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Alessio Di Petrillo: "La sosta può aver sbloccato il duo Fagioli-Oulai"

Alessio Di Petrillo: "La sosta può aver sbloccato il duo Fagioli-Oulai"FirenzeViola.it
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 14:15Radio FirenzeViola
di Niccolò Santi

L'allenatore, Alessio Di Petrillo, è intervenuto a Radio FirenzeViola nel corso di "Viola amore mio" parlando così della Fiorentina: "Adesso mi sembra che Vanoli stia cercando, non senza fatica, di trovare una quadratura. Credo che il problema principale, pur riconoscendo le qualità di Grosso come allenatore, sia stato trovare gli equilibri giusti in campo e nei ruoli. Mi sembra che Vanoli sia sulla strada giusta".

La Fiorentina ha messo insieme tanta qualità, ma anche molta inesperienza. Quanto può aver pesato questo aspetto?
"La società ha fatto un mercato di investimento anche in prospettiva, quindi è una squadra molto interessante. È chiaro, però, che quando fai questo tipo di politica serve anche pazienza. A Firenze, essendo una piazza molto esigente, forse te ne concedono poca".

La Viola può ancora puntare all'Europa? Può fare una rimonta importante?
"Io penso di sì. Francamente non vedo grandissime cose in giro, a parte Como e Roma, che mi sembrano le realtà più interessanti. Per il resto vedo un calcio abbastanza standard, senza grandissime novità. Credo che la Fiorentina sia in crescita. Anche a centrocampo, se riesce a trovare gli equilibri giusti, può fare bene. Vedo Fagioli in crescita: con l'esperienza in Nazionale può aver acquisito non solo il ruolo di metodista, ma anche quello di mezzala d'inserimento. Questo potrebbe permettergli di convivere con Oulai, che secondo me è un giocatore forte".

Parliamo proprio di Oulai. Come lo collocherebbe nella Fiorentina: in un centrocampo a due o a tre, magari da mezzala?
"Credo che entrambi (Fagioli e Oulai, ndr) possano crescere in maniera esponenziale. Sono talmente giovani che le prospettive sono tante. Non credo che la differenza la faccia giocare a due o a tre, perché ormai nel calcio c'è molta più universalità dei ruoli rispetto al passato. Quando giocavo io, il calciatore aveva una specificità maggiore ed era più vincolato al compito che gli affidava l'allenatore. Oggi, invece, fanno esperienze molto più ampie".

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