocare. Ricordo che diversi compagni di squadra di mio fratello risero e uno di loro mi disse qualcosa del tipo “il calcio non fa per te” o giù di lì. Quelle parole sono diventate una promessa per me. In quel momento ho pensato “adesso ti faccio vedere!”. Chiesi ai miei genitori se potevo giocare a calcio e loro furono contentissimi e mi appoggiarono in tutto e per tutto. Mi iscrissero ad una scuola calcio e iniziai ad allenarmi con i ragazzi. Devo dire che i miei compagni mi facevano sentire apprezzata e inserita nel gruppo. Col tempo divenni sempre più forte fino ad arrivare a dove sono ora.
Quindi ha fatto ricredere quel ragazzo che le disse quelle parole?
Non solo! Circa tre anni fa lo incontrai nuovamente ad una seduta di personal fitness. Lui mi riconobbe, io non ebbi idea fosse lui. Me lo disse in seguito. Aveva smesso col calcio e faceva altro. Mi disse che mi seguiva sempre e che era contento che avevo continuato. Ancora oggi quando può mi segue…
Una favola nella favola.
Io penso che tutti abbiano diritto di fare quello che vogliono. Il calcio è uno sport bellissimo e penso sia ingiusto considerarlo solo uno sport maschile. Non cercavo rivincite ovviamente, ma sono contenta della strada che ho percorso fin qui e di quella che ancora ho davanti a me.
Quali sono i suoi idoli calcistici? A chi si ispira?
Calcisticamente parlando adoro Kevin De Bruyne. È un calciatore di cui cerco sempre di imitare le movenze. Mi piace la sua visione di gioco, il suo impegno, la sua dedizione, il modo in cui smarca i compagni mandandoli a rete. La mia ispirazione è lui ma il mio idolo calcistico è Lionel Messi. Con la palla sa fare ogni cosa possibile e immaginabile. Un giocatore come lui non penso lo rivedremo più.
E dal punto di vista femminile?
Non ho una ispiratrice o un idolo nel femminile. Sarò un po’ narcisa, ma la calciatrice da cui prendo più spunto sono proprio io. Voglio essere io l’esempio, arrivare a quel livello in cui una bambina o un tifoso ti classifica come idolo. Spero di riuscire ad arrivarci col lavoro e con l’impegno.
Che fin qui sono stati ben ripagati.
Sì può fare di più. Io non mi pongo limiti. Do sempre il meglio, il 110% in ogni occasione. E se un giorno riuscirò a diventare migliore di come sono allora sarà un successo.
Siamo in chiusura. Le chiedo chi è Maria Vlassopoulou fuori dal campo?
Una persona che tiene tanto alle sue compagne di squadra, agli amici e alla famiglia. Soprattutto quest’ultima perché mi ha dato l’opportunità di giocare a calcio. Mi piacerebbe viaggiare all’estero, anche in ambito calcistico, però per ora sono ad Arezzo e qui sto bene. È una città piccola ma bellissima ed è vicina ad un altro posto splendido come Firenze. Per il resto mi sono laureata da poco in scienze motorie in Grecia dando gli ultimi esami da remoto e quando ho un momento libero vado in giro con qualche compagna. Sono una ragazza normale che ogni tanto si rilassa sul divano e si gode un film passando serate tranquille e in compagnia.
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