Meglio il silenzio delle terapie, la gestione Kean nel solco delle vecchie abitudini
In principio era l’outfit, il primo motivo d’interesse nei riguardi di un Kean relegato in tribuna per diverse vicissitudini, oggi manco quello. L’assenza dal campo del centravanti viola, top-player del gruppo cui è stato riconosciuto un massiccio adeguamento dell’ingaggio in estate, se non fa propriamente discutere lascia interdetti, fosse solo perché ripetuta a distanza di appena 10 giorni dall'ultima volta e dalle ultime polemiche.
Il bis dopo l’ultima serata europea
Già, perché pure nell’ultima uscita europea dei viola giovedì 16 aprile contro il Crystal Palace, Moise era al Franchi. Inizialmente, aveva informato il club, era stata la febbre a impedirgli di sostenere i compagni di squadra in campo, ieri una doppia seduta di terapie. Una spiegazione arrivata anche a fronte della carrellata delle telecamere dei vari infortunati e squalificati tra i quali era impossibile non notare l’assenza del centravanti, ma pure una giustificazione che ha lasciato insoddisfatti tutti coloro (tanti) che si sono domandati come e quanto le terapie in questione impedissero di venire comunque allo stadio, tanto più all'ora di pranzo.
Assenza reiterata
Intendiamoci, nessuno vuol mettere in dubbio i problemi di Kean e tantomeno il suo tentativo di rientrare per il finale di stagione, ma se oltre ai semplici cenni di cronaca (un’unica presenza da 70 minuti con Verona e poi 5 assenze consecutive dopo la debacle in Nazionale con la Bosnia) pure le spiegazioni ufficiali non limitano la sensazione di distacco tra l’attaccante e il mondo viola significa che il tentativo di proteggere Kean da voci e malumori (anche e soprattutto da parte della tifoseria) non sta esattamente funzionando, al contrario sta allargando una distanza ormai evidente tra la punta e quelli che sarebbero i suoi tifosi. Insomma, forse più che addurre giustificazioni a un’assenza che si è reiterata stavolta poteva essere semplicemente scelta la dorata via del silenzio.
Vecchie abitudini
Sotto questo profilo, senza voler entrare nel merito delle comunicazioni mediche, campo reso minato anche dalla privacy, resiste (purtroppo) un'abitudine che la Fiorentina non ha cambiato, quella di riferire versioni un po’ pesanti da digerire, perché i 90 minuti al Franchi ieri non avrebbero impedito a Kean (e a qualsiasi altro tesserato) di svolgere qualsiasi attività. C’è da augurarsi che i tanti cambiamenti auspicati da molti, e il cui peso dovrà esser gestito in prima persona da Paratici, possano arrivare il prima possibile, non appena raggiunta la matematica salvezza nonché nella semplice, futura gestione dei calciatori e della loro immagine (anche quando si espongono sui social network). Almeno per non ritrovarsi in casa viola, di nuovo, ad accentrare su club e dirigenza polemiche e recriminazioni sulla gestione di un Kean che quest’anno ha garantito un apporto ben diverso rispetto a quello dell’anno scorso tra gol segnati in meno e assenze per guai fisici.
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