La concessione dello stadio Franchi solleva polemiche: le dichiarazioni dopo la Commissione Bilancio
Questa mattina si è riunita la Commissione Bilancio e alcuni consiglieri hanno sollevato perplessità sulla concessione per lo stadio Franchi. Ecco le varie dischiarazioni sul tema stadio:
Dichiarazioni della capogruppo di Fratelli d’Italia Angela Sirello e del consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Chelli
“Dall’analisi della variazione di bilancio in corso di discussione abbiamo sorprendentemente appreso che è stato inserito nel programma triennale dei beni e dei servizi l'intervento denominato “Concessione dei servizi di gestione impianto sportivo comunale Stadio Artemio Franchi”. Si tratta, di fatto, del presupposto necessario per l'avvio della procedura di partenariato pubblico-privato per il completamento dei lavori di riqualificazione e la futura gestione dello stadio. La durata prevista della concessione, avente un valore complessivo stimato di 1.504.131.904,53 € (circa 25 milioni annui), è di 720 mesi, ovvero 60 anni dalla sottoscrizione.
Abbiamo chiesto in Commissione maggiori chiarimenti e spiegazioni, ma tutto è stato liquidato come un mero adempimento burocratico privo di valenza sostanziale. Com’è possibile che la modifica di un documento strategico dell’ente che il Consiglio comunale è chiamato a suggellare sia priva di rilevanza? Quei numeri sono il frutto della creatività della Sindaca o di un’analisi tecnico-economica prodotta nelle ultime settimane? Si tratta, forse, di una notizia fuoriuscita dai meandri dell'amministrazione prima del tempo? Non è dato saperlo.
Per quanto ci riguarda, ferma restando la necessità di maggior chiarezza e trasparenza di cui ci facciamo portatori, siamo d'accordo, come noto, con l'opzione di avvalersi di capitale privato per ultimare i lavori e ridare finalmente alla città il suo stadio, ma a questo punto la domanda sorge spontanea: se, alla fine della fiera, si è costretti comunque a ricorrere ad un corposo sostegno della società in cambio di una lunga concessione, che senso ha avuto impiegare ingenti risorse pubbliche - che magari si sarebbero potute destinare agli impianti sportivi minori - per uno stadio che ACF Fiorentina avrebbe ben volentieri, in tempi celeri, realizzato autonomamente a spese proprie?”.
Dichiarazioni di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune e di Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune al Quartiere 2
“C’è un modo semplice per far passare una scelta politica enorme senza che se ne accorga nessuno: metterla dentro un atto che sembra solo tecnico. È quello che sta succedendo con lo Stadio Franchi. Proviamo a spiegarlo dall’inizio, anche a chi non segue la vicenda da vicino.
Ogni anno, entro il 31 luglio, il Comune deve compiere un adempimento contabile obbligatorio: la salvaguardia degli equilibri di bilancio. In pratica si verifica che i conti dell’anno restino in pareggio e, se serve, si spostano delle somme. È un controllo di routine, molto tecnico, che di solito passa in Consiglio con un dibattito ridotto. Quest’anno è la proposta di delibera n. 40 del 2026, in discussione con scadenza l’11 luglio. Dentro questo atto dovuto, però, la Giunta ha infilato molto più di una verifica dei conti: una modifica del documento di programmazione strategica del Comune (il DUP) interamente dedicata allo Stadio Franchi e alla candidatura di Firenze a ospitare partite degli Europei di calcio del 2032; e, negli allegati, una vera e propria operazione economica sullo stadio.
Qui sta il punto che non si voleva raccontare, emerso in Commissione 1 stamani. Tra gli allegati che il Consiglio approva insieme alla delibera c’è il programma triennale degli acquisti di beni e servizi del Comune. In quel documento è iscritta, in tutte lettere, una “Concessione dei servizi di gestione dell’impianto sportivo comunale Stadio Artemio Franchi” con caratteristiche precise: durata di 720 mesi, cioè sessant’anni; apporto di capitale privato per 55 milioni di euro nel 2027; valore complessivo stimato dell’operazione oltre 1,5 miliardi di euro sull’intera durata. Quei 55 milioni sono l’unica voce di “capitale privato” in tutto il programma triennale del Comune. Tradotto: l’apertura ai privati sullo stadio non è più un’ipotesi vaga rinviata al futuro. È già scritta, quantificata e messa a programma dentro un atto che il Consiglio sta per votare. Chi vota la delibera di bilancio, vota anche questo, nonostante non ci siano rapporti ufficiali registrati con ACF Fiorentina.
