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Verona come Zenica: la 'sfangata' del Bentegodi evidenzia il limite più grosso della Fiorentina (e non solo)

Verona come Zenica: la 'sfangata' del Bentegodi evidenzia il limite più grosso della Fiorentina (e non solo)FirenzeViola.it
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Oggi alle 16:00Primo Piano
di Alessandro Di Nardo

Verona 0 Fiorentina 1 è forse l'unica bella notizia di un sabato in cui i tifosi viola non si sono certo rifatto gli occhi. Per il resto la visione della partita ha ricordato sinistramente quella de la Corazzata Potemkin (tanto che se qualcuno si fosse alzato per un commento stile 'Fantozzi' avrebbe certo ricevuto i canonici 92 minuti di applausi), oppure la Passione di Cristo di Mel Gibson, per rimanere in tema pasquale. Insomma, un pomeriggio di sofferenza per il popolo fiorentino, appeso ai guantoni di un David De Gea tornato in versione United e agli errori di mira di Kieron Bowie e Gift Orban. Per atteggiamento avuto e impossibilità nel cercare di ribaltare un contesto da subito sfavorevole e un campo che pareva inclinato, Verona-Fiorentina sembrava Bosnia-Italia, con il paragone aiutato dalla scelta cromatica delle maglie.

Verona come Zenica
E in questo, la Fiorentina, una delle squadre più italiane del campionato (seconda solo al Cagliari, "Un motivo d'orgoglio" ha detto Paolo Vanoli nel pre-partita su Dazn in merito a questa impronta azzurra della sua rosa) è uno specchio delle difficoltà del nostro movimento. Soprattutto la gara di ieri, ha evidenziato un problema strutturale della rosa viola: la Fiorentina è una squadra mono-passo, ad andatura da crociera, una vettura costruita senza la possibilità di inserire la quinta. La frequenza slowmo si è vista soprattutto ieri (2 dribbling riusciti in 97 minuti) anche per l'assenza di due (facciamo tre, anche se Manor Solomon manca ormai da quasi due mesi) tra i pochissimi calciatori in grado di darlo questo cambio di passo, Dodo e Fabiano Parisi. Ci sarebbe anche Moise Kean, che però quando è in giornate del genere piuttosto che il cavallo imbizzarrito capace di strappare con e senza palla assomiglia più a un mansueto pony. E' una questione quasi anatomica-genetica: Dodo e Parisi rappresentano un'eccezione alla regola, privata degli unici due brevilinei della rosa, la squadra di Paolo Vanoli non è in grado di imprimere un ritmo diverso.

Le scelta
E proprio in questo ricorda terribilmente una Nazionale che, atrofizzata da un campionato votato dogmaticamente al 3-5-2 (per meglio dire 5-3-2) si è evoluta di conseguenza perdendo giocatori del genere, esterni puri, quelli che ti portano superiorità numerica, che ti accendono uno script altrimenti terribilmente monotono. Quella della Fiorentina è stata una scelta presa con cognizione di causa - e dall'allenatore precedente, Raffaele Palladino -: liberarsi di tutti gli esterni o simili in pochi mesi. Lo diceva lo stesso Vanoli a novembre, in una delle sue prime uscite al microfono da tecnico viola: "Questa è una squadra costruita senza esterni e senza esterni nel calcio di oggi è quasi impossibile giocare", amen.

Il confronto
Verona-Fiorentina, e le scelte dei viola, come caleidoscopio del movimento italiano, dicevamo. E anche la decisione di adattare Pietro Comuzzo (ricordiamolo, un calciatore che fino a quattordici mesi fa era nel mirino del Napoli, che avrebbe offerto oltre 30 milioni) come terzino destro, la dice molto sull'impoverimento tecnico del contesto. Pensate a uno con le caratteristiche di Comuzzo - ottimo marcatore ma con delle lacune tecniche e di lettura palla al piede ancora enormi - e adesso pensate agli esterni bassi che ci sono in giro per il mondo e alle loro caratteristiche. Poi pensate che dopo Verona-Fiorentina, sullo stesso canale Dazn, hanno dato Atletico Madrid-Barcellona (partita in cui l'ex numero dieci della Fiorentina ha giocato da terzino sinistro). Verona come Zenica, Fiorentina come Nazionale italiana, solo che in un caso la 'sfangata' è riuscita, nell'altro no, ma la speranza è che stavolta, nonostante una vittoria di platino per i viola, con tre punti che comunque devono essere celebrati come oro dai tifosi e ci mancherebbe altro, il risultato non offuschi le problematiche di una squadra che in estate avrà bisogno di cambiare passo, anche in senso letterale.