Vanoli verso l'addio, lo ha capito. Grosso, De Rossi, ma Paratici guarda fuori. Iraola o Glasner sono gli identikit ideali. Fischi e cori chiari: Firenze non ne può più
Mancano due giornate alla fine del campionato, ma la stagione è finita ieri. Con l’ultimo punto utile per mettere la cera lacca sulla salvezza aritmetica. Un pari che ha provocato sbadigli da esposizione e alla fine cori e fischi contro la squadra. Tappandosi il naso chi ama la Fiorentina non ha mai fatto mancare il sostegno ai viola, nei frangenti più bui di questa annata fallimentare, ma una volta conquistata la certezza dello scampato pericolo, è uscito il vetriolo. Perché Firenze non ne più di questo andazzo. Rabbia e distacco dalla Fiorentina si mescolano tra loro creando una miscela esplosiva. Perché Firenze non merita spettacoli come quelli a cui abbiamo assistito quest’anno. Perché Firenze è stanca anche di un club che in sette anni si è affidato all’improvvisazione rinunciando a costruire un percorso che mirasse alla fabbricazione di un obiettivo sportivo. Giova ricordare che sono in sospeso due comunicati durissimi, della Fiesole e del centro di coordinamento, vergati qualche mese fa e mai ritirati, né tantomeno superati. Restano a galleggiare in attesa di scoprire gli eventi, di capire come si muoverà il club per rifondare questo gruppo. Se le cose miglioreranno quelle note dei tifosi diventeranno passato, ma se al contrario niente cambiasse, sicuramente tornerebbero utili per una contestazione più feroce di altre.
L’avvento di Paratici ha portato speranza, ma questa dovrà trasformarsi in realtà. Per il diesse, diventato il demiurgo della ricostruzione viola, ci sarà da lavorare tanto e non bastera’ una stagione perché è grave la condizione generale della Fiorentina. Un primo punto di partenza sarà la scelta dell’allenatore. Vanoli in sala stampa nel post partita col Genoa, ha rivendicato giustamente la bontà del proprio lavoro, con annesse le molteplici difficoltà incontrate. Ha raccontato che parlerà con i dirigenti e ha ringraziato i medesimi per l’opportunità datagli. Con la maglietta celebrativa in ricordo di Rocco Commisso ha anche spiegato come il presidente, scomparso da poco, gli avesse chiesto la salvezza come traguardo imprescindibile. Poi ha scherzato sulle voci che racconterebbero di alcuni corteggiamenti ricevuti, ma è apparso sereno e le sue parole hanno fatto capire che lui ha compreso tutto: la Fiorentina cambierà guida tecnica. Vanoli, come detto in altre occasioni, va ringraziato e non poco: a dicembre c’era un clima di terrore a Firenze, da retrocessione annunciata. E invece la tranquillità è arrivata alla giornata numero 36 e questo è un dato.
Chi arriverà al suo posto? Il nome più gettonato rimane Grosso per motivi ormai noti, ma il vertice del Sassuolo ha fatto sapere che vorrebbe allungare il contratto al tecnico. Questo non esclude che Grosso possa chiedere di andare via, ma per adesso lo scenario prevede altro. La sensazione è che la candidatura Grosso a Firenze serva anche per coprire un bersaglio più caldo per Paratici.
De Rossi che abbiamo visto molto brillante nell’incontro coi giornalisti dopo la sfida coi viola, è stato sincero: ha spiegato che a Genova sta benone, ma che non può ipotecare il futuro. Come a dire: se arriva l’offerta giusta saluto Marassi.
E poi? C’è l’estero che probabilmente è il fronte più interessante per Paratici, quello che maggiormente lo intriga. La sua voglia di sparigliare si sposa con un tecnico non italiano, fresco, innovatore, con uno staff capace di allenare con alta intensità i giocatori e magari integrato da uno staff medico in grado non solo di prevenire gli infortuni, ma soprattutto efficace nel recuperarli.
Di prede da cacciare fuori dai confini ce ne sarebbero tante, ma gli identikit ideali sono quelli, ad esempio, di Andoni Iraola Sagarna. Da calciatore icona del calcio basco a tecnico del Bournemouth. Ha 44 anni ed è in forte ascesa. Sarebbe una ventata di aria fresca. Ma anche Oliver Glasner, allenatore del Crystal Palace che ha eliminato nei quarti in Europa la Fiorentina, è un altro profilo seguito con attenzione da Paratici. Intanto è in finale di Conference League, mentre negli ultimi dodici mesi col Palace ha vinto una Coppa di Inghilterra e una Community Shield. In Germania, a Francoforte, il tecnico austriaco aveva vinto nel 2022 una Europa League. Il Palace gioca un calcio intenso e pieno di idee, quello è il manifesto di Glasner. E’ corteggiassimo e per lui si parla anche di una grande panchina della Premier, ma Oliver è uno che guarda all’Italia con ammirazione. Salvezza acquisita, adesso inizia la vera fase del lavoro di Paratici. Attendiamo fiduciosi.
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