MICCOLI, UN ADDIO TRA LE POLEMICHE..

26.11.2011 00:51 di Stefano Borgi  articolo letto 3806 volte
© foto di Federico De Luca
MICCOLI, UN ADDIO TRA LE POLEMICHE..

Lo chiamavano il "Romario del Salento", e tutto sommato a Firenze ha lasciato un buon ricordo. Fabrizio Miccoli da Nardò (Lecce) arrivò a Firenze nell'estate del 2004 con la Fiorentina appena promossa in serie A. Faceva parte di un pacchetto di tre juventini (Miccoli appunto, più Maresca in comproprietà ed un giovanissimo Chiellini) che l'allora DG viola Fabrizio Lucchesi aveva concertato con l'amico Luciano Moggi. E fu proprio la cifra esosa di quella comproprietà la causa del divorzio tra Fabrizio Miccoli e la Fiorentina. Peccato, perchè in quella sciagurata annata (ricordate? Era il 2004-2005, quella dei "cattivi pensieri"...) il piccolo attaccante leccese, un condensato di tecnica ed esplosività, fece bene se non benissimo. 35 gettoni in campionato e 12 gol (capocannoniere della squadra) dei quali uno (l'ultimo, il più importante, il più decisivo) si fa ancora ricordare per l'atmosfera che lo accompagnò. Tensione, paura, terrore, di tutto di più. Era l'ultima giornata di quel torneo, la Fiorentina si gioca la salvezza contro il Brescia allenato da Cavasin, arbitra Collina...una garanzia. Il "Franchi" è pieno come un uovo, ma intorno si respira un'aria strana, forse è il fantasma di calciopoli che aleggia, anche se nessuno ancora ne è a conoscienza. Mancano tre minuti alla fine del primo tempo, palla filtrante in area bresciana, si avventa Pazzini, Domizzi anticipato che lo atterra brutalmente: rigore, batte Miccoli.

Piccolo flashback: lo stesso Miccoli aveva calciato e sbagliato un rigore, pochi mesi prima, in un Fiorentina-Roma di coppa Italia. Si era alla lotteria dei rigori e quel palo colpito dal "Romario del Salento" volle dire eliminazione e passaggio del turno ad appannaggio dei giallorossi. Adesso la scena si ripete, con una valenza moltiplicata alla enne, come dimostra il silenzio quasi surreale che si avvertiva in quel momento dentro lo stadio. Miccoli prende la rincorsa, effettua dei piccoli passettini ravvicinati come per coordinare l'abbrivio, e dalla Maratona si leva un urlo... "No, i passettini no..." Tutti mi guardano, me ne vergogno quasi, ma quel grido mi usci spontaneo, memore della stessa rincorsa praticata proprio in quel rigore sbagliato contro la Roma. Passi per una qualificazione mancata in coppa Italia, ma in campionato no! Una retrocessione per colpa di due stupidi, inutili passettini...no, no, e no! E invece Miccoli restò freddo e concentrato, Miccoli non fallì, sublimando così un campionato (da parte sua) certamente buono, che sopperì agli errori di ingenuità di una società (quella del Della Valle) improvvisata, inesperta, per certi versi naif, che durante l'anno si era fatta prendere la mano, cambiando tre allenatori e mettendo così a repentaglio tutta la stagione. Sopratutto grida vendetta il cambio di Mondonico dopo 7 partite, confermato dall'anno prima a furor di popolo, ma che non era mai riuscito a convincere la famiglia Della Valle. Il cambio incise negativamente, vuoi per la perdita di un allenatore esperto, navigato, vuoi per aver promosso un normale preparatore dei portieri (quello che era Sergio Buso) ritagliandogli un ruolo che non faceva per lui. Risultato: salvezza all'ultima giornata, all'ultimo minuto, e la mannaia di calciopoli che si stava per abbattere sul popolo viola. Proprio il giorno che Mondonico si autolicenziò dalla Fiorentina (era il 24 ottobre 2004) Miccoli realizzò una splendida doppietta al Friuli di Udine (la partita finirà 2-2), il secondo gol, addirittura, dopo essersi alzato il pallone al volo di destro ed aver colpito di sinistro sotto la traversa. Miccoli, quell'anno, aveva segnato il primo gol del campionato viola, al Cagliari, alla 2° giornata (2-1 il finale). Miccoli aveva siglato la prima vittoria stagionale in trasferta della Fiorentina in quel di Reggio Calabria (il 27 ottobre 2004). Miccoli aveva fornito l'assist con uno splendido esterno destro per il primo gol in serie A di Christian Riganò (il derby finirà poi 1-1 grazie alla solita rete di Lucarelli). Miccoli aveva lottato fino alla morte quel 6 febbraio 2005, quando il signor Dondarini aveva ridotto la Fiorentina in nove uomini dopo soli 8 minuti, e Fabrizio si era dannato l'anima per tenere in piedi la baracca. Miccoli aveva aperto le marcature a Chievo con una splendida punizione dal limite il giorno dell'esplosione di calciopoli: era la quartultima di campionato e sembra che tutto nacque da lì, da quel 2-1 firmato Miccoli-Bojinov. Miccoli, infine, ebbe la freddezza per realizzare quel rigore, regalando a tutta Firenze un insperata salvezza. Insomma... come abbiamo visto, Fabrizio Miccoli dette l'anima per la Fiorentina, e anche con buoni risultati.

Come mai se ne andò via? Con la Juventus era in comproprietà, la prima parte era stata pagata 7,5 milioni di euro, e l'altra metà costava altrettanto. Lucchesi lo voleva riscattare, ma non fece a tempo: a giugno 2005 subentrò Corvino che azzerò il proprio passato (Miccoli era stato scoperto al Casarano proprio da Pantaleo, a metà degli anni '90), restituì al mittente la triade bianconera, e chi s'è visto s'è visto. Dopo l'addio ci furono aspre polemiche, con Miccoli che accusò Corvino di essersi rimangiata la parola data, e con lo stesso Miccoli che si era esposto dichiarando di non voler tornare alla casa madre Juventus. Ma tant'è... sull'altare del bilancio e delle plusvalenze il nome di Miccoli fu depennato dall'agenda di Corvino. Resterà sempre il rimpianto di un giocatore tutto cuore, tecnico, rapido, con un gran tiro da fuori, buon realizzatore. La sua carriera si dipanerà tra il ritorno alla Juventus (che dopo quelle dichiarazioni lo ripudiò...), poi due anni al Benfica, quindi il Palermo. Oggi Miccoli è il capitano della formazione rosanero, un vero e proprio idolo del "Barbera"... E allora sappia che a Firenze c'è ancora qualcuno che lo rimpiange...