Elezioni FIGC: i programmi di Abete e Malagò sul settore femminile
Il 22 giugno prossimo dunque si terranno le elezioni per eleggere il nuovo numero uno di Via Allegri dopo le dimissioni di Gabriele Gravina a seguito della mancata qualificazione dell’Italia al terzo mondiale di calcio consecutivo. Entrambi i contendenti hanno depositato ufficialmente sia le candidature che i loro programmi relativi alla “rifondazione” che il calcio italiano attende dopo anni difficili in cui lo sviluppo più che migliorare ha subìto l’effetto contrario. La stessa sorte è toccata anche al calcio femminile il cui interesse sembrava essere esploso sia grazie all’avvento delle società professionistiche, sia all’ottima esperienza del Mondiale di Francia 2019. Uno sviluppo, anche molto accelerato, sembrava esserci stato dopo quella positiva esperienza ma la pandemia di Covid, prima, e lo scoppio delle crisi belliche geopolitiche con conseguenti ricadute economiche poi ha sostanzialmente frenato lo sviluppo del movimento calcistico femminile e non soltanto.
Analizziamo dunque quelli che sono i punti che riguardano il calcio in rosa nei programmi elettorali di ambedue i candidati alla presidenza della FIGC:
Per Giancarlo Abete il calcio femminile è arrivato ad una fase di “stanchezza” con i progressi degli anni precedenti che si sono di fatto arenati. L’ex Presidente della FIGC parla del professionismo come una conquista importante essendo stata, quella italiana, la prima federazione europea a concederlo per le calciatrici. Secondo il suo programma per il femminile si dovrebbe ripartire dal calcio di base, costruendo una struttura economica sostenibile e garantendo l’accesso ad un numero maggiore di tesserate eliminando i vincoli burocratici che rallentano tale procedimento. Abete parla di un calcio ora come ora non sostenibile in termini economici - ed è vero dato che al momento ogni investimento nel settore comporta perdite a livello di budget con pochissimo ritorno che, in alcuni casi, è anche prossimo alle zero -. Sempre per l’attuale patron della LND, occorre trovare una quota dai diritti televisivi – che in qualche modo dovrebbero essere aumentati – per generare un investimento finalizzato alla diffusione del calcio femminile. Parla inoltre di iniziative culturali, di formazione e di comunicazione – anche attraverso l’organizzazione di grandi eventi (Mondiali, Europei, Trofei o amichevoli internazionali di grande livello) per aumentare la diffusione del calcio femminile. Infine chiude con la questione infrastrutturale che, salvo alcune società di per sé già sistemate, occorre rendere appetibile a livello internazionale.
Giovanni Malagò risponde con l’intenzione di utilizzare il dipartimento femminile della LND per ampliare la base e il numero delle tesserate. Parla inoltre di consolidamento del professionismo rendendolo sostenibile a livello economico. L’ex numero uno del CONI italiano sostiene tre punti fondamentali: il primo riguarda l'argomento citato poc'anzi. Il secondo è un ampliamento della base tramite l’aumento del numero di tesserate e di società che entrino nel settore per evitare che il sistema rimanga fragile. Il terzo punto è un’integrazione col sistema scolastico dove il calcio femminile deve emergere come normalità culturale avvicinandone la pratica alle bambine e alle ragazze in generale. Malagò aggiunge inoltre che i club maschili debbano avere relazioni più ordinate con le controparti femminili ma aggiunge che esso non debba essere un obbligo morale ma un’opportunità di sviluppo delle società stesse. In chiusura scrive che il calcio femminile necessita di una politica di sviluppo pluriennale coerente con il contesto internazionale e che non debba dipendere da decreti emergenziali per continuare ad andare avanti.
Analizzando i due programmi si nota come nessuno dei due candidati confermi se ci sarà eventualmente la nascita di una Lega Calcio Femminile. Progetto che era stato portato in auge dall’ex numero uno della Divisione Femminile della FIGC poi però mai attuata. Neanche la questione delle cifre troppo basse, determinate da un prodotto poco appetibile, dei diritti televisivi è stata affrontata nei programmi di ambo le parti. Questioni che forse saranno affrontate dopo l’elezione a seconda di chi sarà il vincitore. E in tutto ciò rimane da capire anche quale sarà il ruolo di Federica Cappelletti, attuale presidente della Divisione Femminile della FIGC.
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