Da bollito a supereroe in una settimana: il "problema" De Gea e la ricerca di un equilibrio che non c'è
Nel circo(lo) mediatico sportivo italiano e nel sottobosco del mondo del calcio i giudizi sono come le effimere, animali che durano poche ore, nascono e muoiono nel giro di una manciata di minuti. Tutto è relativo, anche il tempo, e così è affascinante e grottesco sovrapporre titoli, editoriali e tweet di sette giorni fa (sette) su David De Gea a quelli delle ultime ore. Se un alieno venisse su questo pianeta capirebbe ben poco del nostro concetto di 'coerenza' una volta sfogliati i commenti degli ultimi giorni: perché domenica 18 ottobre David De Gea era un problema per tanti, dopo la prova monstre di San Siro è un eroe della nazione. In mezzo ci sono i fatti, incontrovertibili, e la difficoltà di molti nell'accettare una realtà più complessa della dicotomia "Brodo/bollito-fenomeno", due categorie dello spirito che soprattutto a Firenze sono assolute e intercambiabili. Non stiamo qui a parlare della carriera di De Gea, non avrebbe senso farlo al 2026.
Inter-Fiorentina
Prendiamo in analisi il De Gea attuale, quasi trentaseienne, anche in relazione al De Gea passato, partendo dalla prestazione di ieri. Nove parate (nove), di cui un paio da supereroe, 0.95 xG evitati (in pratica, è come se avesse segnato un gol) per una delle sue migliori performance in Italia. Prima di Inter-Fiorentina era arrivata la difesa secca di Paolo Vanoli, un po' scocciato forse di dover prendere le parti di uno come De Gea dopo le critiche recenti e soprattutto nella situazione in cui si trova la sua squadra, come se una casa andasse a fuoco e uno volesse iniziare a sistemarla cambiando i pomelli delle porte. Quindi ecco, "De Gea non si discute, è il mio capitano", una risposta di cinque secondi, da allenatore e capo branco, ripagata poi dalla prestazione di campo.
La sintesi
La Fiorentina ha perso 'solo' 2-1 grazie allo spagnolo, su questo siamo tutti d'accordo. Come siamo d'accordo anche sulle topiche recenti dell'ex United, l'ultima sul destro a salve di Douvikas una settimana prima: e tutto può rientrare a sistema, perché De Gea è quello di San Siro ma anche quello di Fiorentina-Como, lo è stato per tutta la carriera, chiedete ai tifosi Red Devils o soprattutto a quelli spagnoli. Un portiere che, se in giornata, è quasi un bug per il gioco - sintetizziamo tutto con quello che dicevano i tifosi a Manchester su di lui, che "In certe serate potrebbe salvare anche il Titanic", poi però ci sono giornate no, che tutti hanno, ma che se sei portiere finiscono in compilation online. Sono sempre state di più le giornate sì rispetto a quelle no, anche a Firenze, soltanto che i bassi sono spesso più rumorosi degli alti (accade a un altro 'collega' di caratura mondiale, Gigio Donnarumma). Per questo DDG43 non si è mai iscritto al circolo dei Neuer, Buffon, Courtois. Quindi, in sintesi, il problema di De Gea è l'idea che abbiamo di De Gea, e dei portieri in generale - quello che è successo a Firenze è successo anche a Milano, sponda Inter, con un connazionale dell'estremo difensore viola, Pepo Martinez -, troppo volubile e isterica, poco incentrata sulla complessità del ruolo e di prestazioni che risentono anche e soprattutto dal contesto. Chissà che quando Paolo Vanoli chiama in causa il concetto di equilibrio, non si riferisca anche, in generale, a questo.
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