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Edoardo Sadotti si racconta: "Firenze è ancora casa mia ma ora all’Alcione voglio farmi le ossa. Certo che Vanoli farà bene"

Edoardo Sadotti si racconta: "Firenze è ancora casa mia ma ora all’Alcione voglio farmi le ossa. Certo che Vanoli farà bene"
Oggi alle 20:00Copertina
di Andrea Giannattasio
fonte dal nostro inviato a Milano
L'intervista esclusiva di Firenzeviola.it al difensore classe 2006, campione d'Italia con la Primavera, alle prese con la sua prima avventura tra i professionisti

La nuova vita di Edoardo Sadotti non è più al centro della difesa, bensì sulla fascia destra. E' in questa nuova posizione che il talento aretino, cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina e adesso all'Alcione Milano in prestito, si sta mettendo in luce nel corso della sua prima esperienza tra i professionisti. Sadotti, direttamente dal centro sportivo del club milanese, si è raccontato in esclusiva a Firenzeviola.it, spiegando come stanno andando i primi mesi in Serie C e quali sono le sue aspettative per questa stagione.

Dopo tanti anni nel settore giovanile della Fiorentina e lo scudetto vinto con la Primavera, che impatto ha avuto con il calcio dei professionisti?
"Le differenze si vedono subito. Cambiano l’intensità, la fisicità e il peso dei duelli. In Primavera, dopo un errore, a volte riuscivi a rimediare; qui rischi di prendere gol immediatamente. Il salto è netto, ma penso che possiamo fare una grande stagione".

Avete conquistato cinque punti nelle prime tre giornate. Come si trova nel ruolo di terzino destro?
"È qualcosa che aggiungo al mio bagaglio, anche se non faccio il terzino a tutto campo. In fase di non possesso lavoriamo molto insieme e non mi sbilancio troppo; quando abbiamo il pallone ruotiamo e divento una sorta di braccetto. Rispetto all’anno scorso posso essere un po’ più offensivo e sono contento di questa possibilità".

Si dice che la Serie C sia un campionato difficile, anche per l’esperienza degli avversari. È soprattutto un difensore giovane a dover imparare in fretta?
"In parte, ma qui ci sono giocatori esperti in tutti i ruoli. Michele Marconi, per esempio, è un attaccante che ha fatto una grande carriera in Serie B. Puoi imparare da chiunque. L’insegnamento più grande riguarda la mentalità: capisci cosa significa giocare in una prima squadra, voler vincere e portare a casa i tre punti".

Qual è l’insegnamento più importante che si porta dietro dai dieci anni alla Fiorentina?
"Firenze per me è ancora casa. Ogni allenatore mi ha dato qualcosa. Galloppa l’ho avuto per diversi anni e mi ha aiutato molto a crescere: anche quando allenava i ragazzi più grandi, a volte andavo a lavorare con loro. Se oggi sono arrivato all’Alcione è grazie al percorso fatto alla Fiorentina. Ogni stagione mi ha permesso di salire un gradino".

Che ambiente ha trovato all’Alcione Milano?
"Una società ambiziosa, che ogni anno vuole alzare il livello. Il mister ci ha chiesto di arrivare ai playoff e di provare a stare nelle prime quattro. È un obiettivo importante, ma credo che possiamo raggiungerlo: abbiamo qualità e possiamo toglierci grandi soddisfazioni".

Torniamo allo scudetto Primavera. Quando ha capito che potevate vincerlo, dopo la finale persa con l’Inter l’anno precedente?
"Ne parlavamo già durante il ritiro. Noi ragazzi del 2006 giocavamo insieme da tanto tempo ed eravamo un gruppo molto unito. Ci sono stati momenti buoni e altri più difficili, ma fin dall’inizio ero convinto che avremmo potuto alzare il trofeo".

Lei, però, ha dovuto seguire semifinale e finale dalla tribuna per un infortunio. Quanto è stato difficile?
"Più della sera della finale ricordo il giorno in cui mi sono fatto male a Lecce. All’inizio temevamo fosse qualcosa di grave. Dopo aver giocato praticamente tutta la stagione, saltare proprio le due partite più importanti è stato pesante. Mi ero infortunato in una gara che, per la nostra classifica, contava relativamente poco. Oltre alle finali, pensavo anche a questa stagione: se il problema fosse stato grave, avrei iniziato la nuova avventura con molte più difficoltà".

All’Alcione ha ritrovato Niccolò Trapani e Giorgio Puzzoli, suoi amici ai tempi della Fiorentina. Quanto l’ha aiutata averli nello spogliatoio?
"Sono arrivati dopo di me, quindi inizialmente pensavo di dover affrontare da solo l’inserimento in un gruppo nuovo. Ho costruito nuove amicizie, ma il loro arrivo è stato una boccata d’ossigeno. Passiamo tempo insieme anche fuori dal campo e questo aiuta".

Tra i suoi ex compagni di Primavera che ora giocano tra i professionisti, chi potrebbe sorprendere?
"Lapo Deli, all’Empoli, secondo me può ritagliarsi spazio: ha tanta qualità. Penso possa fare bene anche Riccardo Braschi. Per lui l’inizio potrebbe essere un po’ più difficile, ma sono convinto che troverà le sue occasioni".

Si aspettava che Braschi andasse in Svizzera?
"No, assolutamente. Pensavo potesse andare in Serie B, ma in Italia. La Svizzera mi ha sorpreso".

Ha visto di recente dal vivo la nuova Primavera nella finale di Supercoppa. Che impressione le ha fatto?
"È cambiato tanto: i giocatori, l’allenatore e il modo di giocare. Conosco ancora alcuni ragazzi e ho visto una buona squadra. È stata una partita ricca di colpi di scena ed è stato bello rivedere dirigenti, staff e medici. Credo che pian piano troveranno il ritmo e potranno fare una buona stagione".

Ha lavorato a stretto contatto con la prima squadra viola. Da lontano, che idea si è fatto del momento della Fiorentina?
"Mi dispiace, perché da due anni le cose non vanno come tutti vorrebbero. Conosco Vanoli: nella seconda parte della scorsa stagione mi sono allenato spesso con la prima squadra e ho ricevuto diverse convocazioni. Penso che lui e il suo staff siano le persone giuste per aiutare la Fiorentina a uscire da questo periodo".

Che cosa spera di portare con sé da questa esperienza in Serie C, pensando a un futuro ritorno a Firenze?
"Voglio farmi le ossa. Qui ho tutto quello che serve per crescere e devo sfruttarlo se voglio fare questo mestiere. Spero di tornare a Firenze con più esperienza e qualche malizia in più, imparando il più possibile dai giocatori più grandi".