Mercato: può piacere o non piacere, ma nessuno parli di programmazione (please)
La chiaman già rivoluzione, ma intendiamoci subito, al netto dei tredici arrivi sul mercato che sono un dato notevole e non ignorabile, il lavoro compiuto da Paratici potrà piacere o non piacere e difatti ci sono gli arcicontenti e quelli che si tengono su posizioni di più prudente dubbio, anche alla luce delle esperienze degli ultimi anni in cui ai facili entusiasmi del principio sono corrisposte dolorose bruciature della fine.
Ma chiariamo, che piaccia o meno l’opera del guru che porta il nome di Fabio, nessuno venga a dirci che Paratici fa rima con programmazione. Infatti la Fiorentina ha concluso alcune delle operazioni più rilevanti come il cambio dell’ attaccante di riferimento e l’acquisto degli esterni tra gli ultimi giorni di agosto e il 1° di settembre e tralasceremo per carità di patria la risoluzione della posizione di Nzola il cui contratto al Cagliari è stato depositato sul gong con un doppio carpiato all’ultimo tuffo e il tentativo in extremis, rifiutato, per Brozovic.
Eppure Paratici avrebbe avuto tutto il tempo e l’agio per programmare con calma la ricostruzione della Fiorentina.
E’ stato lo stesso Paratici infatti lo scorso 22 agosto in un incontro in Versilia a dichiarare che: ’quando ho preso quella decisione (di venire a Firenze, ndr) la Fiorentina aveva 6 punti dopo 16 partite, tutti pensavano che fossi incosciente, invece sono coraggioso’. Ecco, era quindi il 21 Dicembre 2025 quando Paratici ha deciso di imbarcarsi nella nuova avventura viola, quindi il tempo per programmare la ricostruzione della squadra che s’era salvata per un pelo c’era tutto e anzi di più, eppure il dirigente ha incomprensibilmente atteso l’ultimo momento per chiudere alcune delle operazioni più importanti, un mistero!
A meno che Paratici non avesse programmato ben di più di quanto non si sia raccontato: l’anno scorso Pradè fu aspramente criticato per aver acquistato a 27 milioni una punta di riserva come Piccoli quando alla squadra occorreva un forte centrocampista, ma a ben guardare Paratici ha fatto lo stesso nel mercato appena concluso comprando Pellegrino a 25 quando Kean era ancora nei ranghi viola, a meno che, come ci sembra lecito sospettare, Pellegrino fosse stato acquistato non già come la riserva di Kean, ma come il titolare. Poi fatta la frittata si è pensato di incolpare il solo Kean per la voglia di andarsene: ’Da qui se ne va solo chi vuole andarsene’ (parole e musica di Paratici), infine a giochi fatti si è corsi ai ripari prendendo in tutta fretta un altro attaccante, Beto, che ha caratteristiche più simili a Kean.
Ma il mercato abbondante, frettoloso e non programmato è comunque finito e adesso si vedrà sul campo se la manciata di figurine, alcune sbrilluccicanti invero, si trasformerà o meno in una squadra di calcio (nelle prime due gare non è successo), un gruppo con un’anima. Di sicuro nella fretta Paratici ha pensato più a fare acquisti clamorosi che a costruire un organico pienamente logico e guidato da un allenatore con esperienza e carisma, ha inoltre rinunziato a cuor leggero a calciatori che avevano un peso e ascendente nello spogliatoio, su tutti Gosens e Mandragora. Un azzardo quello del direttore, un azzardo che potrebbe anche andargli bene, ma anche no (non resta che attendere sperando nella buona sorte).
Adesso naturalmente sono in pochi a resistere dal presentare la solita lista della serva con tanti numeri a corredo. Purtroppo non entra in capo nè ai tifosi nè agli addetti ai lavori che i conti veri coi numeri reali si fanno sui bilanci e non sugli specchietti dei giornali o sulle parole in libertà.
Sia chiaro quindi, le cifre date in queste ore sono ricostruzioni giornalistiche, per dare quelle reali occorre aspettare i bilanci e ragionare su quelli, capiamo sia noioso, ma è la regola perchè quei ragionamenti siano credibili. Ma concludendo c’è chi leggendo finora si attende il voto, un numerino di riferimento che rappresenti un giudizio secco sull’operato della Fiorentina in quest’ultimo mercato, come spesso accade c’è gran disparità nei pronunciamenti, ma ci pare che tra il severissimo 4 del quotidiano Libero e voti lusinghieri che risentono dell’euforia, sia più prudente e ragionevole schierarci su un saggio 6 che tiene conto della buona volontà e degli investimenti profusi, ma anche dei limiti che abbiamo elencato, sufficienza quindi, ma con un invito a Paratici: se hai tempo usalo con raziocinio perchè ridursi all’ultimo tuffo è sempre una tentazione che finisce per non pagare, lo si dovrebbe sapere dai tempi della scuola.
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