Lo diciamo da anni, di fronte a ogni passaggio su questa vicenda: lo Stadio Franchi è un bene pubblico, è di proprietà della Città, e i soldi che vi girano intorno non sono un affare privato della Giunta. I lavori in corso (circa 200 milioni di euro) sono finanziati con risorse pubbliche, fondi nazionali PNC e PNRR. Il cantiere è partito da due anni ed è in stato avanzato, tanto che il contratto dei lavori ha già subito sei varianti, come abbiamo documentato atto per atto. Ora, mentre quell’opera pubblica va avanti con denaro pubblico, la Giunta programma di affidarne la gestione a un privato per sessant’anni. È una scelta che riguarda il futuro di un pezzo di città per due generazioni. E la si compie nel modo meno trasparente possibile: non con una delibera dedicata, discussa e votata a sé, ma nascondendola tra le pieghe di un atto contabile.
C’è anche un passaggio che merita di essere conosciuto. In una precedente delibera di Giunta (la n. 222 del 15 giugno 2026) l’Amministrazione racconta che la Fiorentina si era detta disponibile a mettere risorse proprie sullo stadio, ma solo con una formula precisa, quella dell’articolo 4, comma 12, del decreto sugli impianti sportivi (D.Lgs. 38/2021). La Giunta ha però scartato quella strada, ritenendola a rischio rispetto alle regole europee sulla concorrenza e citando una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del febbraio 2026. La conclusione più semplice, a quel punto, sarebbe stata una sola: se la via del privato è giuridicamente fragile, allora si completa l’opera con risorse pubbliche. La Giunta ha scelto invece la strada opposta (un coinvolgimento privato ancora più ampio, quello che può arrivare a cedere a un soggetto privato la gestione e i ricavi dello stadio). E, nella stessa delibera, ammette di essere ancora alla ricerca delle risorse pubbliche necessarie a coprire il costo residuo dell’opera.
In tutto questo, non ci risulta che sia mai stato aperto un dibattito consiliare dedicato, né un passaggio nel Consiglio del Quartiere 2, dove lo stadio si trova. È esattamente ciò che denunciamo da mesi: le decisioni più rilevanti sul futuro del Franchi maturano tra Giunta, dirigenza e interlocuzioni riservate, mentre l’organo elettivo (che rappresenta la Città proprietaria) non discute nulla.
Il rischio evidente è che il pubblico paghi due volte: prima i soldi per partire, poi non ci sono e si fanno concessioni al privato che salva il salvabile. La linea dura della proprietà della ACF Fiorentina avrebbe così avuto ragione su tutta la linea: prendere a “pallonate” prima la Giunta Nardella e poi quella Funaro ha portato risultati, se la strada emersa oggi sarà confermata”.
Le dichiarazioni di Cecilia Del Re (Firenze Democratica)
“Stamani, in commissione bilancio, la sindaca, arrivata a sorpresa in aula, mentre l’assessore Bettarini già aveva iniziato ad illustrare la delibera sugli equilibri di bilancio, si è ritrovata a rispondere alle domande (impreviste) sul tema stadio. Inizialmente, sindaca e assessore hanno cercato di respingere al mittente le domande come non pertinenti all’atto in discussione; poi, con gli interventi dei consiglieri di maggioranza, hanno cercato di ridimensionare il peso della notizia che il consigliere Chelli per primo ha sollevato.
Ai commissari presenti, infatti, stamani, non è rimasto altro che prendere atto che nella delibera sugli equilibri di bilancio gli uffici hanno messo nero su bianco 3 dati: a fronte di 55 milioni di euro dati dal privato, è prevista una concessione pari a 60 anni, con una stima di ricavi per il privato di 1,5 miliardi per i 60 anni di concessione.
In base a quale stima gli uffici sono arrivati a questi dati? E quali atti ci sono alla base dell’inserimento di questa previsione a bilancio?
Domande legittime ma rimaste prive di risposta oggi in aula, dopo che già dagli accessi agli atti ogni interlocuzione era risultata verbale, e Fiorentina aveva dato disponibilità solo a ricorrere alla norma della legge stadi, ritenuta poi non percorribile dal comune dopo la sentenza della corte di giustizia che ne rileva profili di illegittimità legati al tema della concorrenza.
Qualche settimana fa in consiglio comunale con un question time ponemmo dubbi anche sulla strada del project, posto che l’investimento di Fiorentina (55 milioni) è ad oggi meno di un quarto del costo complessivo dei lavori (destinato ancora ad aumentare e finanziato per il resto con soldi pubblici). La norma sul project parla di “importo significativo” del privato, e non ci pare questo il caso, men che meno se la concessione sarà per 60 anni.
Tutti tifiamo perché i lavori finiscano e perché Fiorentina abbia uno stadio all’altezza, ma è sulla mancanza di trasparenza sulla gestione di risorse pubbliche - in parte pure sottratte ai comuni della città metropolitana - che occorre porsi domande.
Un project avrebbe potuto - o meglio, dovuto - essere impostato col privato prima dell’avvio dei lavori, ma la furia di fare la foto con la ruspa e la prima pietra fu troppo forte per il precedente sindaco e l’allora candidata sindaca.
La città merita adesso più trasparenza e condivisione su un tema così importante come quello che vede su quest’opera impiegati oltre 250 milioni di euro tra PNRR e PNC”.
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 2/07 del 30/01/2007
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