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Lucchesi: "Nelle rivoluzioni si può anche sbagliare. Serve tempo"

Lucchesi: "Nelle rivoluzioni si può anche sbagliare. Serve tempo"
Oggi alle 15:30Radio FirenzeViola
di Niccolò Santi

Fabrizio Lucchesi, ex dirigente della Fiorentina, ha parlato a "Palla al centro" su Radio FirenzeViola della rivoluzione di Fabio Paratici: "Mi ricorda la mia Fiorentina del 2003-2004, quando a gennaio cambiammo 15 giocatori... (ride, ndr). No, ho fatto una battuta. In Serie A è molto difficile vedere rivoluzioni di questo tipo. Le rifondazioni, però, sono così e, anzi, devo dire la verità: qualcosa si sbaglia sempre. È meglio sbagliare qualcosa cambiando di più, piuttosto che pensare di cambiare meno e finire comunque per sbagliare. L'intervento radicale, forte, anche dal punto di vista numerico, finanziario e sostanziale, credo sia stata una scelta straordinariamente giusta. Poi qualche errore è inevitabile. Il punto è che sono tutti giocatori nuovi e per diventare una squadra serve necessariamente un po' di tempo".

Ora Paratici dovrà costruire gerarchie molto chiare?
"Non c'è dubbio. A questo punto bisogna affidarsi a scelte molto chiare, anche agli occhi dello spogliatoio. Paratici deve creare un gruppo di giocatori che possa lavorare in maniera continuativa. Fondamentalmente parliamo di 16 giocatori, mentre gli altri verranno inseriti in modo diverso. Quei 16 saranno quelli su cui costruire il gruppo per una stagione senza coppe, cercando di ottenere un rendimento il più possibile lineare". 

Domani contro il Torino arriva subito un'occasione importante?
"È la cosa più complicata, ma già domani si presenta un'occasione che la Fiorentina, sembra brutto dirlo, non può fallire. Anche contro il Frosinone non poteva fallire, ma questa partita arriva dopo tutto quello che è successo sul mercato e rappresenta quasi l'inizio vero e proprio del campionato, che per la Fiorentina può cominciare proprio domani". 

A Firenze serve però anche dare risposte immediate.
"Sì, è chiaro che quello che ho detto prima è un discorso di carattere generale. Se fai una rivoluzione a Firenze è un conto, se la fai in una piccola città è un altro. Firenze è Firenze. Firenze aspetta, comprende, ma ha anche bisogno di risposte, perché è Firenze ed è la Fiorentina. In questo momento la ricerca degli equilibri e delle gerarchie di ruolo avviene soprattutto durante gli allenamenti. In alcuni ruoli ci sono due giocatori che si considerano titolari: uno gioca e l'altro resta fuori. Tutti i nuovi sono arrivati per giocare, non per stare a guardare. Questo è il momento più difficile, ma l'allenatore ha dalla sua parte la forza della società. La società gli ha dato fiducia, perché è stato scelto come allenatore di questa rivoluzione. Ci sarà quindi un lavoro a quattro mani tra l'allenatore e Paratici. Il tecnico, all'interno delle proprie autonomie gestionali, dovrà cercare di tirare fuori il meglio dai giocatori, valutando chi sta meglio, chi è più in forma, gli infortuni e le indisponibilità. Bisogna però iniziare a costruire una squadra e soprattutto a fare punti, perché non c'è niente che dia più fiducia e solidità di qualche risultato positivo".

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