Viola e Azzurri: voglia di pulizie di primavera!
Durante le soste per la nazionale va di gran moda il giochino del totoallenatore volto a preconizzare il futuro della panchina viola, e quello delle figurine con tifosi e giornalisti che s’azzuffano dicendo questo lo tengo e questo lo butto coi calciatori della rosa, tali giochini, si diceva, specie ad inizio aprile, possono essere divertenti e persino necessari perché aiutano a passare il tempo attendendo nuove notizie dai campi.
E difatti nelle ultime ore si è tornati a baloccarsi anche con l’esaltazione preventiva di Paratici che ‘pensa, disegna, cogita e progetta’ il futuro della Fiorentina’ così narra la vulgata, come fosse solo cosa sua e non dovesse invece, da buon dipendente, lavorare secondo le linee guida del suo presidente, a proposito Joseph dove sei? Torni presto? Chisti cori aspettano a te!
Quindi è questo il periodo nel quale spicca di più la caratteristica ormai endemica del calcio italiano dove il virtuale prevale sul reale, il digitale vince sull’analogico, dove si chiacchiera di calcio più che giocare a calcio. E montando le chiacchiere, come panna, si erge il castello del nulla, coi muri fatti di parole e le fondamenta di fuffa.
Il calcio contemporaneo infatti, vieppiù in Italia, è ormai solo un pacchetto di sogni che sono i futures della realtà, proprio come la finanza costruisce i futures dell’economia. Ma coi futures il rischio è la bolla che spinta da ottimismo, speculazione e economia di massa si gonfia fino all’inevitabile scoppio, spesso innescato dalla perdita di fiducia che porta al panico delle vendite e alle conseguenti perdite economiche. Nella Fiorentina le ‘ bolle’ più recenti sono state quella degli inizi di Commisso gonfiata da dichiarazioni tronfie come ‘ i soldi non sono un problema’, l’altra è quella di Pioli annunciato e dipinto con toni epici, manco fosse l’Achille omerico e schioppato con un botto rumoroso che ha svergognato buona parte della critica che l’aveva osannato e narrato quale vate della gloria viola, ma che aveva poi lasciato la squadra ad un triste ultimo posto con le gambe del tutto sgonfie.
Tali esperienze avrebbero dovuto insegnare qualcosa alla piazza fiorentina che invece continua a gettarsi con cieco entusiasmo nelle chiacchiere sul pallone e nelle santificazioni preventive, non a caso ormai non si parla più di calcio, ma esclusivamente di calciomercato, con tutto il suo corredo di ‘se e ma ’, di ‘forse e secondo me’, prezzi e pagamenti rateali che sono il castello di carte costruito sul castello di carte.
Ma quasi per ammaestrarci definitivamente su quanto poco valga questo calcio digitale rispetto a quello analogico del quale ci siamo innamorati ormai tanti anni fa, nelle ultime ore è esplosa, per la terza volta consecutiva, la grande bolla della nazionale italiana che, per la terza volta di seguito appunto, non andrà al mondiale.
Puntualmente tre secondi dopo l’ultimo rigore che dava la qualificazione alla squadra balcanica, è partito il piagnisteo nazionale con le recriminazioni per il rosso mancato sul fallo su Palestra ai supplementari e sulle annunciate dimissioni di questo o quello (che poi non si dimettono), in questi casi è più raro che qualcuno riconosca che i bosniaci nei novanta minuti si sono rivelati un collettivo più deciso e meritevole della qualificazione, gli azzurri infatti hanno avuto le loro occasioni, ma non le hanno sfruttate, e in giro si sprecano i titoloni ‘ fallimento Italia’, ma il fallimento di un paese si vede da ben altro, come un giocatore non si giudica da come tira un calcio di rigore a dirla alla De Gregori e neppure da tre mondiali saltati si giudica un paese col suo calcio, ma dal sudiciume che si vede in ogni manifestazione del calcio (e non solo del calcio per il vero): dai calciatori che vivono nella bambagia difesi, viziati e tenuti lontani dalla realtà dalle loro società, ai settori giovanili, ad un certo modo malato di vivere il tifo. Nel bel paese, riconosciamolo per carità di patria, della nazionale non interessa granchè a nessuno, in primis al palazzo del pallone o alla politica visto che in tanti anni di fallimenti ripetuti non sono stati apportati correttivi ai regolamenti per promuovere l’utilizzo dei giovani italiani nei campionati professionistici o rivalutare i vivai, l’unica bandiera che conta e vale nel calcio italiano è quella del dio quattrino e le leve dei quattrini le hanno le società calcistiche e per queste la nazionale è semplicemente un fastidio . Ecco perchè una nazione di tre milioni di abitanti esclude dai mondiali l’Italia coi suoi sessanta milioni e il suo passato glorioso, è questione di umiltà, identità, amor patrio( nella migliore accezione) e nerbo.
Chiudendo e unendo i casi viola con quelli azzurri diremmo che c’è solo una gran voglia e un gran bisogno di pulizie primaverili, aria alle stanze, facce nuove, regole nuove nei limiti del possibile e una piccola moratoria a tutto questo gran ciarlare sul calcio e non di calcio perchè come diceva quel seduttore di Gianni Agnelli, una cosa è parlare di donne, un’altra è parlare con le donne.
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